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| Peppe La Rocca, il calcio e i legami che uniscono due comunità |
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18/08/2026 | Un libro che racconta il calcio, ma soprattutto le persone, le amicizie e i legami costruiti nel tempo. 'Una storia, tante facce' di Peppe La Rocca arriva a Roccanova con un significato particolare: perché tra le sue pagine, accanto alla memoria di Castronuovo di Sant'Andrea, c’è anche una parte importante della storia sportiva e umana di questa comunità.
Il testo che segue è firmato da Franco Villani, editore del libro, e nasce in occasione della presentazione a Roccanova. Un intervento che mette in luce i tanti legami tra il libro, il calcio e la comunità roccanovese, mostrando come quella di La Rocca sia, in parte, anche una storia di Roccanova.
Presentare qui a Roccanova Una storia, tante facce di Peppe La Rocca ha, credo, un significato particolare.Perché questo è certamente un libro che nasce a Castronuovo di Sant’Andrea, dalla memoria di un castronovese e dalla sua lunga passione per il calcio. Ma basta attraversarne le pagine per accorgersi che questa storia non rimane mai chiusa dentro i confini di un solo paese. E soprattutto, Roccanova non compare in questo libro come un luogo qualsiasi. Compare citato 47 volte. Come paese vicino, come avversario, come campo sul quale giocare, come comunità di amici e di calciatori. E, a un certo punto della vita dell’autore, anche come squadra della quale egli stesso indossa la maglia.
Questa sera, dunque, non presentiamo semplicemente a Roccanova un libro sul calcio di Castronuovo.
Presentiamo un libro nel quale Roccanova è parte della storia.
Due paesi vicini. Il rapporto compare già nei ricordi dell’infanzia. Quando Peppe La Rocca descrive la Castronuovo di tanti anni fa, ricorda che la viabilità esterna era assai diversa da quella attuale e che una delle poche strade era proprio quella che dal paese conduceva verso Roccanova, Ponte Battaglia e il Lagonegrese. Era una strada sterrata e polverosa. E l’autore ricorda i ragazzi che, con quelle che oggi definisce «acrobazie da brividi», si attaccavano ai cassoni dei camion respirando tutta quella polvere.
È quasi un’immagine simbolica.
Prima ancora del calcio organizzato, Castronuovo e Roccanova appartengono allo stesso piccolo mondo: strade, incontri, conoscenze, famiglie che si frequentano. Poi arriva il pallone. E con il pallone arriva inevitabilmente la rivalità. Castronuovo-Roccanova: una partita speciale. Nel libro Peppe La Rocca ricorda una partita del settembre 1960.
E usa parole che spiegano perfettamente quale fosse il rapporto fra i due paesi: parla della «vicendevole amicizia» che legava i giocatori e degli «innumerevoli rapporti» fra le due cittadinanze, precisando però che la rivalità calcistica era molto accesa.
Mi sembra una delle definizioni più belle che possiamo trovare nel libro. Amici nella vita, rivali sul campo.
Il Roccanova di quella partita schierava Vincenzo Racioppi, Vincenzo De Pierro detto Carosio, Peppino De Risi, Mimì De Pierro, Rocco Albano, Carlo Cappuccio, Paolo D’Amore. La partita rimase impressa nella memoria dell’autore anche per il grave infortunio subito da Alessandro Graziano. Peppe era lì, bambino, insieme al padre, dietro una delle porte del Campo del lago. Sono proprio questi particolari a farci comprendere la natura del libro: non abbiamo davanti una cronaca calcistica compilata molti anni dopo consultando semplicemente risultati e classifiche.
Abbiamo davanti la memoria di chi c’era. Avversari, ma anche compagni
Ed è qui che emerge un altro aspetto interessante. Perché i confini delle squadre erano molto meno rigidi di quanto potremmo immaginare oggi. Quando serviva rinforzare il Castronuovo, si chiamavano gli amici dei paesi vicini. E da Roccanova arrivavano Vincenzo Racioppi, Marcello Ciancia, Pasquale Lo Bosco, Ciccio Lo Bosco, Rocco Albano, Vincenzo De Pierro “Carosio”, Peppino Mobilio.
