"La terra spostata": un romanzo di memoria e rinascita
24/07/2026
Nell'ambito delle celebrazioni per il 40° anniversario della frana di Senise (1986-2026), nella serata del 22 luglio, in Piazza San Francesco, è stato presentato il libro ''La terra spostata. Storia di un paese quando la terra cambia posto'' di Francesco Antonio Marcone. L'iniziativa, promossa dall'Associazione Europea Amici di San Rocco, dal Centro Studi Europeo San Rocco – intitolato nel corso della serata a Maria Rosaria Donnaperna – e dal Comune di Senise, ha rappresentato uno dei momenti del programma commemorativo dedicato alla tragedia del 1986.
Dopo i saluti istituzionali della sindaca Eleonora Castronuovo e del vicepresidente del Consiglio regionale della Basilicata Angelo Chiorazzo, l'autore ha dialogato con il giornalista Francesco Addolorato, ripercorrendo la genesi del volume e il valore della memoria collettiva.
Il volume è un romanzo che intreccia memoria, identità e trasformazioni sociali, raccontando la storia di un padre, di un figlio e di un'intera comunità costretta a fare i conti con i cambiamenti che hanno segnato il territorio. Attraverso una narrazione intensa, Marcone ripercorre le vicende di Senise, dalla trasformazione portata dalla costruzione della diga di Monte Cotugno fino alla frana del 1986, eventi che hanno modificato profondamente il paesaggio, il lavoro e la vita quotidiana degli abitanti. Al centro del racconto ci sono i legami familiari, la dignità del lavoro, la capacità di resistere e ricostruire, in un continuo dialogo tra memoria personale e memoria collettiva. Il libro nasce con l'intento di custodire un patrimonio di esperienze e testimonianze che rischiava di andare perduto, trasformando il ricordo in un racconto capace di parlare anche alle nuove generazioni.
Le letture sono state accompagnate dalle musiche del violino della Maestra Chiara Lo Fiego.
«Perché ho scritto questo libro? Perché a qualcuno di noi si è spostata la terra sotto i piedi e tutto si è resettato. Un dolore, una sofferenza che ho voluto raccontare parlando anche del silenzio. C'è stata una generazione che ci ha educato con la testimonianza, la fatica, la speranza, l'esempio. Oggi si usano tante parole, ma loro hanno insegnato senza bisogno di spiegarle». Con queste parole Francesco Antonio Marcone ha sintetizzato il significato più profondo dell'opera: un omaggio alla resilienza di una comunità che, nonostante le ferite inferte dal tempo e dagli eventi, ha saputo conservare la propria identità e trasmettere valori e memoria attraverso l'esempio quotidiano.
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