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La voce della Politica
| Minoranza Cersosimo su sanità territoriale:''le scelte non possono passare sopra la testa dei cittadini'' |
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16/10/2026 | La riorganizzazione della sanità lucana continua a far discutere e, soprattutto, a preoccupare i cittadini dei nostri territori. Da mesi si parla di PAT, AFT, Case della Comunità, Ospedali di Comunità, hub e spoke. Sigle e nuovi modelli organizzativi che dovrebbero indicare un miglioramento dell’assistenza, ma che spesso finiscono per creare confusione, lasciando senza risposta le domande più semplici: dove troveremo un medico quando ne avremo bisogno? Quali servizi resteranno nei nostri comuni? E quali garanzie avremo per il futuro?Sono queste le questioni dalle quali bisognerebbe partire, prima ancora di discutere di accordi, riorganizzazioni e nuove strutture. La rimodulazione del servizio di Continuità Assistenziale, la vecchia Guardia Medica, rappresenta oggi uno dei temi più delicati. Le ipotesi di accorpamento, di spostamento delle sedi e di modifica dei turni, anche a giorni alterni, destano comprensibili preoccupazioni. Occorre sapere con precisione quali comuni saranno interessati, cosa cambierà rispetto a oggi e, soprattutto, se i nuovi servizi garantiranno davvero un’assistenza migliore. Nei piccoli centri della Basilicata, già segnati dallo spopolamento, dall’invecchiamento della popolazione e da collegamenti spesso difficili, la Guardia Medica non è un semplice presidio da spostare sulla carta. È un punto di riferimento essenziale, soprattutto per gli anziani, per le persone fragili e per quelle famiglie che vivono in comuni dove anche la presenza del medico di medicina generale non è sempre garantita. Non possiamo parlare di rafforzamento della sanità territoriale se poi, nei fatti, per ricevere assistenza bisognerà percorrere più chilometri o fare i conti con una presenza sanitaria ridotta. L’efficienza organizzativa è importante, ma non può diventare l’unico criterio con cui si decidono i servizi destinati alle comunità. E non si può continuare a chiedere sacrifici proprio a quei territori che da anni pagano il prezzo più alto in termini di servizi, infrastrutture e opportunità. C’è poi una questione che riguarda direttamente il modo in cui queste decisioni vengono affrontate. I sindaci hanno certamente il compito e la responsabilità di rappresentare i propri comuni nei rapporti con la Regione, le aziende sanitarie e i Distretti. Nessuno intende mettere in discussione questo ruolo. Ma proprio perché rappresentano l’intera comunità, riteniamo necessario che su questioni tanto importanti ci sia un confronto preventivo anche con i Consigli comunali, con le minoranze, con gli operatori sanitari, le associazioni e i cittadini. Il sindaco rappresenta tutti, non soltanto chi lo ha votato. E il confronto con le opposizioni non dovrebbe essere considerato un fastidio o un passaggio da evitare, ma un dovere di responsabilità politica verso l’intera comunità. La maggioranza ha il compito di amministrare, ma questo non significa che possa considerare superfluo il contributo di chi, pur sedendo tra i banchi della minoranza, rappresenta una parte dei cittadini. Troppo spesso, invece, i consiglieri comunali vengono a conoscenza di incontri, proposte e accordi quando le scelte sembrano ormai definite. È un metodo che non condividiamo e che rischia di svuotare il confronto istituzionale proprio sulle questioni che meriterebbero maggiore attenzione. Non basta informare a posteriori, magari quando un’intesa è già stata raggiunta. Su decisioni che possono modificare l’organizzazione di servizi sanitari essenziali, il
