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| Recensione de 'Il caso italiano -Alle radici del nostro disastro' |
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8/11/2017 | Il libro di Paolo Mieli “Il caso italiano -Alle radici del nostro disastro” di 352 edito dalla Rizzoli libri ed acquistabile al prezzo di 20 euro, si propone di investigare sulle origini del caos italiano guardando a singoli aspetti dei malfunzionamenti del nostro sistema politico per come si è andato costruendo e poi consolidando dal 1861 a oggi. Malfunzionamenti, si sono particolarmente accentuati nel secondo dopoguerra. Prima, però, di addentrarci in questa foresta per provare quantomeno a identificarne alcuni dei tronchi principali, è necessario fare un salto all’indietro di un secolo e mezzo e soffermarci sulla stagione in cui si edificò il nostro Stato un Merito di questo libro è quello di aver tenuto il punto in un contesto interlocutorio e dialogante nei confronti degli storici di opposte scuole e tendenze. Demerito quello di aver lasciato cadere qua e là espressioni eccessivamente dirette, o, per meglio dire, brutali (e talvolta offensive) nei confronti di molti protagonisti del passato risorgimentale. Napoleone che entra in Italia nel 1796 è un «invasore ladro, prepotente e stragista”. I patrioti napoletani del 1799 «furono impiccati perché odiati da tutto il popolo». Gioberti «gettò la maschera» dopo la «parentesi neoguelfa» durante la quale era stato «talmente abile da riuscire a ingannare anche lo stesso papa». Pontefice, Pio IX, al quale vengono imputati,
prima del 1848, “cedimenti alle richieste sovversive”. La spedizione dei Mille e quello che ne seguì è definita «una guerra di conquista effettuata con tradimenti, calunnie, corruzione e stragi da parte di uno solo dei sovrani italiani (Vittorio Emanuele II): il più scaltro e privo di scrupoli, indifferente alla stessa scomunica, sebbene cattolico praticante». I politici della sinistra meridionale furono «avventurieri al seguito dell’eroe dei due mondi che si distinsero per il malcostume»; la destra fu una «squadra al soldo di Cavour che non perdeva occasione per togliere alla gente del Sud ciò che era il suo pane quotidiano”. Ancora: «lottare per far divenire gli italiani protestanti nel XIX secolo, e ciò in nome dell’Unità d’Italia, rappresenta forse la più odiosa ed evidente riprova della colossale ipocrisia dei padri, ideali e politici, della Rivoluzione E si potrebbe contininuare.
In sostanza l’autore di questo libro ripercorre la vita del nostro Paese gli eventi : le co vicende politiche dei primi anni del Regno; la Grande Guerra; il fascismo; politici del dopoguerra come De Gasperi, La Malfa o Nenni; il golpe del generale De Lorenzo o il dirottamento dell’Achille Lauro; che creò panico tra i passeggeri, cronache giudiziarie come quelle del caso Montesi del 1953– che contribuiscono a disegnare un ritratto dell’Italia e della sua politica molto spesso diverso dalla storia ufficiale.
Biagio Gugliotta
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