Pensiamoci. Gli stessi uomini che in una domenica potevano essere avversari accaniti, qualche settimana dopo potevano ritrovarsi con la stessa maglia. Questo ci dice qualcosa non soltanto del calcio di allora, ma anche della società di allora. Il calcio era competizione, certamente. Ma era prima di tutto relazione. Era un modo per conoscersi, per frequentarsi, per creare amicizie che duravano molto più dei novanta minuti di una partita. Le amicizie di Roccanova. La Rocca lo dice esplicitamente quando parla degli anni del collegio.
Ricorda alcune delle amicizie nate allora e cita, fra gli altri, Vincenzo Chiaradia e Tonino Chiaradia di Roccanova. E aggiunge una considerazione molto bella: quelle amicizie durano ancora e, quando ci si incontra, sembra quasi che il tempo si sia fermato e che si torni ad essere i ragazzi spensierati di allora. Questa, secondo me, è una delle chiavi dell’intero volume. Il vero protagonista di Una storia, tante facce non è il pallone.
Sono le persone. E poi c’è Mimì De Pierro
E arriviamo a una figura che, presentando questo libro a Roccanova, non può che occupare un posto particolare. Peppe La Rocca gli dedica pagine piene di ammirazione.
Lo definisce uno dei grandi protagonisti del calcio lucano degli anni Sessanta e Settanta: partito da Roccanova, approdò alla Speranza Salerno, alla Cavese e infine al Catania, arrivando a giocare in Serie A. Ma per Peppe La Rocca Mimì rappresenta qualcosa di più.
Nel libro troviamo una frase inequivocabile: «Di Mimì De Pierro devo dire che è stato proprio lui il mio mentore.» Quando il giovane Peppe arrivò a Salerno nel 1962 per proseguire gli studi, aveva una grande voglia di continuare a giocare. Conosceva Mimì perché lo aveva già incontrato sul campo nelle sfide Castronuovo-Roccanova.
Fu proprio Mimì a indirizzarlo verso Ciccio Desiderio, presidente della Speranza Salerno.
In qualche modo, dunque, un ragazzo di Roccanova contribuì ad aprire una porta importante nel percorso calcistico di Peppe La Rocca. E il loro rapporto continuò. C’è un piccolo episodio che personalmente trovo molto bello. Nell’aprile del 1969 Mimì, a bordo del suo Maggiolino targato Catania, diede un passaggio a Peppe da Roccanova a Salerno. Durante il viaggio parlarono a lungo. Di calcio, naturalmente. Del Paternò, delle precedenti esperienze di Mimì, perfino del suo esordio in Serie A. Ma La Rocca ricorda soprattutto il distacco con il quale Mimì parlava dei propri successi: il calcio gli piaceva, ma il suo obiettivo era anche studiare e laurearsi. E infatti si laureò in Giurisprudenza.
Anche questo episodio ci dice molto dello spirito del libro: dietro il calciatore, La Rocca cerca sempre l’uomo. Peppe La Rocca con la maglia del Roccanova
Ma c’è un altro elemento che questa sera dobbiamo ricordare. Peppe La Rocca non ha soltanto giocato contro il Roccanova.Ha giocato nel Roccanova. Lo dichiara lui stesso quando, nelle pagine conclusive, ripercorre i suoi cinquant’anni di attività calcistica ed elenca le squadre nelle quali ha militato: Speranza Salerno, S.C. Duomo Salerno, Doria Angri, Sant’Arcangelo, Avigliano, Senise, Marsico Nuovo, Corleto Perticara, Pescopagano, Roccanova, Montalbano Jonico e Polisportiva Castronuovo.
E abbiamo anche un riferimento preciso alla stagione 1977-78, quando racconta di aver giocato nel Roccanova insieme a Giovanni Racioppi.
Ma già nell’estate del 1966 era sceso in campo con quella maglia.
Raccontando l’amichevole Moliterno-Roccanova organizzata da Raffaele De Pierro, scrive con grande semplicità: «In quella squadra del Roccanova c’era Mimì e c’ero io.»
La partita terminò zero a zero. Ecco perché dicevo all’inizio che questo libro, stasera, non arriva a Roccanova da estraneo. Una parte della storia calcistica dell’autore è anche storia roccanovese. Un altro legame fortissimo è quello con Raffaele Soave.
