“Tra la notte del 29 e del 30 aprile, mentre navigavamo a una distanza tra le 50 e le 60 miglia dalle acque territoriali greche, abbiamo avvistato fuochi a paracadute a luce rossa e successivamente segnali manuali dello stesso tipo.
Il coordinamento ci ha informato della presenza di una fregata, inizialmente non identificabile. Poco dopo si sono identificati come forze israeliane”. Così il racconto all’ANSA di Dario Depalma, attivista di Bernalda, presente su una delle sessanta imbarcazioni che compongono la Global Sumud Flotilla.
“C’è stata – specifica – un’interferenza sui canali VHF, compreso quello internazionale per le emergenze in mare, e non è stato possibile contattare la guardia costiera greca. Successivamente è avvenuto il primo intercetto ufficiale della nave madre e dell’unità a vela Eros. L’operazione è proseguita con l’intervento di 22 imbarcazioni: su 21 di queste sono saliti a bordo i militari, sequestrando gli equipaggi, immobilizzandoli con fascette ai polsi e trasferendoli con gommoni su una nave militare. Sull’ultima imbarcazione sono saliti, hanno sabotato il motore e lasciato l’equipaggio a bordo, alla deriva. Se non fossimo intervenuti noi, quella barca sarebbe stata in grave difficoltà. La sera del 30 abbiamo ricevuto conferma che gli attivisti sono stati liberati a Creta”. Nel suo racconto anche un passaggio personale: “Conoscevo molti di quelli sequestrati: vederli e non poter fare nulla è stato davvero difficile. Un gommone è arrivato a circa 30 metri da noi, visibile alla luce della luna, ma ha poi deviato la rotta senza motivo apparente”. Depalma ribadisce infine la natura della missione: “Il nostro è un obiettivo umanitario. Sulla mia imbarcazione ci sono 450 kg di aiuti. Non trasportiamo armi, ma beni di prima necessità”.