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La voce della Politica
| Cgil Cisl Uil Basilicata_Tavolo anticaporalato Matera |
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12/06/2026 | "Un encomio alle forze dell'ordine per la loro azione sul territorio per il contrasto al caporalato e allo sfruttamento in agricoltura, ma non è solo con le azioni repressive strettamente legate all'ordine e alla sicurezza che si sconfigge il caporalato. È necessario rafforzare le azioni di prevenzione se davvero si vuole sradicare dal Metapontino e più un generale dalle campagne della Basilicata dove la manodopera straniera è prevalente questo fenomeno così radicato, a partire da una reale applicazione della legge anticaporalato 199 del 2016, che ha introdotto il reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, voluta fortemente dalle organizzazioni sindacali, attuata nelle forme di repressione ma ferma sulla prevenzione".
Lo hanno detto i segretari di Cgil, Cisl e Uil Basilicata, Fernando Mega, Vincenzo Cavallo e Antonio Guglielmi intervenendo al Tavolo anticaporalato convocato ieri dalla Prefettura di Matera a seguito della strage di Amendolara dove sono stati brutalmente uccisi quattro lavoratori pakistani impiegati in un'azienda agricola di Scanzano Ionico (MT).
"Al tavolo - affermano Cgil, Cisl e Uil - abbiamo chiesto con forza maggiori tutele per i lavoratori migranti, gli invisibili, i più esposti a sfruttamento, a ricatti abitativi e lavorativi. Tre i punti su cui intervenire: trasporti, alloggi e filiere produttive. È necessario innanzitutto garantire ai lavoratori migranti trasporti adeguati dalle abitazioni ai luoghi di lavoro, perché è lì che si annidano le maglie dell'illegalità e da cui parte il reclutamento della manodopera. È necessario favorire alloggi dignitosi nelle zone urbanizzate dei piccoli comuni lucani, che dispongono di numerosi appartamenti sfitti a causa della spopolamento, vigilando sulle condizioni dell'alloggio e sulla regolarità dei contratti di locazione. La permanenza in centri urbani agevolerebbe i processi di integrazione dei lavoratori migranti, sottraendoli ulteriormente dal pericolo del caporalato".
Dai sindacati anche la richiesta di un "rafforzamento delle ispezioni e dei controlli sul lavoro agricolo e sugli altri settori dove si verificano forme di sfruttamento e il potenziamento della cosiddetta "Rete del Lavoro Agricolo di Qualità", dei centri per l'impiego e degli strumenti pubblici di collocamento per ridurre ed evitare il ricorso ai caporali".
Cgil, Cisl e Uil hanno poi sottolineato come il fenomeno si inneschi su " politiche immigratorie fragili e del tutto inadeguate. La legge Bossi-Fini è obsoleta e fallimentare e per questo va va cambiata. Così come il Decreto Flussi per l’ingresso di lavoratrici e lavoratori stranieri oltre ad essere palesemente inefficace continua a produrre irregolarità e ingiustizie.
Non è mai stato uno strumento per garantire ingressi legali e sicuri perché si basa sull’incrocio tra domanda e offerta di lavoro a distanza. La mancanza di trasparenza e l’opacità dei meccanismi di intermediazione continuano a lasciare migliaia di persone nelle mani di sfruttatori e soggetti senza scrupoli, come dimostrato dai terribili fatti degli ultimi mesi.
È solo con una sinergia tra sindacati, istituzioni, forze dell'ordine, aziende agricole e associazioni datoriali - concludono - che si può invertire la rotta, perché il fenomeno del caporalato riguarda tutti: dal Governo nazionale alle Regioni, dagli enti pubblici al mondo delle imprese, fino al consumatore finale che mangia il cibo frutto del lavoro di questi braccianti. E allora è necessaria anche una presa di coscienza collettiva e responsabilità rispetto al fenomeno".
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