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Case di Comunità ASP Potenza: al via, ma con organici incompiuti

14/07/2026

Le Case di Comunità aprono in provincia senza assunzioni definitive. La provvisorietà del modello si paga in disagio per i lavoratori, rischi per i cittadini e costi per l'azienda.

Giuseppe Costanzo, Segretario Provinciale FIALS Potenza: «Le strutture vanno avanti perché i lavoratori sanno fare bene il loro lavoro, a fronte di una pianificazione insufficiente del sistema.»

Roberta Catalano, Segreteria Aziendale FIALS ASP Potenza: «Chi lavora ogni giorno in queste strutture lo vede da vicino: si viene spostati dalla propria sede, si percorrono chilometri in più su strade che in Basilicata rimangono difficili. E nel frattempo, chi resta nei Distretti si ritrova a coprire i buchi lasciati dagli spostamenti, con meno risorse e più carico di lavoro.»

Le Case di Comunità del PNRR sono operative in provincia di Potenza: la maggior parte delle 11 strutture previste, insieme agli Ospedali di Comunità, ha aperto i battenti. A garantire il funzionamento è il personale ASP spostato dai Distretti e fatto ruotare tra le strutture. Il problema però riguarda pesantemente sia chi viene spostato che chi resta: i Distretti rimangono indeboliti dalle partenze, costretti a operare con organici frammentati e compensare la carenza con straordinari e turni forzati. Il prezzo della transizione verso il nuovo modello viene pagato da tutta la rete territoriale — da chi si muove, da chi resta, e dai cittadini che vedono degradarsi i servizi di base.

Il corso-concorso per gli infermieri di famiglia e di comunità — che prevede una formazione dedicata — ha chiuso le domande il 25 giugno scorso: fino all'esito, il personale viene impiegato temporaneamente nelle nuove strutture.

La provincia di Potenza ha rispettato i cronoprogrammi del PNRR: strutture costruite, allestite e avviate. Le assunzioni definitive, subordinate al completamento della formazione prevista dal corso-concorso, dovevano affiancare le aperture; sono invece ancora in corso. Il DM 77/2022 fissa standard nazionali di personale per le Case di Comunità — team multidisciplinari, continuità operativa — che la maggior parte delle Regioni italiane tarda a coprire. La Basilicata rimane allineata a questa tendenza. Nel frattempo l'avvio è partito lo stesso, affidato al personale già in servizio, in attesa dell'esito del concorso.

Per chi viene spostato questo significa percorrenze quotidiane su sedi diverse dalla propria, in alcuni casi a lunga distanza, su una viabilità che in molte zone della Basilicata rimane critica. Per quelli rimasti nei Distretti, significa affanno crescente: coprire assenze prolungate, gestire carichi di lavoro. A questo si aggiunge il ricorso allo straordinario per coprire i turni nella fase transitoria, in assenza di risorse regionali specificamente dedicate a questo periodo.

Le strutture rispondono ai bisogni di assistenza dei cittadini della provincia, e la FIALS Potenza lo riconosce. Ma la tenuta del sistema si regge oggi sulla disponibilità del personale, in attesa delle assunzioni stabili. La FIALS chiede: attivazione di prestazioni aggiuntive retribuite per la fase transitoria; una tempistica certa per il piano di assunzioni di tutte le figure professionali previste dal DM 77/2022; risorse regionali dedicate a questa fase, a protezione del fondo contrattuale dei lavoratori ASP che viene progressivamente eroso per coprire i turni in straordinario dove risorse dei Distretti risultano insufficienti; un termine alla "mobilità forzata" senza pianificazione, in particolare per le sedi a lunga percorrenza rispetto alla sede distrettuale di appartenenza; una ricognizione urgente dei vuoti organizzativi nei Distretti e un piano di ripianamento delle risorse sottratte.

Giuseppe Costanzo dichiara: «Le Case di Comunità potevano essere un'opportunità per rinnovare i servizi territoriali. Invece la Regione ha scaricato il carico organizzativo sui lavoratori dell'ASP, usati come tappabuchi in attesa di un concorso i cui esiti arriveranno con mesi di ritardo.»

Aggiunge Roberta Catalano: «Le strutture vanno avanti perché i lavoratori sanno fare bene il loro lavoro, a fronte di una pianificazione insufficiente del sistema. Questa provvisorietà, alla lunga, costa di più a tutti — a chi lavora, a chi si cura, e a un'azienda che paga lo straordinario invece di programmare. Vanno riconosciute risorse per turni in prestazione aggiuntiva da parte della Regione, senza svuotare i Distretti e senza erodere il fondo contrattuale dell'ASP di Potenza invece di scaricarne il peso sui lavoratori.»



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