La Rocca fa risalire la loro amicizia agli anni della scuola media a Lagonegro: Raffaele al San Nicola, Peppe al D’Alessandro. L’amicizia si rinsalda poi a Salerno: giocano insieme nella S.C. Duomo, vivono nella stessa pensione, frequentano le scuole superiori.
La Rocca riassume decenni di rapporto con una frase bellissima:
«Tante, infinite volte abbiamo giocato insieme e contro.» E ricordando Raffaele, ricostruisce anche la grande tradizione dei portieri di Roccanova: Enzo D’Amore, Giovanni Bulfaro, Vincenzo Racioppi, Marcello Ciancia, Franco Annunziata, Arcangelo Annunziata, Franco Lupia. Qui il libro assume quasi la forma di un album di famiglia.
E poi c’è Arturo Pesce, al quale La Rocca dedica significativamente un capitolo intitolato Lo sportivo autentico. Lo definisce un’icona del calcio e dello sport della Basilicata meridionale. Calciatore, allenatore, insegnante di Educazione fisica: per La Rocca incarnava valori come rispetto dell’avversario, impegno, sacrificio, serietà.
Peppe racconta di averlo conosciuto già negli anni Sessanta. Alla sua memoria, nel 2010, venne dedicato un Memorial organizzato a Castronuovo, proprio perché Arturo era diventato un punto di riferimento che univa Roccanova, Sant’Arcangelo, Senise, Castronuovo e l’intero ambiente calcistico della zona. Ancora una volta il calcio supera i campanili. Una storia che arriva fino alle nuove generazioni
E questa vicinanza non appartiene soltanto agli anni Cinquanta, Sessanta o Settanta.
Quando La Rocca arriva a raccontare esperienze più recenti, sottolinea con soddisfazione la sinergia fra giovani di Castronuovo e Roccanova nella stessa squadra.
Quei ragazzi vinsero insieme il campionato di Terza categoria.
Ma all’autore sembra interessare persino di più ciò che accadde fuori dalla classifica: giovani dei due paesi riuscirono ad amalgamarsi, a diventare un gruppo e a consolidare rapporti di «amicizia, rispetto reciproco e vicinanza fra i due paesi».
Credo che siano parole importanti.
Perché ci permettono di comprendere che il libro non è soltanto rivolto all’indietro.
Non dice semplicemente: quanto erano belli quei tempi.
Dice qualcosa anche al presente.
Dice che lo sport può ancora essere uno strumento capace di unire comunità vicine.
Conclusione
E allora credo che presentare Una storia, tante facce qui a Roccanova significhi restituire il libro a uno dei luoghi ai quali appartiene.
Perché dentro queste pagine ci sono anche i vostri nomi.
Ci sono Mimì De Pierro, Raffaele Soave, Arturo Pesce e tanti altri.
Ci sono partite vinte e perdute.
Ci sono le sfide contro Castronuovo e le partite giocate insieme ai castronovesi.
Ci sono trasferte, tornei, amicizie, memorial.
C’è persino il campo di Roccanova che, nel 1984, ospita le partite della Polisportiva Castronuovo mentre il campo di contrada Cerasia viene ampliato.
E c’è soprattutto un uomo, Peppe La Rocca, che dopo cinquant’anni di calcio, quando prova a fare l’elenco delle persone incontrate lungo il cammino, comprende che quell’elenco è immenso.
Tra i compagni che ricorda ci sono quelli di Castronuovo, Salerno, Sant’Arcangelo, Senise, Avigliano, Marsico Nuovo, Corleto, Pescopagano, Montalbano.
E naturalmente Roccanova.
Forse è proprio questo il significato più autentico del titolo.
Una storia, tante facce.
La storia è quella di Peppe La Rocca.
Ma le facce appartengono a un’intera generazione e a tanti paesi di questa parte della Basilicata.
E alcune di quelle facce, questa sera, potrebbero essere proprio qui, davanti a noi.
O potrebbero appartenere a un padre, a un fratello, a un amico che non c’è più.
È questa, credo, la ragione per cui valeva la pena trasformare quei ricordi in un libro.
Perché finché una storia viene raccontata, quelle persone continuano in qualche modo a stare insieme.
Come un tempo, su un campo di calcio.
Franco Villani, editore |
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