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La voce della Politica
| Legge Elettorale, Bolognetti: ‘nuova violazione del Codice di buona condotta’ |
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16/10/2026 | La nuova legge elettorale, approvata dal Parlamento il 9 ottobre 2026 e che entrerà in vigore – vedi Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana – il 24 ottobre 2026, rappresenta, per quanto mi riguarda, un indubitabile passo avanti rispetto al cosiddetto “Rosatellum”, che ha contribuito a ridurre il Parlamento in un bivacco per i manipoli della partitocrazia. Il “Rosatellum” ha di fatto trasformato Deputati e Senatori in “nominati” da ristrettissime oligarchie di partito, minando l’autonomia di quell’articolo 67 della Costituzione che recita: «Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato». Va da sé che un parlamentare, la cui rielezione dipende dalle sopra citate oligarchie, difficilmente potrà esercitare la sua funzione in base ai dettami del sopra citato articolo, introdotto con saggezza dai Costituenti. Il definitivo colpo mortale è poi giunto dal Movimento dei Pacchi a 5 Stelle che, attraverso la riduzione dei Parlamentari, ha dato un’ulteriore spallata alla democrazia rappresentativa, regalando nel contempo più potere alle lobby, alle oligarchie e svilendo ulteriormente l’istituzione Parlamento. I Cinque Stelle e tutti coloro che li hanno assecondati si sono comportati da Cavallo di Troia, facendosi beffe del popolo italiano anche grazie a una informazione nettamente sbilanciata a favore della riduzione, che è andata ad innestarsi sulla diffusa rabbia di un popolo nei confronti del ceto politico. In pochi, purtroppo, hanno compreso che stavamo buttando a mare il bambino con l’acqua sporca, andando a colpire quella rappresentanza che appartiene al popolo. Intanto “quelli della scatoletta” si son trasformati essi stessi in scatoletta e per di più di pessima qualità. Tornando alla riforma della legge elettorale, se proprio doveva esserci un ritorno al proporzionale, avrei preferito il proporzionale quasi puro in vigore fino all’inizio degli anni ’90. In subordine, e premesso che nessuna legge elettorale deve diventare un totem, per il nostro Paese avrei preferito un uninominale maggioritario anglosassone o un uninominale a doppio turno alla francese. Unica certezza – lo ripeto – è che il cosiddetto melonellum o stabilicum che dir si voglia è di certo una legge migliore del pessimo “Rosatellum”. Prima di passare a spiegare perché abbiamo violato il “Codice di Buona condotta”, mi si lasci dire che la principale preoccupazione di tutti coloro che hanno davvero a cuore la democrazia dovrebbe concentrarsi sui pericolosi mali che ne stanno minando la forza e la qualità. Ormai un po’ ovunque nel mondo le democrazie vanno trasformandosi da democrazie reali in oligarchie. Il 18 luglio del 1958, Luigi Sturzo, intervenendo nell’aula di Palazzo Madama, ebbe ad esprimersi così: «Un punto difficile da affrontare subito è quello di ridare al Parlamento la sua indipendenza da estranee ingerenze, specialmente da quelle dei partiti, smantellando la sovrastruttura partitocratica che si è andata formando durante le due precedenti legislature, in modo da paragonarsi a una piovra che poco a poco soffoca e stronca”.
Trovo a dir poco incredibile che nell’ampio e allo stesso tempo asfittico dibattito sulla riforma della legge elettorale, a cui abbiamo assistito, nessuno abbia messo l’accento su una questione per niente secondaria: per l’ennesima volta l’Italia ha violato “Il Codice di Buona Condotta in Materia Elettorale”, che pure avevamo sottoscritto e che quindi saremmo tenuti a rispettare ed onorare. Recita il sopra citato Codice: «Gli elementi fondamentali del diritto elettorale, e in particolare del sistema elettorale propriamente detto, la composizione delle commissioni elettorali e la suddivisione delle circoscrizioni non devono poter essere modificati nell’anno che precede l'elezione, o dovrebbero essere legittimati a livello costituzionale o a ad un livello superiore a quello della legge ordinaria […] La stabilità del diritto è un elemento importante per la credibilità di un processo elettorale, ed è essa stessa essenziale al consolidamento della democrazia35. Infatti, se le norme cambiano spesso, l'elettore può essere disorientato e non capirle, specialmente se presentano un carattere complesso; A tal punto che potrebbe, a torto o a ragione, pensare, che il diritto elettorale sia uno strumento che coloro che esercitano il potere manovrano a proprio favore, e che il voto dell'elettore non è di conseguenza l'elemento che decide il risultato dello scrutinio. Ciò che è da evitare, non è tanto la modifica della modalità di scrutinio, poiché quest'ultimo può sempre essere migliorato; ma, la sua revisione ripetuta o che interviene poco prima dello scrutinio (meno di un anno). Anche in assenza di volontà di manipolazione, questa apparirà in tal caso come legata ad interessi congiunturali di partito».
A questo punto mi auguro che sia evidente a tutti che il “Codice” è stato violato, sia che si voti a fine legislatura e, peggio mi sento, se dovessimo arrivare ad elezioni anticipate magari in primavera.
Di Maurizio Bolognetti, giornalista freelance e segretario dell’ass. politico-culturale Radicali Lucani
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