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| Dislessia: un incontro a San Severino Lucano |
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20/06/2025 | Lo scorso 14 giugno, presso la Sala Consiliare “Rosario La Sala” del Comune di San Severino Lucano, si è svolto l’incontro dal titolo:
“DISLESSIA: CONOSCERLA PER RICONOSCERLA”, promosso dall’associazione culturale Myosotis.
Il Capogruppo di Maggioranza, Francesco Ciminelli, rappresentante dell’Amministrazione Comunale, dopo aver dato il benvenuto ai relatori dell’incontro, ha evidenziato l’importante ruolo delle associazioni (culturali, ambientalistiche) e della Pro Loco, presenti nel piccolo paese da anni. Ha inoltre elogiato l’impegno e la presenza sul territorio della Scuola che, oltre a trasmettere passione e senso di appartenenza ai luoghi, offre conoscenze su temi importanti e attuali.
Ad introdurre la relazione della Dott.ssa Maria Claudia Viceconti, logopedista presso l’ASP dell’Area Sud, tutor dell’apprendimento, perfezionata in Psicopatologia dell’Apprendimento e Psicologia della Matematica di II livello, è stata l’insegnante Maria Teresa Ferrari, da sempre sensibile al tema dei disturbi dell’apprendimento. Consapevole di quanto sia importante agire non appena tali disturbi si manifestano, l’insegnante ha sottolineato come ciò sia fondamentale per garantire un futuro “normale” a ragazzi e ragazze.
È, infatti, consuetudine che una persona con queste difficoltà, assolto l’obbligo scolastico senza aver avuto gli strumenti necessari, non riesca a proseguire gli studi o a laurearsi, rinunciando così a realizzare i propri sogni e ad una vita serena. Considerando poi che il percorso scolastico, fino all’obbligo, non è affatto semplice senza il giusto supporto, questi studenti incontrano numerosi ostacoli che generano un senso di inadeguatezza e inferiorità, con pesanti conseguenze sull’autostima e sul benessere personale.
La scuola ha quindi il dovere di formarsi in materia e di intervenire in modo adeguato, in quanto è la prima “sentinella” di queste problematiche.
Ad oggi, alla fine della seconda classe della scuola primaria, viene proposto uno screening agli alunni – solitamente un dettato mirato – per rilevare eventuali difficoltà. Questo rappresenta il primo passo di un percorso che può condurre a una diagnosi.
Una volta ottenuta la diagnosi, la scuola ha l’obbligo di adottare strategie che rendano il percorso scolastico equo per tutti e vissuto in piena serenità, grazie anche alla legge 170 del 2010, che riconosce molte tutele in materia.
La Dott.ssa Maria Claudia Viceconti, in qualità di esperta, ha spiegato al pubblico come, oltre alla dislessia, esistano altre condizioni classificate come DSA, acronimo di Disturbi Specifici dell'Apprendimento, che si manifestano generalmente con l’inizio della scolarizzazione.
I DSA riconosciuti dalla legge sono:
Disortografia, che si manifesta con difficoltà nell’applicazione delle regole ortografiche;
Disgrafia, ovvero la difficoltà nella scrittura manuale, dovuta a problemi di coordinazione motoria e con grafia poco leggibile;
Dislessia, che comporta difficoltà nella decodifica della lettura e nel riconoscere i suoni che compongono le parole;
Discalculia, che riguarda l’abilità nel calcolo e nella comprensione dei numeri.
L’incidenza è maggiore nelle regioni del Nord Italia, dove si effettuano più screening, con conseguente aumento delle identificazioni e delle certificazioni, evitando così l’insorgere di sintomi psicologici come ansia e frustrazione.
Un bambino che ha avuto un disturbo del linguaggio o un vocabolario limitato è considerato un “soggetto a rischio”, così come lo sono i bambini con una storia di bilinguismo, come spesso accade tra gli immigrati.
La Dott.ssa Viceconti ha evidenziato l’importanza del coordinamento tra insegnanti e famiglie, che si troveranno a gestire una situazione molto delicata, la quale prevede una visita di neuropsichiatria infantile e, successivamente, un consulto logopedico.
Tuttavia, questo percorso – pur essendo essenziale e imprescindibile – è spesso percepito dai genitori poco informati come fonte di ansia, tanto da indurli a non completarlo.
È quindi fondamentale sapere che questi bambini sono molto intelligenti – talvolta con abilità superiori alla norma – e non presentano disabilità intellettive né deficit neurologici. Non riescono, però, ad elaborare le informazioni in modo canonico.
Per questo non bisogna essere iperprotettivi, ma accompagnarli con equilibrio, facendoli partecipare ad attività tipiche della loro età, come suonare uno strumento o praticare sport.
Un altro aspetto critico è la scarsa valorizzazione degli strumenti compensativi, come software di videoscrittura o calcolatrici, che permettono a questi studenti di apprendere al pari degli altri. Questi strumenti, spesso rifiutati per ignoranza o stereotipi, se non utilizzati, rischiano di condannare il bambino a un’esistenza infelice.
Ancora una volta, conoscere, sapere e documentarsi fa la differenza.
Gli esperti affermano che il pregiudizio distruggerà il mondo sociale.
Rosanna Viceconti |
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