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La voce della Politica
| Italiani all’estero e sistema paese. Risorse . Investimenti. Prospettive |
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5/03/2020 | Un folto e appassionato pubblico di esperti e operatori ha avuto modo di confrontarsi sul tema della tavola rotonda organizzata inizialmente alla Sala stampa della Camera dei Deputati e poi spostata alla Galleria della Pigna per l’inagibilità delle strutture pubbliche a causa dei problemi sanitari del coronavirus (spostamento che è risultato di qualche piccolo e involontario disguido organizzativo, mentre l’allarme generale ha impedito qualche partecipazione dal Nord Italia). Ha fatto in qualche modo da sfondo alle analisi dei coraggiosi partecipanti all’iniziativa che essa si svolgesse in una Roma semideserta, quasi metafora di un’Italia impaurita, vicina alla recessione economica, spopolata, con bassa natalità e giovani meno giovani che emigrano all’estero per cifre che si avvicinano sempre più a quelle dei grandi flussi dell’ultimo Dopoguerra. Intorno a questo scenario sono ruotati i vari interventi che vertevano sulla questione di fondo se sia utile investire sugli italiani all’estero, a prescindere dal fatto che oggi comunque rappresentano il 6% del Paese. Perciò il tributarista Salvatore Cuomo, considerando che gli interventi a favore degli italiani non residenti vanno contro la normativa europea che non consente distinzioni riguardo alla cittadinanza, ma è indubbio che eventuali agevolazioni fiscali andrebbero a favore dell’economia nazionale – rivitalizzando i territori, l’edilizia locale e le piccole iniziative soprattutto sul piano turistico e culturale – , sarebbe opportuno subordinare eventuali vantaggi fiscali al legame col territorio di origine o ad altri elementi distintivi o identitari, come il passaporto, che compenserebbero alla lunga anche la perdita subita dai piccoli comuni dei relativi gettiti d’imposta. Nella medesima lunghezza d’onda si è ritrovato lo stesso parlamentare eletto all’estero, Massimo Ungaro, che ha sottolineato i benefici che possono derivare da un’interazione tra le comunità locali e i vecchi emigranti delle rispettive zone anche in termini di turismo delle origini che può portare al superamento della monocultura che vede solo nei grandi centri nazionali le mete esclusive del turismo internazionale valorizzando invece tutto il resto del territorio nazionale grazie anche alla curiosità e all’intraprendenza di chi essi, o famiglia, a suo tempo lo ha abbandonato, ma non ha mai cessato di tenerlo al centro dei propri interessi, non solo affettivi. L’indispensabilità di appoggiare la diffusione di una nuova concezione sul made in Italy, oggi più globalizzata e caratterizzata da dimensioni finanziarie internazionali, sugli italiani all’estero è stata espressa da Riccardo Giumelli dell’Università di Verona. Il sociologo veronese ha perciò concordato con il Vicepresidente dell’Associazione “Svegliamoci Italici”, Umberto Laurenti, di coinvolgere su questi temi la vasta massa degli “italici” che, nel mondo, assommerebbero ai 250/300 milioni. In proposito Daniele Marconcini, presidente dei mantovani nel mondo, ha sottolineato come sia singolare che mentre tutti i paesi ricorrono ai propri connazionali per diffondere la produzione nel mondo, ciò non avvenga in Italia.
Allargare l’Italia, dunque? Aprire magari agli italodiscendenti e all’attivismo economico di chi le ha realizzate a suo tempo il gran numero di abitazioni edificate dai vecchi migranti o quelle dismesse in numero sempre maggiore dalle famiglie italiane oggi sempre meno allargate, oltre che dalla popolazione che invecchia e abbandona i piccoli centri? Ma potrebbero sopportare le strutture pubbliche italiane una simile immissione, già dalle sue prime uscite auspicata dal Comitato 11 ottobre? In buona sostanza quanto costa aprire le porte a discendenti dei previ migranti, degli italici e ai rientranti?
