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La voce della Politica
| Merz guarda alla Germania. L’Italia ha un problema diverso |
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22/07/2026 | Le dichiarazioni del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, che hanno riacceso il dibattito sulla necessità di aumentare il monte ore lavorativo in Germania, rappresentano uno spunto di riflessione importante. Tuttavia, trasferire quel confronto alla realtà italiana senza considerare le profonde differenze tra i due sistemi economici e produttivi sarebbe un errore di prospettiva. «I dati dell’OCSE, dichiara il Segretario Generale della Confsal Basilicata, Gerardo de Grazia, evidenziano come in Germania un lavoratore svolga mediamente circa 1.331 ore di lavoro all’anno, il dato più basso tra i Paesi OCSE. In Italia, invece, le ore lavorate salgono a circa 1.716 all’anno, quasi 400 ore in più rispetto ai lavoratori tedeschi. Eppure questo maggiore impegno non si traduce né in salari più elevati né in una maggiore produttività.» Secondo i dati Eurostat, infatti, la retribuzione media annua lorda in Italia si attesta intorno ai 33.500 euro, mentre in Germania supera i 53.700 euro. «Il vero tema, prosegue il segretario, non è la quantità di lavoro svolto dai lavoratori italiani, che già oggi dedicano molte più ore al lavoro rispetto ai colleghi tedeschi, ma la produttività del nostro sistema economico. Le criticità derivano da ritardi strutturali: investimenti ancora insufficienti in innovazione e ricerca, una digitalizzazione incompleta, un tessuto produttivo costituito prevalentemente da piccole imprese con limitata capacità di innovazione, infrastrutture non sempre adeguate e modelli organizzativi spesso superati. In questo contesto, aumentare ulteriormente l’orario di lavoro non significa automaticamente produrre di più o creare maggiore ricchezza.» La riflessione riguarda anche la Basilicata, che continua a registrare livelli di produttività inferiori alla media nazionale. «Anche nella nostra regione, sottolinea il Segretario della Confsal Basilicata, sarebbe profondamente sbagliato attribuire questo divario all’impegno delle lavoratrici e dei lavoratori. Il nodo centrale riguarda la struttura economica regionale e la capacità del sistema produttivo di trasformare il lavoro in valore aggiunto.»Secondo gli ultimi dati disponibili, il valore aggiunto per occupato in Basilicata si attesta intorno ai 56.690 euro, leggermente al di sotto della media del Mezzogiorno (57.523 euro) e significativamente distante dalla media nazionale, pari a circa 71.429 euro. «Questi numeri dimostrano che ogni lavoratore lucano genera mediamente meno valore economico rispetto alla media italiana, ma le cause sono da ricercare nella limitata dimensione di molte imprese, negli insufficienti investimenti in innovazione e ricerca, nelle difficoltà del trasferimento tecnologico, nelle carenze infrastrutturali e nella ridotta presenza di comparti ad alto valore aggiunto.» Per la CONFSAL Basilicata il dibattito deve quindi cambiare prospettiva. «La competitività, conclude Gerardo de Grazia, non si costruisce aumentando le ore di lavoro, ma investendo nella qualità del lavoro, nella formazione continua, nella sicurezza, nell’innovazione tecnologica, nell’organizzazione delle imprese e nella valorizzazione del capitale umano. La Basilicata, così come l’intero Paese, ha bisogno di una strategia di sviluppo fondata su innovazione, infrastrutture, crescita dimensionale delle imprese, salari dignitosi e occupazione stabile. Solo aumentando il valore prodotto per ogni ora lavorata sarà possibile rafforzare la competitività del nostro territorio e garantire prospettive concrete alle lavoratrici, ai lavoratori e alle comunità locali.» |
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