confronto deve avvenire prima, non quando resta soltanto da prenderne atto. Non chiediamo di sostituirci a chi ha la responsabilità di amministrare, né pretendiamo poteri che non ci appartengono. Chiediamo che venga riconosciuto e rispettato il ruolo del Consiglio comunale, che non può essere chiamato a discutere soltanto quando tutto è già stato deciso. E chiediamo ai sindaci di assumersi fino in fondo la responsabilità politica delle posizioni che sostengono e degli accordi che sottoscrivono, spiegandone pubblicamente le ragioni e le conseguenze per i propri territori. Per questo riteniamo necessario conoscere i contenuti degli accordi e dei piani di riorganizzazione, verificare quali siano le effettive ricadute sui singoli territori e aprire un confronto pubblico prima che eventuali modifiche diventino definitive. Vogliamo sapere quali sedi saranno mantenute, quali orari verranno garantiti, come sarà assicurata la copertura dei turni e quali soluzioni siano previste per i cittadini che vivono nelle zone più isolate. Sono domande precise, alle quali servono risposte altrettanto precise. E su questi aspetti non possono bastare rassicurazioni generiche. Siamo favorevoli a ogni innovazione capace di migliorare l’assistenza sanitaria. Ma non possiamo accettare che una riorganizzazione venga presentata come un progresso senza dimostrare concretamente quali vantaggi porterà alla popolazione. Una nuova denominazione, una struttura annunciata o un accordo sottoscritto non bastano, da soli, a garantire un servizio migliore. Come consiglieri comunali di minoranza intendiamo quindi utilizzare con determinazione tutti gli strumenti istituzionali a nostra disposizione. Nei prossimi giorni presenteremo mozioni e richieste di convocazione di Consigli comunali dedicati alla sanità territoriale, chiedendo che il tema venga discusso pubblicamente e che le amministrazioni assumano una posizione chiara a tutela dei servizi esistenti. Non intendiamo assistere in silenzio a scelte che potrebbero penalizzare ulteriormente le nostre comunità. Invitiamo anche i consiglieri di opposizione degli altri comuni lucani a promuovere analoghe iniziative, affinché le preoccupazioni delle singole comunità non restino isolate. Ai sindaci chiediamo di portare queste istanze nelle sedi di confronto con la Regione e con le aziende sanitarie, sostenendo con forza la necessità di rivedere ogni scelta che possa comportare un effettivo peggioramento dell’assistenza. Su questo terreno non devono esserci divisioni di appartenenza, ma nemmeno silenzi o atteggiamenti di semplice accettazione. Non si tratta di alimentare uno scontro tra maggioranze e minoranze. Si tratta di stabilire se il futuro della sanità territoriale debba essere deciso attraverso un confronto vero oppure limitandosi a prendere atto di scelte maturate altrove. Il dialogo istituzionale non può essere soltanto una formalità e la partecipazione dei cittadini non può ridursi a una comunicazione di decisioni già assunte. Le aree interne non possono continuare a essere richiamate nei convegni e nei programmi contro lo spopolamento, per poi ritrovarsi ogni volta a discutere della possibile riduzione di un servizio essenziale. Non si può parlare di rilancio dei piccoli comuni se, contemporaneamente, si rischia di rendere più difficile l’accesso alle cure. La tutela della salute è un diritto costituzionale e deve restare una priorità per tutti, indipendentemente dalle appartenenze politiche. Proprio per questo nessuno può sottrarsi al confronto o considerare secondarie le preoccupazioni espresse dalle comunità. Chiediamo trasparenza sugli accordi, coinvolgimento delle opposizioni e dei cittadini, garanzie concrete sulla continuità dell’assistenza. E su questi punti continueremo a esercitare il nostro ruolo, con fermezza e senso di responsabilità, in tutte le sedi istituzionali. Perché una riforma sanitaria non si giudica dalle sigle, dalle firme o dagli annunci, ma da ciò che cambia realmente nella vita dei cittadini. E se per curarsi diventa più difficile, più lontano o più complicato, non possiamo certo chiamarlo progresso.
I Consiglieri comunali di opposizione di Cersosimo
Leonardo Di Giorgio
Pietro Gulmì
Vincenzo Diego |
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