In Sud America potenzialmente nulla, ha spiegato il Consigliere della Direzione Generale degli italiani all’Estero nel Ministero degli Affari Esteri, Nicola Occhipinti, già Console in alcuni consolati strategici, come quello di Buenos Aires e Porto Alegre. Infatti, con l’afflusso di denaro proveniente dai discendenti che richiedono il riconoscimento jus sanguinis, se i Consolati in Sud America (dove la domanda di riconoscimento ius sanguinis è più elevata) lavorano secondo criteri operativi, generano entrate (percezioni pagate dagli italiani all’estero) pari o superiori a quanto tali strutture costano ai contribuenti residenti in Italia (includendovi gli stipendi del personale, gli affitti delle sedi, la sicurezza e le utenze). Il riflesso positivo lo si ha nel fatto che, con le richieste di cittadinanze, passaporti (e visti da parte degli stranieri, soprattutto in Europa orientale ed Asia), aumenta l’interesse per l’Italia, come destinazione turistica e sede d’interesse economico, formazione e università, sebbene non necessariamente intesa come meta finale.
Capire a quanto ammonta l’impegno pubblico a favore dell’emigrazione italiana era uno degli scopi della tavola rotonda. Posto inizialmente dal presidente della Tavola e coordinatore del Comitato, Aldo Aledda, che ha calcolato in quasi del 90 per cento la caduta delle risorse pubbliche stanziate da Stato e Regioni dal 2001, Luigi Scaglione, Coordinatore delle Regioni Italiane per i flussi migratori, ha quantificato in poco più di dieci milioni di Euro l’impegno delle regioni nonostante sia sentita da molte di esse la necessità di rendere disponibile il territorio per iniziative di valorizzazione da parte degli previ migranti o di rientranti. In questo quadro, tenendo conto delle diverse sensibilità regionali in ordine ai diversi interventi, Scaglione ha auspicato che dalla prossima Conferenza permanente Stato-Regioni e province Autonome – CGIE possa emergere una linea univoca che possa essere adottata coerentemente dal Governo ed alle Regioni capace di favorire lo sviluppo del Paese, una volta cessata l’emergenza attuale, imperniata in particolare sul turismo di ritorno e il rientro dei nostri emigranti e dei loro discendenti.
Con uno sguardo al Mezzogiorno ha condiviso le medesime preoccupazioni Eugenio Marino, consulente del Ministro del Mezzogiorno Provenzano, che ha espresso la necessità di portare i temi del ruolo e dell’importanza per l’economia e la società italiana ai massimi livelli di conoscenza e sensibilità dell’opinione pubblica. Tema ripreso dall’intervento di Giuseppe Sommario, ricercatore dell’Università cattolica di Milano, esperto di emigrazione, che ha voluto ribadire la necessità di un investimento politico-culturale in questa materia, con al centro lo studio dell’emigrazione nelle scuole e nelle università.
In conclusione, l’On. Ungaro ha chiesto il sostegno del mondo organizzato degli italiani nel mondo per la creazione di una Bicamerale tra gli eletti al Parlamento italiano che dovrebbe in qualche modo equilibrare la riduzione del numero di parlamentari eletti nella circoscrizione estera. Alla fine l’On. le Fabio Porta, Garante del Comitato, ha dato atto agli organizzatori dell’iniziativa di aver fatto la scelta giusta nel confermare questa iniziativa in una giornata segnata ancora dall’emergenza ‘coronavirus’: “Ancora una volta rivendichiamo la specificità degli italiani nel mondo come risposta alla recessione economica e a quella demografica, come anche l’urgenza ancora più evidente di investire con politiche intelligenti e lungimiranti nei settori al centro della nostra discussione odierna (politiche fiscali, turismo delle radici, sostenibilità della rete consolare all’estero)”. I promotori del “Comitato 11 ottobre di iniziativa per gli italiani nel mondo” hanno così confermato il loro impegno a continuare l’approfondimento di queste tematiche, coinvolgendo analoghe iniziative come quella degli “Italici” o delle “Rimesse 2.0” già a partire da una prossima iniziativa pubblica in programma per il maggio di quest’anno.
Interventi più estesi e contributi di chi ha avuto impedimenti dei mezzi di trasporto come Alberto Tafner, presidente della “Trentini nel mondo”, le riflessioni della ricercatrice Maria Soledad Balsas del Centro di ricerca scientifico nazionale di Buenos Aires e di Luca Esposito del gruppo Nomit di Melbourne sono stati inseriti nel sito, accanto a quelli trasmessici per intero dagli altri intervenuti. Si ringraziano infine Chiara Prodi e Edith Pichler che ci hanno seguito da Parigi e Berlino.
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