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La voce della Politica
| ''L’emendamento del centro destra alla legge elettorale è una truffa'' |
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21/07/2026 | Mercoledì, 15 luglio, alla camera dei deputati, la maggioranza è andata sotto per un solo voto: 187 favorevoli, 188 contrari.
È caduto un emendamento, cioè una modifica che a detta di Giorgia Meloni e del suo capogruppo Galeazzo Bignami, proponeva di reintrodurre le preferenze nella nuova legge elettorale.
La votazione è avvenuta attraverso il voto segreto, quello in cui non si può sapere come ha votato ciascun deputato. La destra sconfitta addita quel metodo come qualcosa di oscuro e poco trasparente, in realtà, oltre ad averne usufruito anch’essa in passato e in abbondanza, il voto segreto strumento più che democratico atto a liberare il singolo Parlamentare dalle imposizioni partitiche e consente di scegliere in totale autonomia.
Ricordiamo agli arditi de noi altri che l’attuale Presidente del Senato, tale Ignazio La Russa, è stato votato a scrutinio segreto. Quello che sappiamo per certo, però, è che La Russa è stato eletto grazie al voto di almeno 17 senatori che non fanno parte dei partiti di centrodestra, vista l’assenza in aula della maggior parte dei senatori di Forza Italia.
Evidentemente, in quell’occasione, il voto segreto non faceva così schifo agli amici della destra.
Detto ciò, oltre ad essere accusati di ricorrere a voti carbonari col favore delle tenebre, sono giorni che ci viene mossa la critica di aver negato le preferenze ai cittadini affossando l’emendamento della Meloni spacciato come norma che restituiva le preferenze.
Posto che per quell’emendamento sono spuntati almeno 30 “franchi tiratori” dentro la stessa maggioranza. Parliamo di deputati che, protetti da quel segreto, votano di nascosto contro il proprio governo.
Ma poi, è davvero così nel merito?
Meloni ha così commentato: “ha vinto la palude”
Ma prima di indignarci o esultare, fermiamoci. Di cosa stiamo parlando esattamente?
La preferenza è la possibilità per noi che votiamo, di scrivere sulla scheda il nome della persona che vogliamo mandare una Parlamento.
Non solo il partito ma anche la persona.
La preferenza è quel metodo che usiamo già quando votiamo alle comunali o alle regionali.
È il gesto più semplice della democrazia perchè consente a noi di scegliere chi ci rappresenta.
Alle elezioni politiche, però, quel gesto non possiamo farlo. Noi oggi votiamo con il Rosatellum -la legge elettorale attualmente in vigore- e si usano le cosiddette “liste bloccate”.
L’ordine dei candidati lo decidono i partiti prima del voto.
In pratica noi scegliamo il simbolo, non la persona. Che sia giusto o meno, con tutti i pro e i contro, il fatto è che oggi il parlamentare viene deciso dai partiti prima ancora che entriamo in cabina. Noi il nostro emendamento per tornare alle preferenze lo abbiamo presentato, così come una proposta di legge. Ma torniamo a noi perchè a questo punto entra in gioco la proposta di Meloni.
Sulla carta un’apertura: ridarci le preferenze dopo 20 anni
Peccato che il meccanismo sarebbe stato (e forse tornerà ad essere così al Senato) questo: in ogni collegio, cioè in ogni territorio in cui ci si candida, ci sarebbe stato un “capolista bloccato”, il primo nome della lista, scelto dal parito. Accanto a lui, lei, altri 6 candidati.
Noi avremmo potuto esprimere fino a 3 preferenze tra questi 6.
Sembra un passo avanti. Leggiamolo bene, però.
1- il primo nome, il capolista, non lo scegliamo noi ma il partito e viene eletto per primo comunque, qualunque cosa votiamo. In tutti i collegi, dove la lista conquista un solo seggio (cioè un solo posto in Parlamento), quel posto va sempre al capolista scelto da partito.
In Basilicata, ad esempio, diventano Parlamentari solo i capolista, non coloro che ,invece, abbiamo scelto di votare nelle 3 preferenze a disposizione.
2- Infatti, un candidato può prendere più voti di tutti gli altri e restare comunque fuori perchè il posto è già assegnato al capolista.
Proprio la presenza dei capilista bloccati, come dimostrato dall’analisi di YOU TREND, evidenzia che i parlamentari scelti dai cittadini con le preferenze sarebbero stati comunque molto pochi.
Abbiamo fatto l’esempio della nostra Basilicata ma se prendessimo una lista con il 5% dei voti, appena l’1% dei parlamentari verrebbe eletto con le preferenze.
Per una lista con il 10% dei voti, la percentuale degli aletti con questo sistema no supererebbe il 5%.
Se una lista arriva al 20% dei voti, solo il 34% dei parlamentari arriverebbe dalle preferenze.
E questa cosa per noi è una truffa perchè fa credere all’elettore qualcosa che nella realtà non esiste.
E adesso? Adesso il testo approderà al Senato la prossima settimana. Appare probabile che i lavori in commissione partano subito.
Se approvato con modifiche, si dovrà tornare poi alla camera dei deputati. Vedremo.
Intanto le nostre posizioni non cambiano e a prescindere da tutto, consapevoli che con questo Governo non vince la dialettica e il confronto ma vince sempre la legge dei numeri, continueremo a mantenere verso i cittadini un rapporto ancorato sulla massima lealtà, serietà e trasparenza.
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