È uscito venerdì 4 settembre 2026 “Platone”, il nuovo singolo di Gioacchino Fittipaldi, disponibile in rotazione radiofonica e sulle principali piattaforme di streaming digitale. Il brano, pubblicato da Tropicana Music Label, arriva per Red&Blue Music Relations ed è distribuito da ADA Music Italy, proponendo un nuovo capitolo del percorso artistico del cantautore lucano, da trent’anni attivo nel mondo della musica.
Con “Platone”, Fittipaldi affronta una dimensione intima e tormentata dell'esistenza, raccontando il conflitto di un uomo alle prese con la propria mente e con una quotidianità diventata difficile da abitare. Il brano si muove sul terreno della disconnessione dalla realtà, dell'angoscia esistenziale e del bisogno di trovare una via d'uscita da una condizione di smarrimento che sembra trasformare anche i gesti più ordinari in una prigione.
Al centro della canzone c'è infatti un protagonista che vive una sorta di gabbia invisibile. Una routine segnata da comportamenti autodistruttivi, pensieri ricorrenti e dalla sensazione di essere estraneo alla propria stessa vita. La realtà quotidiana assume i contorni di un incubo dal quale emerge il desiderio, sempre più forte, di riuscire finalmente a svegliarsi.
Accanto a lui compare una figura femminile silenziosa, ma tutt'altro che marginale. È una presenza che osserva, comprende e diventa testimone di un dolore profondo senza trasformarsi in giudice. La donna rappresenta uno specchio attraverso il quale il protagonista può riconoscere le proprie ferite e, allo stesso tempo, ricordare che dietro il torpore e la sofferenza esiste ancora qualcosa di vivo.
«“Platone” è la fotografia di una gabbia invisibile, quella che ci costruiamo da soli quando la mente diventa il nostro peggior nemico», spiega Fittipaldi. «Ho voluto raccontare la sensazione di sentirsi estranei alla propria vita, quel cortocircuito per cui anche la routine quotidiana diventa un incubo da cui si vuole solo uscire».
Il percorso emotivo del brano viene seguito anche dalla musica. L'arrangiamento parte in maniera trattenuta e minimale, quasi a riprodurre fisicamente la sensazione di oppressione e di ansia vissuta dal protagonista. La tensione cresce progressivamente nei versi, fino ad arrivare al ritornello, momento nel quale il brano sembra finalmente trovare lo spazio per respirare e aprirsi.
È proprio nel ritornello che la tensione accumulata trova uno sbocco, trasformandosi in un grido di libertà. Non una liberazione semplice o immediata, ma il bisogno disperato di tornare a sentire qualcosa di autentico, quel «brivido» che diventa metafora della vita riconquistata.
«Anche la musica doveva parlare la stessa lingua: l'inizio è soffocato, trattenuto, proprio come l'ansia che ti blocca il petto. Poi la tensione sale, fino a quando il ritornello non esplode», racconta il cantautore. «Lì non c'è più spazio per la rabbia, ma solo per un disperato, autentico grido di libertà: la voglia di tornare a sentire quel brivido che ci fa capire di essere ancora vivi».
A completare il progetto è arrivato anche il videoclip ufficiale di “Platone”, concepito come un viaggio visivo e interiore sospeso tra terra e cielo. Il video è stato girato interamente in piano sequenza sulle vette del Monte Pollino, territorio profondamente legato alla storia personale e artistica di Fittipaldi.
La scelta di utilizzare un'unica inquadratura rafforza il senso di continuità e autenticità del racconto. Nessun taglio a interrompere il percorso, nessuna cesura a spezzare la narrazione: il piano sequenza diventa così una metafora della vita vissuta senza finzioni, attraverso le proprie fragilità e le proprie scelte.
Nel video Gioacchino Fittipaldi è ripreso sul ciglio della montagna, con alle spalle il vuoto e davanti a sé un orizzonte aperto. L'immagine della vetta diventa una rappresentazione concreta della vertigine che accompagna ogni scelta di libertà, ma anche del coraggio necessario per guardare oltre le proprie paure.
