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Recensione:"Come il vento tra i mandorli", un romanzo di Michelle Cohen Corasant

12/01/2018

In questo tempo di paura verso i milioni di profughi che attraversano il Mediterraneo per sfuggire alla guerra e alla fame, il romanzo di Michelle Cohen Carasanti “ Come il vento tra i mandorli” è un libro necessario.
Questo è un libro che parla di israeliani e di palestinesi, fin dall’alba del loro dolore. Ne parla un’israeliana dalla parte della pace, che in quanto a rinunce non porta meno dolore della guerra. Consiglio ai docenti di comprarlo e leggerlo in classe perché con Baba,il padre di Ichmad, il protagonista, insegna che “Non si può vivere di rabbia”.
In 374 pagine, divise in quattro parti: 1955–1966–1974–2009,che si leggono d’un fiato, il palestinese Ichmad racconta la vita della sua famiglia in un villaggio sotto la dominazione di Israele.
E’ una storia cruda, violenta, dura. Ichmad, che è un vero genio in matematica, è costretto a lasciare la scuola perche deve mantenere la famiglia quando il padre viene messo in prigione per 14 anni con l’accusa di terrorismo.
Con il fratello Abbas, che viene buttato giù da un’impalcatura e rimane storpio, si spezza la schiena tutti i giorni e a stento riesce ad assicurare un po’ di cibo per la madre e il resto della famiglia.
Il professore di Ichmad lo spinge a partecipare ad un concorso per vincere una borsa di studio per l’università di Tel Aviv e anche se vestito di stracci e con i sandali cuciti dalla mamma con dei pneumatici vince il primo premio dopo una gara serratissima.
La scienza, lo studio, la ricerca sono la vita di Ichmad che è odiato a morte dal professore di fisica Sharon che fa di tutto per farlo cacciare dall’università.
Ma sarà proprio il professor Sharon che gli spianerà la strada per la carriera universitaria in America e insieme i due vincono il premio Nobel per la fisica.
Con Ichmad il lettore compie il difficile cammino verso la consapevolezza che bisogna crescere con radici profonde come quelle degli ulivi che resistono alle aggressioni e continuano a dare i loro frutti per secoli, perché non bisogna consentire a nessuno di “portarti via l’anima” e con chiunque ci si incontra bisogna “sforzarsi di trovare un interesse comune.”
Questo romanzo ci ricorda che “ Siamo stati noi arabi a inventare lo zero nel 967 a.c. e gli occidentali ci hanno messo fino al tredicesimo secolo per comprenderlo. Abbiamo inventato l’algebra, abbiamo insegnato al mondo come distinguere la trigonometria dall’astronomia.”
E’ un romanzo capace di raccontare la bellezza della cultura araba che vive insieme i momenti importanti della vita dal matrimonio ai funerali. “ Come il vento tra i mandorli “ è un romanzo che ha al centro la forza della famiglia, l’amore di un padre verso i figli, l’amore di una donna per il suo uomo.

La ricerca della pace si nutre del talento e dei sogni di questo ragazzino, che riesce a insegnarci la vita anche dove la vita sembra non potersi più vivere. Il libro è scritto in uno stile giornalistico che non lascia spazio a sentimentalismi e raggiunge sicuramente lo scopo di far riflettere sugli anni che hanno cambiato il corso della storia nel mediterraneo. Più in generale, su come si possa non farsi snaturare dalla violenza se si cede all’amore per la propria gente e, in ultima analisi, per se stessi.

Bella 11 gennaio 2018 Mario Coviello




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