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La voce della Politica
| Centro studi Cisl: «Meno trasporti uguale più poveri» |
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21/05/2026 | La Basilicata è tra le regioni con il più basso rapporto posti-km/abitante: terz’ultima con 1.135 posti-km/abitante contro i 4.623 della media nazionale. Un dato che è addirittura in peggioramento, tanto che difficilmente la Basilicata raggiungerà il corrispondente obiettivo dell’Agenda 2030. È quanto rivela il centro studi della Cisl Basilicata nell’ultimo numero del report Congiunture (1/2026), curato da Luana Franchini, che riprende i dati del Rapporto Asvis 2025 e del 1° Green Paper sulla povertà dei trasporti in Italia per evidenziare come la povertà dei trasporti rappresenti una precondizione della povertà di opportunità per i cittadini e le cittadine lucane. Nel report si evidenzia anche che la Basilicata è la terza regione (insieme a Sardegna e Sicilia) per quota di famiglie con bassa capacità di spesa ed alta spesa per i trasporti (10%), con una media italiana del 6 per cento. Due le facce della povertà dei trasporti: l’impossibilità di sostenere i costi della mobilità pubblica o privata, alla quale si aggiunge l’assenza o scarsità di servizi di trasporto nel territorio di residenza.
«La Basilicata, per caratteristiche demografiche, orografiche e infrastrutturali – spiega la responsabile del centro studi e segretaria regionale della Cisl Franchini – si colloca tra le regioni più esposte a entrambe le dimensioni. I fattori strutturali che determinano la povertà di mobilità in Basilicata sono: una popolazione ridotta e dispersa, circa 545.000 abitanti distribuiti su 131 comuni, molti dei quali classificati come aree interne o montane; una densità abitativa tra le più basse d'Italia, 53 abitanti per Kmq, fattore che condiziona fortemente la sostenibilità economica di linee di trasporto pubblico e non solo; una rete ferroviaria marginale: gran parte del territorio è servita da linee a binario unico, bassa frequenza e tempi di percorrenza elevati; una forte dipendenza dall'auto privata, con circa 743 autovetture ogni 1.000 abitanti nel 2023, perché la carenza di alternative alla mobilità costringe le famiglie a possedere e mantenere veicoli anche quando il reddito è modesto, perché senza auto gli sarebbe impossibile muoversi».
Secondo Franchini «è molto importante identificare ed intervenire sulla povertà dei trasporti in Basilicata perché questo consentirebbe di intervenire indirettamente su tutte le altre forme di povertà e di deprivazione, significherebbe aggredire la povertà alla radice prima che produca effetti manifesti, perché ad esempio la difficoltà di pendolarismo verso gli insediamenti produttivi, determina una rinuncia a opportunità occupazionali fuori dal proprio comune». Di qui l’urgenza, secondo la segretaria della Cisl, di «istituire un tavolo regionale permanente sulla povertà dei trasporti, con la partecipazione di enti locali, associazioni di utenti, sindacati, operatori sociali per costruire un indice regionale di povertà dei trasporti a livello comunale, incrociando dati Isee, offerta di trasporto pubblico locale, appartenenza alla Strategia nazionale delle aree interne, e misura della distanza dai servizi essenziali. Questo indice potrebbe diventare un indicatore predittivo della povertà economica, educativa, sanitaria».
«Il tema dell'accesso alla rete dei trasporti – commenta il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo – non è solo una questione di logistica o di infrastrutture di mobilità, ma rappresenta un pilastro fondamentale per l'esercizio dei diritti civili e sociali garantiti dalla Costituzione Italiana, l'accesso alla rete dei trasporti è la condizione materiale attraverso cui la democrazia si manifesta. Un Paese connesso è un Paese dove la distanza geografica non si trasforma in distanza sociale, investire nelle infrastrutture e nel trasporto pubblico significa, in ultima analisi, dare attuazione pratica all’idea di dignità e libertà scritta dai nostri padri costituenti. La Basilicata deve essere agganciata, con infrastrutture e collegamenti adeguati, ai grandi nodi dell’alta velocità delle regioni limitrofe, potenziando i collegamenti rapidi con Battipaglia, Salerno e Napoli, integrandosi con il sistema dei trasporti della Campania, verso la Puglia rendendo velocemente accessibile l'interscambio con Bari e Taranto, ed anche verso la Calabria migliorando qualitativamente e quantitativamente l’accesso alla dorsale jonica per connettere agilmente l’area Sud della Basilicata al corridoio ferroviario della Calabria che negli ultimi anni è stato notevolmente migliorato e potenziato».
Altro tema caldo è quello dei collegamenti interni alla regione: «Il trasporto su autobus – continua Cavallo – rappresenta il pilastro della mobilità pubblica per la maggior parte dei 131 comuni lucani, molti dei quali situati in aree interne a bassa densità abitativa, l’affidabilità delle corse nelle zone montane è spesso minata da una rete stradale fragile a causa del dissesto idrogeologico, e della scarsa manutenzione, inoltre la bassa domanda in termini numerici in alcune aree interne rende difficile mantenere l'equilibrio economico dei servizi senza sostanziosi sussidi pubblici. È questo il motivo che ci spinge a pensare che per i collegamenti
interni alla nostra regione sia necessario pensare sempre di più a mezzi di trasporto più piccoli e attraverso l’utilizzo dell’AI, della geolocalizzazione orientarsi verso un sistema di trasporto a chiamata. È necessario che il sistema dei trasporti ed il più ampio sistema della mobilità in Basilicata si addentri nell’ ottica della sperimentazione e dell’innovazione in una visione di Basilicata regione cerniera e non regione remota».
Una possibile soluzione per la riorganizzazione del trasporto su gomma è quella sostenuta dalla Fit Cisl. Secondo il segretario generale Sebastiano Colucci «il trasporto pubblico locale su gomma versa oggi in una condizione di frammentazione non più sostenibile ed è perciò necessario un vero e proprio Piano Marshall della mobilità, ovvero un piano di investimenti massiccio e strategico che metta al centro l'utente e il territorio. Questo piano non deve dimenticare nessuno, garantendo che ogni piccola comunità periferica, ogni borgo isolato e ogni frazione sia interconnessa in una rete capillare, integrata e soprattutto semplice da fruire, dove l'intermodalità diventi finalmente la norma e non l'eccezione. Come da sempre sostenuto e fermamente richiesto dalla Fit-Cisl e dalla Cisl, la chiave per sbloccare questa transizione è l'istituzione di un bacino unico regionale gestito da un unico operatore, poiché la parcellizzazione delle linee e la proliferazione di micro-aziende hanno prodotto soltanto inefficienze, disservizi e profonde ingiustizie sociali. Risulta inaccettabile e paradossale che si debba ancora assistere a una discriminazione incomprensibile tra lavoratori di serie A e lavoratori di serie B, specialmente per chi svolge lo stesso mestiere garantendo la mobilità dei cittadini in condizioni ambientali e logistiche spesso complesse».
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