La strada è stata riaperta da anni, l'emergenza (si spera) è finita anche perchè nel frattempo sono stati effettuati ulteriori interventi da Anas, ma la vicenda amministrativa e finanziaria legata alla frana del Viadotto Fortunato, sulla Statale Sinnica nel territorio di Senise (a pochi metri dallo sbarramento della diga di Monte Cotugno, resta ancora incredibilmente aperta. Almeno da un punto di vista economico. A quasi sette anni dall'evento che nel 2019 paralizzò la Statale 653 Sinnica al Comune di Senise non sono stati erogati i fondi regionali e, da parte sua, l'impresa che eseguì i lavori urgenti di messa in sicurezza non è stata ancora pagata e ha deciso di rivolgersi ad un legale per ottenere quanto dovuto. Era l'11 febbraio 2019 quando, a seguito delle abbondanti precipitazioni che avevano interessato l'area nelle settimane precedenti, una vasta frana interessò il versante di Serra della Pietra, nei pressi del Viadotto Fortunato e dell'invaso di Monte Cotugno. Una consistente massa di terreno scivolò verso la carreggiata della Sinnica, provocando la chiusura di un tratto di uno dei collegamenti più importanti della Basilicata. Anas, competente sulla strada statale, dispose l'interdizione al traffico del tratto interessato.
Per settimane cittadini, imprese, pendolari e autotrasportatori furono costretti a percorsi alternativi più lunghi. La protesta montò rapidamente. Nacque persino un comitato civico che chiedeva risposte e tempi certi per la riapertura dell'arteria. Interventi veloci si chiedevano non solo per la prioritaria riapertura del tratto ma anche per evitare che il terreno che continuava a scivolare sollecitasse ulteriormente i piloni del viadotto. Nei mesi successivi si susseguirono sopralluoghi, incontri tecnici e riunioni istituzionali. Attorno a quel tavolo sedevano Anas, Regione Basilicata, Protezione Civile, Prefettura e Comune di Senise.
Proprio da quelle interlocuzioni emerse una scelta condivisa: pur non essendo il soggetto competente sulla statale e pur non essendo proprietario dell'infrastruttura, il Comune di Senise accettò di intervenire direttamente per accelerare la soluzione del problema. Una decisione assunta, come emerge dagli atti, in stretto raccordo con la Regione Basilicata che, come si legge in una delle missive interlocutorie, si impegnava a reperire i fondi. Fu infatti la stessa Regione a chiedere formalmente al Comune di procedere con le opere di riprofilatura del pendio e di sistemazione dell'area franata per consentire ad Anas di riaprire il prima possibile la Sinnica. In altre parole, il Comune si fece carico di un intervento che non rientrava nelle proprie competenze dirette, assumendosi responsabilità operative per rispondere ad un'emergenza che stava mettendo in ginocchio il territorio. I lavori furono affidati ad un'impresa locale che eseguì le opere richieste. Grazie a quegli interventi fu possibile ripristinare le condizioni necessarie per la riapertura dell'arteria e superare una delle fasi più critiche dell'emergenza. Oggi però, a distanza di quasi sette anni, emerge il paradosso.
L'impresa che ha effettuato i lavori non ha ancora ricevuto il pagamento delle somme spettanti e, comprensibilmente, ha deciso di far valere le proprie ragioni attraverso un legale. Una richiesta che appare del tutto legittima per chi ha eseguito opere richieste dalle istituzioni e concluse da anni. La richiesta, però, arriva direttamente all'indirizzo del responsabile dell'ufficio tecnico e non a quello dell'ente comunale. Insomma, una richiesta ''a titolo personale'' e non direttamente all'ente. Il tecnico, nella risposta alla diffida, ricostruisce l'intera vicenda amministrativa e ribadisce di aver agito sulla base delle indicazioni ricevute dalla Regione Basilicata e già nel maggio del 2019 il Commissario Straordinario (che all'epoca guidava il Comune di Senise) ed il responsabile del Settore Tecnico con una nota congiunta avevano formalmente richiesto alla Regione Basilicata di procedere al preventivo pre-impegno delle somme necessarie, ''proprio al fine di garantire il tempestivo trasferimento delle risorse finanziarie occorrenti''.
È proprio questo il punto che oggi alimenta interrogativi e malumori. Se il territorio è riuscito a superare quell'emergenza grazie ad una collaborazione istituzionale che vide il Comune intervenire oltre le proprie competenze ordinarie, resta difficile comprendere come, a quasi sette anni di distanza, la partita economica non sia stata ancora chiusa.
Una vicenda che rischia di trasformare una storia di collaborazione tra enti e di risposta ad una crisi infrastrutturale in un contenzioso che nessuno avrebbe immaginato di ritrovare ancora aperto nel 2026. La Sinnica è tornata da tempo alla normalità. Il conto di quella emergenza, invece, sembra essere ancora fermo al 2019.
foto del 2019
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