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CallMat, Napoli: ''Urso apre una prospettiva. Ora la sfida è trasformare il tempo conquistato in futuro''

21/10/2026

"La disponibilità di TIM ad assegnare nuovi volumi di attività a CallMat rappresenta un risultato significativo dell’iniziativa del ministro Adolfo Urso. Un risultato che va riconosciuto, perché restituisce una prospettiva a circa 350 lavoratori e alle loro famiglie, dopo mesi di comprensibile preoccupazione.

Ma c’è una considerazione che sento il dovere di fare, con la chiarezza che queste vicende richiedono: aver scongiurato, almeno nell’immediato, il rischio dei licenziamenti è importante. Aver messo definitivamente al sicuro il lavoro sarebbe un’altra cosa. Ed è questo il traguardo da perseguire.

Non possiamo continuare a considerare una proroga come la soluzione di una crisi. Perché, quando quella proroga scade, il problema torna a presentarsi, spesso ancora più grave.

La buona politica non si limita a guadagnare tempo. Sa utilizzare quel tempo per costruire soluzioni.

È su questo terreno che oggi siamo chiamati a misurare la nostra capacità di governo.

La vertenza CallMat, infatti, pone una questione che va ben oltre i confini di Matera.

Ci interroga sul modello di sviluppo che intendiamo costruire in Basilicata, sulla capacità del nostro sistema produttivo di affrontare le trasformazioni tecnologiche e, soprattutto, sulla possibilità di offrire alle persone non soltanto un’occupazione, ma una prospettiva di vita.

L’intelligenza artificiale, l’automazione e la digitalizzazione stanno cambiando profondamente il mondo dei servizi. Sarebbe illusorio pensare di fermare questi processi. Ma sarebbe altrettanto sbagliato considerarli una giustificazione inevitabile per la perdita di posti di lavoro.

Il progresso tecnologico deve cambiare il modo in cui lavoriamo, non condannare chi lavora a diventare superfluo.

Questa è la sfida di una politica industriale moderna: accompagnare le imprese nell’innovazione e, contemporaneamente, mettere i lavoratori nelle condizioni di affrontarla.

Per questo ritengo che la disponibilità di TIM debba rappresentare il punto di partenza di un percorso più ambizioso.

Occorrono impegni verificabili sulla consistenza e sulla durata delle nuove attività, un programma effettivo di rientro dalla cassa integrazione e, soprattutto, un progetto industriale che riduca la dipendenza da un’unica committenza, diversificando i servizi e valorizzando le competenze già presenti sul territorio.

In questo quadro, il tavolo regionale annunciato dal presidente Bardi assume un significato preciso: trasformare l’interlocuzione istituzionale in decisioni, responsabilità e tempi certi.

Anche le risorse pubbliche già programmate dalla Regione per accompagnare la riconversione devono essere valutate alla luce dei risultati concretamente raggiunti. Ciò che funziona va rafforzato; ciò che incontra difficoltà deve essere corretto.

Perché stanziare risorse è un atto importante. Trasformarle in lavoro stabile è il risultato che conta.

E non è una distinzione di poco conto.

Una Regione come la Basilicata, che affronta il calo demografico, l’emigrazione dei giovani e la fragilità di una parte del proprio tessuto produttivo, non può permettersi una politica industriale costruita soltanto intorno alla gestione delle emergenze.

Deve imparare ad anticiparle.

Dobbiamo passare dalla difesa del singolo posto di lavoro, pur necessaria, alla costruzione delle condizioni economiche e produttive che rendano quel posto di lavoro sostenibile nel tempo.

Significa attrarre investimenti, far crescere le imprese esistenti, sostenere la formazione e creare nuove attività nei servizi digitali avanzati, anche attraverso una collaborazione efficace tra sistema produttivo e pubblica amministrazione.

Non si tratta di promettere che tutto resterà com’è. Si tratta di governare il cambiamento, senza lasciare che siano sempre i lavoratori e le loro famiglie a pagarne il prezzo.

Il confronto nazionale sul settore dei call center, convocato dai ministri Urso e Calderone per il prossimo 12 novembre, può diventare un’occasione importante per affrontare questa trasformazione con strumenti adeguati e una visione di lungo periodo.

Da parte nostra, come maggioranza che governa la Basilicata, dobbiamo assumerci fino in fondo una responsabilità: accompagnare il lavoro del Governo nazionale con una strategia regionale capace di produrre risultati misurabili.

Senza rivendicare vittorie premature. Senza nascondere le difficoltà. E senza cedere alla tentazione di trasformare ogni vertenza in una contesa politica.

Perché quando una famiglia teme di perdere il proprio reddito, non cerca dichiarazioni rassicuranti. Cerca certezze sulle quali costruire il proprio domani.

Una terra non perde soltanto un posto di lavoro quando un’impresa chiude o ridimensiona le proprie attività. Perde reddito, competenze, fiducia. E spesso perde anche le persone che decidono di cercare altrove il proprio futuro.

È questa la ragione per cui la vertenza CallMat deve riguardarci tutti.

Oggi il ministro Urso ha contribuito ad aprire una prospettiva importante. Ora spetta alle istituzioni, alle imprese e alle parti sociali trasformarla in una soluzione duratura.

Perché governare non significa soltanto impedire che il presente peggiori. Significa creare le condizioni perché il futuro sia migliore.

Ed è su questa capacità, prima ancora che sulle dichiarazioni, che una classe dirigente deve avere il coraggio di farsi giudicare".

Michele Napoli
Capogruppo Fratelli d’Italia
Consiglio regionale della Basilicata



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