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La voce della Politica

«La Basilicata non è un giacimento: l’acqua viene prima del petrolio»

9/09/2026

Alla luce delle dichiarazioni del presidente del consiglio Giorgia Meloni su nuove estrazioni petrolifere in Basilicata è bene ricordare al governo e a tutto il mondo politico che la Basilicata è un’area strategica per la produzione di acqua e cibo in guerra, ma sopra tutto in tempo pace ,il petrolio (a termine ) non è compatibile.
La strategia militare contemporanea non si limita più solo al controllo di confini e rotte commerciali, ma mappa l'acqua e il cibo come veri e propri domini strategici, utilizzati sia come armi d'offesa (food/water power) sia come vulnerabilità critiche da difendere. La scarsità di risorse indotta dal cambiamento climatico e l'aumento demografico hanno trasformato i bacini idrici e le terre coltivabili nei principali moltiplicatori di instabilità globale.

Furono i Greci oltre 2500 anni fa i primi ad ad accorgersi della Basilicata e del golfo di Taranto come area strategica per la produzione di acqua e cibo per sfamare la popolazione di milioni di Greci , creando la Magna Grecia, le stessa acqua e cibo che sfama milioni di persone nel 2026.

Stiamo parlando di risorse idriche che alimentano 4 regioni (Campania ,Calabria, Basilicata e Puglia ) nel potabile, agricoltura, allevamento, ma soprattutto nell’industria per milioni di abitanti (compreso l’acciaio di Taranto).
Le produzioni agricole soprattutto ortofrutticole soddisfano il fabbisogno del nord Italia, oltre a contribuire all’export agroalimentare nazionale (grazie all’acqua della Basilicata).

Mettere a rischio le sorgenti e l’acqua dolce di sorgenti, laghi, fiumi con nuove trivellazioni petrolifere che consumano acqua e producono rifiuti e reflui tossici e radioattivi è antieconomico (l'acqua vale di più e non è a termine), strategicamente sbagliato per la vita di milioni di meridionali (milioni di posti di lavoro grazie all'acqua) e va contro l’interesse nazionale, considerato che il poco petrolio rimasto della Basilicata (attuale 6% del fabbisogno nazionale) non risolverà la questione energetica nazionale. Nella sola Policoro (su cui il clima ha voluto dimostrare la sua forza con gli ultimi eventi) su tre aree circostanti piccoli pozzi di gas furono emesse tre ordinanze sindacali di divieto di emungere acqua per uso potabile, agricolo e allevamento. I lucani ringraziano il buon Dio per l’acqua che è scesa dal cielo nel 2026 in dighe a capienza ridotta scongiurando per quest'anno la siccità del 2024/2025. Già, la parola siccità che quest’anno ha colpito il nord Italia, ma ci si accorge del valore dell'acqua solo quando dal rubinetto non sgorga una goccia e nessuno può garantire che la pioggia scenderà nel 2026/2027.

La Basilicata non è il capro espiatorio delle politiche estere sbagliate o guerrafondaie dei vari governi . La Basilicata non deve diventare la zona franca dove manca un piano di tutela delle acque e un piano paesaggistico, dove si ignora il parere dei cittadini che nel 2016 hanno detto no alle trivelle con il referendum ( e non era solo per il mare) o dove non esistono servizi adeguati perchè considerata una regione poco popolata e marginale, nel rispetto dei diritti costituzionali sull’acqua, sull'ambiente e sulla salute di chi ci vive. Non capiamo perché ci si ostini in politiche liberiste sull’energia che sacrificano i beni comuni a favore dei profitti del mercato ( vedi mercato libero dell’energia) o dove le energie rinnovabili non diventino bene comune per cittadini e imprese abbattendo direttamente i costi energetici in bolletta. In Magna Grecia le merci viaggiavano su fiumi e mari, nel 3 millennio viaggiano ancora su gomma in una penisola lunga e stretta senza rimodernare la logistica (anche senza intermediari) su porti e ferrovie per rendere più accessibile ai consumatori del nord Italia il prezzo dell’agroalimentare meridionale.

I lucani (abitanti della Basilicata) non hanno mai fatto battaglie ideologiche, ma sono stanchi di subire la cattiva amministrazione e interessi calati dall’alto che l’hanno resa più povera e inquinata. I lucani hanno sempre e solo difeso solo quello che madre natura gli ha donato per la loro sopravvivenza, la loro acqua .


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