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| I vitigni autoctoni della Basilicata |
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14/10/2015 | Nel terzo millennio a.C., si iniziarono a lavorare le prime viti selvatiche nel Caucaso; scritti di Teocrito, uniti agli scavi archeologici, dimostrano la coesistenza di vitigni orientali con piante indigene dell'area europea. I vitigni coltivati in Europa di origine selvatica sono il risultato delle modificazioni glaciali, operate dal clima, che ne hanno determinato una spiccata differenziazione. Le viti autoctone delle nostre regioni, grazie alla configurazione orografica e geologica del nostro paese, mostrano una biodiversità viticola particolare. Lo sviluppo di tecniche analitiche ha consentito di accertare che l'espansione della viticoltura è avvenuto da Oriente ad Occidente e che una parte dei vitigni coltivati oggi in Europa hanno un'origine comune
La vigna della Torre Molfese, che, sorge a Sant'Arcangelo(PZ) su una collina nella frazione San Brancato, Contrada Mederico, , ha quasi 75 anni., Gli uliveti e le vigne che prosperosi vegetavano sul territorio fornivano, alla "spezieria" del monastero di Santa Maria di Orsoleo, sito nella zona, le materie prime per produrre vini ed oli medicinali molto rinomati sul territorio. Apparteneva alla famiglia Molfese una cantina secolare, la cui storia era scritta su una lapide del 1630, che riportava le seguenti parole: “DIDACUS MELFESIUS F.F. A.D IANUARII 1634”, posta li da un antenato, Diego Molfese. Profonda oltre 40 metri, alta nove, costruita in mattoni a volta, si poteva definire un gioiello architettonico. Per edificare l'edificio scolastico, negli anni Sessanta, ci fu espropriata e ora resta solo nei nostri ricordi.
La ricerca di nuove cultivar e la grande varietà oggi presente sul territorio sono il risultato di una fase di selezione dei semi di origine per lo più selvatici, a cui si è aggiunta l'influenza dell'ambiente e il grado di cultura degli addetti alla coltivazione, che via via hanno cercato di soddisfare il gusto e le abitudini della popolazione locale. I progressi scientifici, con la scoperta dei marcatori molecolari derivanti dall'analisi del DNA, hanno permesso di scoprire l'origine di molti vitigni, per lo più risultato di incroci di epoca carolingia da parte della regola benedettina e cistercense, dopo secoli di abbandono, a seguito della caduta dell'impero romano d'occidente; ciò si è ripetuto più tardi anche nelle regioni atlantiche, per lo sviluppo del commercio del vino verso i mercati dell'Europa Settentrionale. . A Sant'Arcangelo, a quel tempo, erano in auge la malvasia, lo zibibbo, il francese e il moscato e come scrive PLINIO “le viti coltivate in Lucania erano: l’aminea, l’elvina minore, la magna, la mirgentina, l’apicia, la lucana”.
Sant'Arcangelo, Roccanova e Castronuovo, sono stati inseriti nella zona dei vini a denominazione geografica ed alcuni Istituti di Ricerca, hanno iniziato lo studio genetico di alcune viti.
Antonio Molfese
medico e giornalista |
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