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Michela Marino nuova segretaria Sunia Potenza della Cgil

26/06/2026

Michela Marino è la nuova segretaria del Sunia di Potenza, il Sindacato unitario nazionale inquilini ed assegnatari della Cgil. L'elezione è avvenuta oggi a Potenza alla presenza del segretario generale della Cgil di Potenza, Vincenzo Esposito e di Nicola Zambetti, segretario nazionale Sunia.

"È per me motivo di emozione e di profondo senso di responsabilità in qualità di segretaria generale del Sunia di Potenza e provincia - ha detto Michela Marino - potermi occupare di un tema che riguarda da vicino tutta la nostra comunità: la casa. La casa non è fatta soltanto di mattoni e cemento.
La casa è la base della dignità umana, il luogo sicuro entro cui una persona progetta il proprio futuro, costruisce la propria famiglia e si sente parte integrante di una società civile.
I numeri dell'ultimo bando Erp del Comune di Potenza, ci consegnano una fotografia che non possiamo ignorare - ha aggiunto - Parliamo di ben 829 istanze complessive. Dietro ciascuno di questi numeri c'è una storia, una difficoltà, un'attesa. Di queste domande 195 provengono dal quartiere di Bucaletto, una percentuale significativa che testimonia quanto quella ferita storica continui ancora oggi a pesare sul presente. Le abitazioni attualmente in fase di realizzazione e destinate a Bucaletto saranno 115. Si tratta certamente di un intervento importante - ha sottolineato - ma non ancora sufficiente. Ciò significa che numerose famiglie continueranno a vivere in prefabbricati che non presentano più condizioni igienico sanitari adeguate a garantire una vita dignitosa. Allo stesso tempo oltre 600 domande provenienti dal resto della città continueranno a rappresentare un bisogno abitativo in attesa di risposta. Di fronte a questi numeri abbiamo due possibilità: continuare a rincorrere le emergenze,
oppure avere il coraggio di programmare il futuro.

Come Sunia - ha sottolineato Marino -crediamo che sia arrivato il momento di compiere questo salto di qualità. Per questo rivolgo un appello alle istituzioni, al sindaco di Potenza Vincenzo Telesca, alla Regione Basilicata. È necessario dotarsi di una visione e di una programmazione pluriennale. Dobbiamo sapere quale sarà la politica abitativa di Potenza e della Basilicata nei prossimi 10,15, 20 anni. Per questo chiediamo all'amministrazione comunale di farsi promotrice di una progettazione ampia, coraggiosa e lungimirante, capace di perseguire due obiettivi fondamentali.
Il primo è completare definitivamente il percorso di rigenerazione urbana di Bucaletto restituendo piena dignità al quartiere e alle famiglie che da troppo tempo attendono una risposta definitiva.
Il secondo è ampliare e valorizzare il patrimonio abitativo pubblico dell'intera città, affinché nessuno venga lasciato indietro e il diritto alla casa possa trovare una risposta concreta.
Con questo spirito propositivo, auspico che tutte le istituzioni, le organizzazioni sociali e le forze politiche sappiano contribuire alla costruzione di un progetto condiviso concreto e duraturo.
Perché il diritto alla casa - ha concluso -non può essere soltanto un principio da affermare ma deve diventare una risposta reale alle attese, alle aspettative e alla dignità delle persone".

All'incontro che si è svolto successivamente all'elezione sono intervenuti anche Giovanna Galeone, segretaria Spi Cgil di Potenza; Vincenzo Telesca, sindaco di Potenza;
Pina De Cristofaro, segretaria generale Fillea Cgil Potenza e Piero Lacorazza, consigliere regionale Basilicata.

