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Digilio: ''Caro-prezzi, è la priorità delle priorità. La spesa alimentare è diventata un lusso''

20/10/2026

L’ex senatore: «A Potenza un chilo di rape arriva a costare 4 euro. Se protestano anche gli studenti del Liceo Classico, tradizionalmente frequentato dai figli del ceto medio, significa che il disagio economico attraversa ormai tutte le fasce sociali»

Il caro-prezzi è la priorità delle priorità. Non si può continuare a considerarlo un problema secondario mentre le famiglie perdono progressivamente potere d’acquisto, gli stipendi restano indietro e fare la spesa diventa sempre più difficile. A Potenza un chilo di rape arriva oggi a costare fino a 4 euro. Un prezzo che, da solo, rende l’idea di quanto il costo della vita stia incidendo sulle tasche dei cittadini.

A richiamare l’attenzione sull’emergenza è Egidio Digilio, già senatore, che invita a leggere il disagio sociale oltre le statistiche generali sull’inflazione. «Se anche gli studenti del Liceo Classico di Potenza, da sempre considerato un istituto frequentato soprattutto dai figli del ceto medio, protestano contro il carovita, ci sarà pure un motivo. È un segnale che non può essere ignorato: la difficoltà di arrivare alla fine del mese non riguarda più soltanto le famiglie economicamente fragili, ma investe una platea sempre più ampia di cittadini».

I numeri confermano la portata del problema. Da gennaio 2021, secondo i dati richiamati da Digilio, i prezzi di pomodori, zucchine, melanzane e peperoni sono aumentati complessivamente del 56,8%; quelli di fagiolini, piselli e altri legumi freschi del 44,8%, mentre le uova hanno registrato un rincaro del 44,2%. Aumenti che si riflettono direttamente sui bilanci familiari e che diventano ancora più pesanti quando si sommano alle spese per carburanti, energia, mutui e affitti.

«Il punto – sottolinea Digilio – è che non basta guardare all’ultimo dato mensile dell’inflazione per capire quanto sia cambiata la vita delle persone. Bisogna considerare gli aumenti accumulati negli ultimi anni. Anche quando il ritmo dei rincari rallenta, i prezzi non tornano automaticamente ai livelli precedenti. Le famiglie continuano a pagare beni e servizi molto più cari, mentre i redditi non hanno recuperato in misura adeguata il potere d’acquisto perduto».

La spesa alimentare rappresenta uno degli aspetti più evidenti di questa emergenza. Per chi dispone di un reddito limitato, acquistare generi di prima necessità assorbe una quota consistente delle entrate mensili. Per questo l’inflazione non colpisce tutti allo stesso modo: pesa maggiormente su pensionati, lavoratori con salari bassi, famiglie numerose e giovani che cercano di conquistare la propria autonomia economica.

«Quando aumentano contemporaneamente alimentari, bollette, benzina e affitti – osserva l’ex senatore – non siamo di fronte a un semplice problema statistico. Siamo davanti a una riduzione concreta della qualità della vita. Si rinuncia a qualcosa, si riducono gli acquisti, si rimandano spese necessarie. E chi ha meno risorse è costretto a fare sacrifici sempre più pesanti».

Le tensioni internazionali, le guerre e l’instabilità dei mercati energetici contribuiscono ad alimentare i costi di produzione e di trasporto, con conseguenze che arrivano fino ai banchi dei mercati e agli scaffali dei supermercati. Ma, secondo Digilio, la dimensione internazionale della crisi non può diventare un alibi per rinviare le risposte sul piano nazionale e territoriale.

«Le cause sono complesse, ma gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Occorrono interventi concreti per difendere il potere d’acquisto, sostenere i redditi più esposti e contrastare le speculazioni, laddove accertate. Bisogna inoltre monitorare l’andamento dei prezzi dei beni essenziali e verificare che gli aumenti dei costi non si traducano in rincari ingiustificati lungo la filiera».

Il tema riguarda anche la Basilicata, dove il costo della vita si intreccia con salari medi contenuti, precarietà occupazionale, spopolamento e difficoltà di accesso ai servizi. Per molte famiglie lucane, soprattutto nei piccoli centri, il problema non è soltanto quanto costino i prodotti, ma anche quanto incidano gli spostamenti necessari per raggiungere luoghi di lavoro, scuole, ospedali e servizi.

«Il carovita – conclude Digilio – deve tornare al centro dell’agenda politica. Non possiamo limitarci a commentare le proteste o a condannare le degenerazioni violente, che restano inaccettabili. Occorre comprendere le ragioni del malessere e affrontarle con misure efficaci. Quando una famiglia deve scegliere cosa mettere nel carrello, quando un giovane non riesce a sostenere le spese per studiare e quando anche il ceto medio avverte il peso di una progressiva perdita di sicurezza economica, il problema è ormai strutturale. E non può più essere rinviato».



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