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Il Golgota

18/06/2011

Il percorso della nostra Regione verso un futuro migliore pare essere proprio un calvario senza fine. Nonostante gli sforzi dei nostri politici l’economia non riesce a decollare, l’occupazione resta ferma, la fuga di cervelli risulta essere inesorabile e inarrestabile, il calo demografico e lo spopolamento vengono mascherati solamente dall’arrivo di stranieri impegnati soprattutto nelle mansioni di badanti e nei lavori agricoli. Tutto questo accade nonostante le enormi risorse messe a disposizione dalle attività estrattive e dalle riserve idriche. Le cause che sono alla base di questo circolo vizioso sono, a mio avviso, fondamentalmente tre: un sistema bancario inadeguato alle esigenze di sviluppo dell’area; la mancanza di infrastrutture; un sistema assistenziale e di gestione politica del mercato del lavoro che gioca a sfavore di una sana economia di mercato fondata sull’impresa. Nessuna società in via di sviluppo può fare a meno di un adeguato sistema bancario capace di mettere a disposizione dell’iniziativa privata i capitali necessari alla crescita economica e produttiva. Un’adeguata rete viaria e di trasporto risulta essere indispensabile al fine di consentire un rapido e agevole transito delle merci e garantire l’accessibilità ai luoghi sia ai turisti che agli investitori nonché, chiaramente, ai residenti che hanno diritto ad una migliore qualità della vita. L’attuale classe politica dirigente deve fare i conti da circa un decennio con una scomoda eredità fatta di continue emergenze, sia di carattere economico che occupazionale, da un apparato burocratico appesantito e di vecchio stampo e dalle carenze infrastrutturali, a fronte di un mondo che rapidamente cambia con l’innalzamento della coltura di massa, la crescita logaritmica dei sistemi di comunicazione e di informazione che tendono a standardizzare a livello planetario i modelli di vita e di sviluppo e, ultima solo per cronologia, una crisi economica mondiale devastante che va a coincidere con un governo nazionale che sembra essersi accanito contro la nostra regione. Allora cosa dire a chi si trova a gestire questo terribile passaggio: coraggio! Noi siamo con voi, al vostro fianco, fiduciosi. Stiamo percorrendo con dignità il tratto peggiore del calvario nella consapevolezza che per giungere alla resurrezione e alla luce bisognerà passare attraverso scelte impopolari, sfide difficili imposte dalle regole dell’economia e dalla globalizzazione. Se non riuscissimo in questo, facendo come le marmotte che consumano in letargo tutte le loro riserve, al risveglio potremmo trovare, invece che i campi fioriti di primavera, l’orso del libero mercato pronto a divorarci in un solo boccone.

Antonio Salerno



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