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| Castelluccio Inf.: “Cunti di Casa" di e con Egidia Bruno |
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24/10/2018 | Una narrazione che parla di cibo, di quel cibo, di quei cibi, protagonisti di ritualità che di anno in anno rischiano di scomparire, di tradizioni che rappresentano e contraddistinguono l’identità di intere comunità, la loro cultura e le loro peculiarità. Di cibi insomma che sono la nostra storia, le nostre radici, la nostra memoria. Sono nata a Latronico, un paese affacciato sul massiccio del Pollino, il versante lucano. E negli anni in cui ho vissuto lì, prima di andarmene al Nord, tra le tante cose, ho imparato a fare la pasta in casa guardando mia madre, mia nonna e le donne del mio paese, aiutandole fin da bambina e ricordando come facevano, una volta emigrata, per poterla fare da sola, senza la loro preziosa “regia”. Ed è facendo i “maccheroni col ferretto” che racconterò di come si preparava, solo fino a qualche decennio fa, quello che è il condimento principe della pasta e cioè “la passata di pomodoro”. Non che adesso la passata di pomodoro, in paesi come il mio, non si prepari più. Ma il “cerimoniale” di cui ho memoria, testimoniava uno spirito di appartenenza alla comunità e al territorio che oggi, mi pare, non esista quasi più. Racconterò di quello che era un vero e proprio rito collettivo che segnava un appuntamento importante nel calendario dei paesi lucani, specie quelli di montagna, dove il pomodoro, è proprio il caso di dirlo, non trova certo “terreno facile”. Una di quelle attività (insieme per esempio alla vendemmia o anche all’uccisione del maiale) che stabiliva dei ruoli precisi all’interno dei gruppi, che scandiva i tempi e i modi della quotidianità e rinsaldava i legami tra le persone. E il tutto era concepito secondo usanze che rispettavano l’ambiente e che vietavano lo spreco (basti pensare che i pomodori venivano passati fino a che la buccia non produceva più succo e a quel punto gli scarti venivano dati in pasto alle galline, una forma questa di riciclo biologico ante-litteram). Obiettivi, questi, che all’epoca erano perseguiti inconsapevolmente e che invece oggi ci appaiono come gli unici possibili. La lingua del racconto è ovviamente una lingua contaminata: il dialetto e l’italiano si mescolano costantemente perché laddove l’italiano può dare vita al ricordo, il dialetto dà corpo alle immagini e alla loro sostanza.
Siete tutti invitati allo spettacolo teatrale "Cunti di casa" di e con Egidia Bruno che si terrà sabato 27 Ottobre alle ore 21,00 nella Sala Multimediale Scolastica di Castelluccio Inferiore.
Parte del ricavato dell'evento organizzato dall'Associazione culturale "Ricomincio da tre", sarà devoluta ad ONSUR CAMPAGNA MONDIALE DI SOSTEGNO AL POPOLO SIRIANO - ITALIA.
L'Associazione Culturale "Ricomincio da tre" di occupa da diverso tempo della diffusione capillare della cultura sul nostro territorio, gestendo anche - a titolo volontario e gratuito- la Biblioteca Comunale.
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