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| Da Gaza a Matera, il volontariato ha costruito ponti di pace |
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10/10/2026 | C’è stato chi ha raccontato la guerra, chi ha portato la testimonianza del proprio impegno quotidiano per affrontarne le conseguenze e salvare vite umane e chi, attraverso il volontariato, ha continuato a costruire relazioni anche nei luoghi in cui i conflitti sembravano aver cancellato ogni possibilità di dialogo. Sono state queste le diverse esperienze che si sono intrecciate a Matera durante la giornata “Volontariato e dialogo: ponti di solidarietà nel Mediterraneo”, promossa dal CSV Basilicata con CSVnet, nella Casa di Spiritualità Sant’Anna.Un confronto tra esperienze, culture e generazioni che ha riportato al centro il valore della solidarietà, della cittadinanza attiva e della responsabilità collettiva. Sullo sfondo, le guerre e le tensioni che hanno attraversato e continuano ad attraversare il Mediterraneo, ma anche l’impegno quotidiano di chi ha scelto di non voltarsi dall’altra parte e di trasformare la vicinanza alle persone in azioni concrete. Dalla giornata è emerso un messaggio chiaro: il volontariato è uno strumento fondamentale per la costruzione della pace, capace di creare legami, contrastare l’indifferenza e mantenere aperti gli spazi del dialogo anche nelle situazioni più difficili. A dare forza a questa riflessione è stato il videomessaggio del cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca latino di Gerusalemme, che ha richiamato la drammatica condizione delle popolazioni coinvolte nei conflitti in Medio Oriente. «Stiamo vivendo in situazioni di grande difficoltà. A Gaza, in Cisgiordania, ovunque, la situazione resta molto difficile e, a volte, è molto difficile anche essere una voce chiara, rispettosa di verità e di giustizia, ma anche di desiderio di bene per tutti e di concordia», ha affermato il Patriarca. Pizzaballa ha posto l’accento soprattutto sulla testimonianza di coloro che, nei territori segnati dalla violenza, hanno continuato a prendersi cura degli altri, mettendo a disposizione tempo e risorse e, talvolta, rischiando la propria vita. Un impegno, ha spiegato il Patriarca, capace di superare le appartenenze religiose e nazionali, accomunando cristiani, musulmani, ebrei, palestinesi e israeliani nella difesa della dignità umana. Persone che, pur senza incidere direttamente sugli equilibri politici e sulle decisioni dei governi, hanno continuato a custodire ciò che la guerra rischiava di distruggere. «Non fanno opinione, non cambieranno la cosa politica, non cambieranno le grandi decisioni politiche, però tengono salva l’umanità attraverso proprio la loro umanità», ha concluso Pizzaballa. Dalle parole del Patriarca alle testimonianze di chi ha operato e raccontato i territori di guerra: la mattinata, coordinata dalla giornalista Carmen Lasorella, ha offerto l’occasione per riflettere sul Mediterraneo come spazio attraversato da conflitti e sofferenze, ma anche come luogo nel quale continuare a costruire possibilità di incontro e solidarietà. In questo quadro si sono inseriti i contributi da remoto di Giorgio Monti, coordinatore medico di Emergency a Gaza, e del giornalista Nello Rega, corrispondente dal Libano, che hanno portato all’attenzione dei partecipanti la realtà dei territori segnati dalla guerra e il valore delle testimonianze dirette. Ma la giornata non è stata soltanto un’occasione di ascolto. Una parte centrale dell’iniziativa è stata dedicata ai giovani del Servizio Civile Universale e agli studenti delle scuole superiori di Matera, oltre un centinaio, coinvolti in un percorso di confronto e partecipazione sul significato concreto della pace. «Come CSV Basilicata abbiamo voluto organizzare questa giornata invitando tutti i ragazzi del Servizio Civile Universale, che hanno avviato il loro percorso qualche settimana fa, e coinvolgendo tante scuole della città di Matera», ha spiegato Gianleo Iosca, direttore del CSV Basilicata. «L’intento è stato quello di discutere con loro di pace, di nonviolenza e far comprendere quanto il volontariato possa essere una leva per il dialogo, per la prossimità e per l’accoglienza». Tre sono stati i temi affrontati nei laboratori: il volontariato come risposta alle fragilità sociali e alle disuguaglianze; i giovani e la cittadinanza attiva per la pace; l’arte, la cultura e la creatività come strumenti di nonviolenza. La riflessione ha assunto un significato ancora più forte a Matera, città che nel 2026 ha condiviso con la marocchina Tétouan il titolo di Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo. A sottolineare il valore dell’impegno volontario per la storia e l’identità della città è stato il sindaco Antonio Nicoletti, intervenuto nei saluti istituzionali insieme al presidente del CSV Basilicata Giannino Romaniello. «A Matera volontariato è una parola che assume un significato molto forte. È grazie al volontariato che Matera è diventata quello che è oggi», ha rimarcato Nicoletti. L’iniziativa ha così intrecciato la dimensione internazionale delle grandi questioni della pace con quella locale dell’impegno quotidiano delle associazioni, delle organizzazioni di volontariato e dei cittadini. Il confronto si è poi esteso al ruolo del Terzo settore nella promozione del dialogo tra popoli e culture, con il coinvolgimento di rappresentanti del mondo associativo, religioso, accademico, istituzionale e dell’informazione, tra cui Chiara Tommasini, presidente di CSVnet; monsignor Benoni Ambarus, arcivescovo di Matera-Irsina; Sayah Abdelmalek, presidente della Federazione Internazionale Organizzazioni Donatori Sangue; Mohammed Hammouch, presidente dell’Associazione Italo-Marocchini; la giornalista Eleana Elefante e la storica Maria Chiara Rioli. A fare da filo conduttore, la necessità di riconoscere nel Mediterraneo non soltanto un confine geografico o uno scenario di crisi, ma uno spazio di relazioni tra popoli, culture e generazioni, nel quale il volontariato può contribuire a promuovere inclusione, partecipazione e convivenza pacifica. Una prospettiva richiamata dal presidente del CSV Basilicata, Giannino Romaniello, che ha indicato nella costruzione di ponti anziché muri, nella difesa della dignità umana e nella promozione del dialogo come alternativa alla forza le ragioni profonde dell’iniziativa. «In questo contesto, il Servizio Civile Universale – ha concluso Romaniello – assume un valore che va oltre la singola esperienza formativa: diventa un’occasione per educare alla solidarietà, alla responsabilità e alla cittadinanza attiva, offrendo ai giovani la possibilità di misurarsi concretamente con i bisogni delle comunità». |
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