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Cavallo (Cisl): «Senza giovani non c’è futuro, serve un patto regionale per il lavoro»

20/07/2026

Potenza, 20 luglio 2026 – «Lo studio della Cgia fotografa con chiarezza una crisi che la Cisl denuncia da tempo: la Basilicata è tra le regioni italiane che stanno pagando il prezzo più alto della crisi demografica e della fuga dei giovani». È quanto dichiara il segretario generale della Cisl Basilicata Vincenzo Cavallo. «I numeri sono eloquenti: in dieci anni abbiamo perso quasi 22 mila giovani nella classe d’età 15-34 anni. Si tratta della terza peggior performance regionale, dietro a Calabria e Sardegna. Entrambe le province lucane si collocano tra le prime venti in Italia per intensità del fenomeno. Allo stesso tempo – continua Cavallo – le proiezioni per il futuro ci dicono che entro il 2029 lasceranno il lavoro per pensionamento oltre 25 mila persone, equamente suddivise tra pubblico e privato. Numeri che non sono una novità per chi vive ogni giorno accanto ai lavoratori e alle famiglie lucane, ma la loro dimensione deve suonare come un campanello d’allarme per tutte le istituzioni, a partire dalla Regione Basilicata. Non stiamo parlando solo di un problema demografico: stiamo parlando della tenuta economica e sociale del nostro territorio nei prossimi vent’anni», avverte il segretario della Cisl lucana.



«Bisogna entrare nell’ordine di idee – continua Cavallo – che ogni giovane che lascia la Basilicata per un’altra destinazione in Italia o all’estero è un investimento in formazione che sarà perduto a tutto vantaggio di altre territori, spesso già forti. La risposta non può che essere investire per creare opportunità di occupazione e di carriera in Basilicata con l’obiettivo di trattenere e valorizzare il capitale umano formato. Se non affrontiamo subito il tema del ricambio generazionale, rischiamo la paralisi di intere filiere produttive». Di fronte a questo scenario, la Cisl Basilicata avanza un pacchetto di cinque proposte concrete per dare vita ad un Patto regionale per il lavoro e la coesione generazionale.



Per la Cisl il primo terreno su cui intervenire è quello del lavoro stabile: «Occorre rafforzare e rendere strutturale la decontribuzione Sud per le assunzioni a tempo indeterminato di under 35, prevedendo premialità aggiuntive per le imprese che assumono in Basilicata. Allo stesso tempo va contrastato con decisione il precariato e il lavoro sommerso, che continuano a penalizzare in particolare i settori agricolo e turistico: servono più ispezioni sul territorio, ma anche accordi con le imprese che responsabilizzino l’intera filiera produttiva. Serve anche incentivare i contratti di apprendistato duale e rafforzare il collegamento diretto tra istituti tecnici, ITS e imprese locali, indispensabile per evitare che i giovani lucani, una volta formati, siano costretti a emigrare per trovare un'occupazione coerente con le proprie competenze».



Per la Cisl «senza infrastrutture adeguate, però, nessuna politica del lavoro può dare risultati duraturi. È necessario destinare risorse aggiuntive per l’infrastrutturazione digitale della regione, attuando la proposta di legge regionale sostenuta dalla Cisl di una rete regionale di co-working. Parallelamente, va sostenuto con credito agevolato e attraverso le zone economiche speciali (ZES) l’insediamento di nuove imprese, puntando sui settori in cui la Basilicata ha vocazioni consolidate, come l'energia, l'automotive e l'agroindustria».



Nella proposta della Cisl lucana ampio spazio è dedicato alle politiche per la conciliazione e la natalità. «Serve un investimento serio sui servizi alla famiglia, a partire dal potenziamento di asili nido e servizi per la prima infanzia, ancora troppo carenti nei piccoli comuni: una leva che agisce insieme sulla natalità e sull'occupazione femminile. A questo va affiancata un’estensione del welfare contrattuale territoriale, capace di rendere più sostenibile, in concreto, la scelta di restare o di tornare in Basilicata»



Sul fronte del rientro dei talenti, la Cisl propone di introdurre «incentivi fiscali regionali per chi, dopo aver studiato o lavorato fuori regione, decide di tornare in Basilicata, sul modello di misure già sperimentate con successo in altre regioni italiane. A questo si dovrebbe affiancare uno sportello unico regionale lavoro-impresa, in grado di mettere in rete opportunità occupazionali, incentivi per l’autoimpiego e supporto concreto alle start-up giovanili».



Infine, la Cisl richiama la necessità di «promuovere tra i giovani lavoratori lucani l’adesione alla previdenza complementare, in linea con quanto suggerito dallo stesso studio Cgia, anche attraverso accordi territoriali e campagne informative nei luoghi di lavoro. Ed è altrettanto importante vigilare affinché l’invecchiamento della popolazione non si traduca in un ulteriore impoverimento dei servizi sanitari territoriali, già oggi fragili in molte aree interne della regione«.



«La Basilicata non può permettersi di perdere altri ventimila giovani nel prossimo decennio. Serve una risposta di sistema, che tenga insieme lavoro, formazione, welfare e infrastrutture. La Cisl è pronta a fare la propria parte al tavolo regionale, ma chiede a Regione, imprese e istituzioni locali un impegno concreto e verificabile, con obiettivi e scadenze precise. Non c'è più tempo per annunci: serve un piano operativo che renda la Basilicata un posto dove i giovani scelgano di restare e costruire il proprio futuro», conclude Cavallo.




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