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La voce della Politica
| La Grotta: FUAL e piccoli Comuni: ripensare i servizi per rafforzare i territori |
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28/09/2026 | Da ex sindaco, provo a dare il mio contributo alla discussione che si è aperta in questi giorni sul FUAL, il Fondo Unico per le Autonomie Locali.
Lo faccio partendo dall’esperienza di chi ha avuto la responsabilità di amministrare un Comune e conosce le difficoltà che gli enti locali, soprattutto quelli più piccoli, affrontano quotidianamente: risorse limitate, carenza di personale, difficoltà nel reperire professionalità specialistiche e una crescente complessità amministrativa, a fronte della necessità di continuare a garantire servizi essenziali ai cittadini.
Nella bozza di assestamento del bilancio regionale 2026-2028, discussa nel Consiglio regionale della Basilicata del 24 settembre, è emerso il tema dell’assenza di risorse del FUAL destinate ai Comuni.
È bene chiarire subito che Sant’Arcangelo, Comune che ho avuto l’onore di amministrare e che conta circa 6.000 abitanti, non rientra tra i beneficiari della quota del FUAL destinata ai Comuni con popolazione inferiore ai 3.000 abitanti.
Il mio intervento, quindi, non nasce dalla volontà di rivendicare risorse per il mio Comune.
Nasce, piuttosto, dalla convinzione che questa vicenda debba portarci ad una riflessione più ampia: non soltanto su quante risorse trasferire ai piccoli Comuni, ma su quale modello di organizzazione territoriale e istituzionale vogliamo costruire per la Basilicata.
La mancanza di risorse rappresenta certamente un problema per i piccoli enti, che più di altri hanno difficoltà a garantire servizi e funzioni con bilanci e strutture amministrative sempre più ridotti.
Ma credo che fermarsi alla sola questione finanziaria sarebbe riduttivo.
Il tema vero è capire come una regione caratterizzata da piccoli Comuni, aree interne, spopolamento e progressivo indebolimento delle strutture amministrative locali possa continuare a garantire servizi adeguati ai propri cittadini.
Non possiamo pensare che ogni Comune, soprattutto quelli di minori dimensioni, possa continuare ad organizzare autonomamente tutte le proprie funzioni.
Ci sono servizi che oggi hanno bisogno di una scala territoriale più ampia.
Ed è qui che il tema del FUAL si collega a quello delle Unioni dei Comuni e della gestione associata dei servizi.
Le Unioni non dovrebbero essere considerate semplicemente uno strumento per dividere qualche costo o mettere insieme occasionalmente alcune funzioni. Possono diventare, soprattutto nelle aree interne, un vero modello di governance territoriale.
Un luogo nel quale concentrare competenze, professionalità e capacità amministrativa, consentendo ai Comuni di organizzare insieme quei servizi che, singolarmente, diventano sempre più difficili e costosi da garantire.
Penso agli uffici tecnici, alla gestione del personale, ai servizi sociali, alla progettazione e alla capacità di intercettare finanziamenti regionali, nazionali ed europei, alla transizione digitale, alla protezione civile, alla polizia locale, ai servizi scolastici e al trasporto.
Ma penso anche alla possibilità di condividere professionalità specialistiche che un piccolo Comune difficilmente può permettersi da solo.
Organizzare insieme i servizi non significa cancellare l’identità o l’autonomia dei singoli Comuni.
Significa, al contrario, rafforzarli.
Significa consentire a ciascuna comunità di conservare la propria identità e la propria rappresentanza, costruendo però una dimensione amministrativa più ampia e più efficiente per quelle funzioni che richiedono competenze, strutture e risorse difficilmente sostenibili dal singolo ente.
In questa prospettiva, anche il FUAL può assumere un significato diverso.
Non soltanto uno strumento attraverso il quale trasferire risorse ai piccoli Comuni, ma una leva attraverso cui la Regione può accompagnare una riorganizzazione dei servizi sul territorio, sostenendo concretamente le Unioni e le forme di gestione associata.
La Regione, da questo punto di vista, può svolgere un ruolo fondamentale di indirizzo e di regia, favorendo processi di aggregazione che siano reali e non soltanto formali e sostenendo quelle realtà nelle quali vengono effettivamente messi in comune personale, competenze, uffici e servizi.
È una riflessione che considero particolarmente importante per le aree interne.
Contrastare lo spopolamento, infatti, non significa soltanto prevedere incentivi o interventi economici. Significa anche garantire servizi efficienti e una pubblica amministrazione capace di rispondere alle esigenze delle persone, delle famiglie e delle imprese.
Per questo la discussione sul FUAL non dovrebbe esaurirsi nella pur importante questione delle risorse mancanti.
Può diventare l’occasione per interrogarci su come rendere più forti i nostri Comuni e, insieme, più efficienti i nostri territori.
L’auspicio è che, in occasione del prossimo bilancio, si possa ripensare il FUAL anche come uno strumento di politica istituzionale: prevedendo risorse certe per i piccoli Comuni e, contemporaneamente, una linea stabile e riconoscibile di sostegno alle Unioni e alle forme effettive di gestione associata dei servizi.
Mi auguro che questa riflessione possa trovare spazio già nelle prossime scelte finanziarie della Regione e diventare, nel prossimo bilancio, una scelta strutturale.
Non semplicemente, quindi, più risorse ai Comuni, ma più capacità ai territori.
È questa, a mio avviso, la prospettiva sulla quale vale la pena aprire un confronto.
Salvatore La Grotta
già Sindaco di Sant’Arcangelo |
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