Il Pollino assume così un significato che va al di là della semplice ambientazione. La montagna diventa il simbolo delle radici, della propria storia e dell'identità, mentre lo spazio aperto dell'orizzonte rappresenta la possibilità di scegliere una direzione nuova. Terra e cielo, radici e libertà, appartenenza e desiderio di andare oltre diventano gli elementi attraverso i quali il videoclip traduce in immagini il messaggio della canzone.
La dimensione territoriale è del resto una componente importante dell'identità di Gioacchino Fittipaldi. Nato a Lagonegro e da sempre legato a San Severino Lucano, il cantautore ha scelto di mantenere il proprio paese come base operativa e creativa, costruendo nel tempo un percorso nel quale il rapporto con la propria terra continua a occupare un posto significativo.
La sua storia musicale parte da lontano. Fittipaldi inizia a studiare pianoforte all'età di otto anni e a tredici entra come batterista nella band del padre. La formazione prosegue al Conservatorio “Gesualdo da Venosa” di Potenza, dove studia percussioni e chitarra classica. Nel corso degli anni sviluppa una dimensione da polistrumentista, utilizzando nei propri progetti chitarra classica ed elettrica e armonica a bocca.
Anche le influenze che hanno accompagnato il suo percorso raccontano una personalità musicale costruita attraverso linguaggi differenti. Al rock internazionale di Pink Floyd, Dire Straits e Metallica si affianca la tradizione del cantautorato italiano rappresentata da Fabrizio De André, Francesco Guccini e Francesco De Gregori. A questi riferimenti si aggiungono mondi sonori più vicini alla contemporaneità, come quelli di Caparezza e Afterhours, elementi che confluiscono in una proposta pop-rock d'autore capace di combinare scrittura, ricerca sonora e attenzione alla narrazione.
Negli ultimi anni il percorso discografico di Fittipaldi si è sviluppato attraverso diverse collaborazioni. Nel 2022 è arrivato “Il boschetto alla rovescia”, realizzato con Lorenzo Sebastiani, mentre nel 2023 ha pubblicato l'EP “Bianco Nero....Arcobaleno” insieme a Francesco Procacci e Andrea Allocca. Dal 2024 collabora stabilmente con il produttore Pietro Foresti, avvalendosi inoltre di un gruppo di professionisti che comprende produttori, grafici e management, mantenendo la supervisione sulla direzione artistica e narrativa dei propri progetti.
Tra i brani che meglio permettono di entrare nel suo universo artistico ci sono “Rubata a Dio”, dedicato alla forza dell'amore e alla capacità di illuminare un mondo altrimenti grigio, “Il boschetto alla rovescia”, che utilizza la rilettura della favola di Cappuccetto Rosso per affrontare paure, fragilità e complessità della natura umana, e “Frammenti”, pubblicato a maggio e dedicato alla fragilità del tempo.
Proprio “Frammenti” nasce da una storia personale e da un lutto profondo. Il brano, scritto originariamente anni prima, è stato prodotto insieme a Pietro Foresti mantenendo intatte la chitarra, la melodia e le parole originali, in una scelta volta a preservare la forza emotiva che aveva accompagnato la nascita della canzone.
Con “Platone”, Fittipaldi prosegue dunque un percorso nel quale la musica diventa soprattutto uno strumento per indagare l'animo umano. La disconnessione, la paura, il dolore e il senso di smarrimento non vengono raccontati come punti di arrivo, ma come parte di un viaggio verso una possibile riconquista di sé.
Il nuovo singolo si inserisce così in una produzione caratterizzata da una scrittura intensa e da una costante ricerca del punto di contatto tra dimensione personale e osservazione della società. Al centro rimane l'individuo, con le proprie contraddizioni e fragilità, ma anche con la possibilità di ritrovare una direzione.
E proprio l'immagine finale del videoclip, con l'artista sospeso sul paesaggio del Pollino e lo sguardo rivolto verso l'orizzonte, sembra racchiudere il senso dell'intero progetto: avere il coraggio di riconoscere le proprie gabbie, affrontare la vertigine del cambiamento e tornare, finalmente, a sentire quel brivido che ricorda di essere vivi.
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