Lo Spi Cgil di Potenza ha rilanciato la proposta già avanzata al governo regionale sulla domiciliarità e il co-housing sociale, sostenendo "la necessità di promuovere nuove forme dell’abitare che consentano alle persone anziane di mantenere autonomia, relazioni sociali e accesso ai servizi. Il co-housing per lo Spi Cgil rappresenta una risposta innovativa contro la solitudine, l’isolamento e la fragilità sociale e può diventare uno strumento importante soprattutto nelle aree interne della Basilicata, dove l’invecchiamento della popolazione e lo spopolamento stanno assumendo dimensioni sempre più preoccupanti. La proposta dello Spi Cgil ha trovato poi istanza negli emendamenti presentati e approvati in Consiglio regionale al disegno di Legge 60 del 2025 relativo all'edilizia residenziale pubblica e presentati dal consigliere regionale Piero Lacorazza (Pd)".

Da Esposito e Zambetti, infine, una forte critica al Piano Casa varato dal Governo Meloni, "lontano - hanno detto - dall’affrontare la grave crisi abitativa, di fatto riproponendo un quadro carente di obiettivi senza considerare le urgenti priorità basate sui fabbisogni reali, soprattutto in relazione alle fasce in condizione di maggiore precarietà".

Nello specifico a Potenza città sono 1109 gli alloggi popolari, ritenuti insufficienti rispetto alla domanda. All’ultimo bando indetto dal Comune di Potenza hanno partecipato 829 famiglie, a fronte di 391 alloggi Ater non occupati. Il caro fitti nel capoluogo di regione incide per il 58% sul salario già basso. In generale in Basilicata risultano 36,2% di alloggi non occupati, contro una media nazionale del 32%, frutto del forte spopolamento, specie nelle aree interne e nei piccoli comuni.

In questo quadro per il Sunia e la Cgil “il Piano Casa risulta del tutto inadeguato e insufficiente. Manca una previsione di stanziamenti adeguati al fondo di sostegno all’affitto e per la morosità incolpevole, il primo privo di risorse da tre anni, necessari per affrontare l’emergenza e prevenire nuovi sfratti. Desta forti perplessità il crescente ruolo attribuito ai soggetti privati per la realizzazione di alloggi a costi accessibili, che senza una precisa regia pubblica rischia di orientare gli interventi secondo logiche esclusivamente legate al mercato, anche speculativo, e a favore della rendita immobiliare. Le risorse per costruire case saranno fondi immobiliari privati con la partecipazione della cassa deposito e credito che dovranno realizzare alloggi da vendere o affittare ad un prezzo di mercato ridotto del 30%. Ma in una regione come la Basilicata, dove i salari non superano in media 1200 euro al mese, i lavoratori precari, i giovani, i genitori separati, i pensionati che non hanno la capienza necessaria non riusciranno ad accedere ad un mutuo trentennale o a pagare il canone di mercato ridotto del 30%".

In definitiva il Piano Casa “nasconde la svendita del patrimonio di edilizia pubblica, l’apertura alla rendita immobiliare senza misure che mettano al riparo dai rischi della speculazione e la definitiva abdicazione dello Stato al proprio ruolo di garanzia dei diritti sociali, scaricando sul mercato immobiliare e soprattutto sui grandi operatori privati il problema del disagio abitativo”. Per Cgil e Sunia “il diritto alla casa necessita di un forte intervento pubblico. Non si può delegare al solo mercato privato: serve una politica sociale e industriale sulla casa che nel Piano non si ravvisa. È necessario rilanciare una politica che garantisca sia il diritto alla casa che l’inclusione e la coesione sociale, proponendo regole di sostenibilità in termini di qualità e costi, e garantendo il benessere delle persone e delle comunità, identificando interventi che mirino a soddisfare le esigenze ambientali, contrastando provvedimenti che favoriscono interessi speculativi e alimentano ulteriori squilibri nel mercato immobiliare. Occorre una politica che agisca sia a livello centrale che locale con una strategia complessiva per affrontare i nodi del disagio abitativo con determinazione e con risorse adeguate, considerando la casa come una infrastruttura sociale indispensabile, potenziando e progettando soluzioni da inserire in più ampi processi di rigenerazione urbana”.


In foto da sinistra Nicola Zambetti e Michela Marino



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