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| Basilicata e petrolio: quel pozzo a San Paolo Albanese/pt 1 |
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27/07/2023 | Nella Basilicata terra ricca di pozzi petroliferi, esistono due pozzi dalla storia poco nota e che, pertanto, meriterebbero un po’ più di attenzione. La zona in questione si trova nel territorio del Comune di San Paolo Albanese, in località “Monte Carnara”, a circa 1200 metri di altezza sul livello del mare. In quest’area un primo pozzo risalirebbe agli anni Sessanta (il condizionale è d’obbligo considerata la scarsezza di informazioni in merito) e le attività di ricerca ai tempi sarebbero state effettuate dalla Società Idrocarburi Castelgrande s.p.a. con impianto Oil Well 64 B noleggiato dalla Società Montecatini. Un ventennio più tardi, tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta, è stato concesso un permesso di ricerca denominato “Fiume Sarmento” (di cui si ha documentazione scritta) che comprendeva l’area calabro-lucana del Pollino in una zona che va da Montegiordano, Oriolo, Cersosimo e appunto San Paolo Albanese.
Questa autorizzazione prevedeva, tra gli altri, la realizzazione di un pozzo esplorativo denominato “Monte Carnara 1”. Il permesso, come si legge dal sito del “Progetto VIDEPI-Visibilità dei dati afferenti all’attività di esplorazione petrolifera in Italia”, viene concesso nel 1990 con cessazione nell’anno 2000, alla società Selm Petroleum s.r.l. successivamente rilevata dalla Edison Gas s.p.a. con sede legale a Milano e unità operativa a Pescara.
La Società in questione presenta a dicembre 1988 una relazione tecnica allegata all’istanza di permesso di ricerca idrocarburi, nella quale si impegna ad effettuare tutta una serie di studi geologici e geofisici propedeutici ed una possibile perforazione di un pozzo esplorativo con una profondità compresa tra i 1500-2000 metri o i 5000-5500 metri. Soltanto la prima fase di studi geologici e geofisici prevedeva una spesa che si aggirava intorno al miliardo e duecento milioni di lire, mentre per quanto riguarda la perforazione del pozzo esplorativo si parlava di 2-3 miliardi di lire per un pozzo di profondità compresa tra i 1500 e i 2000 metri per arrivare a 10-12 miliardi di lire per un pozzo compreso tra i 5000 e i 5500 metri. Cifre non proprio irrisorie.
A seguito di esito positivo degli studi appena menzionati, si decide la perforazione di un pozzo esplorativo in agro del Comune di San Paolo Albanese a circa 1230 metri di altezza in località Monte Carnara. Viene così redatto dalla Società Edison Gas nel gennaio 1993 un Programma geologico e di perforazione del sondaggio esplorativo “Monte Carnara 1” che viene inoltrato alla Sezione Idrocarburi e Geotermia di Napoli con protocollo di entrata del 21 gennaio 1993.
Dalla relazione tecnica allegata all’istanza di rinvio dell’obbligo di perforazione nel permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi ‘F. Sarmento’, del giugno 1993, si legge che “l’esperienza Edison Gas accumulata in più di trenta anni di esplorazione nell’area ha condotto all’identificazione, nell’ambito di un ‘alto’ carbonatico variamente compartimentato, di una culminazione strutturale che solo parzialmente è stata oggetto d’indagine esplorativa da parte del sondaggio Casalnuovo 1, eseguito dalla Soc. Idrocarburi Catelgrande nel 1963 e indiziato ad olio”.
Dal rapporto finale di perforazione redatto dalla Società Idrocarburi Castelgrande s.p.a. nel maggio 1963 ed inviato alla Sezione Idrocarburi di Napoli con protocollo di entrata 5 giugno 1963, apprendiamo che il pozzo Casalnuovo 1 si trova nel Comune di San Paolo Albanese in località Jazzo Vanno (nome del permesso “Cersosimo”), che i lavori di perforazione sono iniziati il 3/09/1962 e terminati il 3/04/1963, partendo da una quota piano campagna di 1138 m e raggiungendo una profondità finale di 2146 m. Questo dato sulla localizzazione del pozzo (ad eccezione del nome del Comune e della località), lo ritroviamo anche negli elenchi aggiornati al 22 gennaio 2010 dei pozzi di idrocarburi perforati in Italia del Ministero dello Sviluppo economico – Dipartimento per l’energia – Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche – Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e la geotermia dove viene affermato anche che si tratta di un pozzo esplorativo e che è stato dichiarato dall’esito non produttivo. Questo, quindi, potrebbe essere proprio il primo pozzo perforato a San Paolo Albanese ad inizio anni Sessanta e di cui abbiamo poche notizie in merito.
Continuando, nella relazione di rinvio dell’istanza di perforazione, si afferma che “il sondaggio esplorativo M. Carnara 1 dista pochi chilometri dal pozzo summenzionato, nella parte occidentale del permesso...Il pozzo Casalnuovo 1 attraversò una coltre alloctona e/o parautoctona per circa 1300 m partendo da un P.C. di 1143 metri, una serie terrigena miocenica ed entrò nei carbonati di piattaforma attraversandoli per oltre 700 m sino a fermarsi alla P.F. di 2146 m, incontrando manifestazioni di idrocarburi liquidi in tutta la piattaforma e non raggiungendo mai un acquifero sicuro. La densità dell’olio rinvenuto è piuttosto alta, infatti furono campionati olii da 6 a 14°API; le prove furono fatte sia in foro scoperto che tubato e quasi sempre previa acidificazione. Il sondaggio M. Carnara 1, posto più a NW rispetto a Casalnuovo 1, è stato ubicato in situazione di culmine strutturale e...si trova up-dip rispetto a Casalnuovo 1...Il sondaggio, il cui P.C. è ubicato a 1230 m dal livello del mare, incontrerà i carbonati a una profondità valutabile tra i 1350 e i 1400 m...il sondaggio esplorerà la piattaforma carbonatica per ca. 1000 m o comunque fino a una P.F. di 2500 m ca.”.
E poco più avanti arriva la conferma che “Edison Gas ritiene pertanto che il progetto M. Carnara 1” sia minerariamente ed economicamente interessante e si appresta alla sua esplorazione mediante un sondaggio che, per la situazione morfologica del territorio su cui si va a operare, sarà di non facile esecuzione causa le difficoltà tecnico-logistiche che si potranno verificare durante la sua esecuzione”.
Per la realizzazione del pozzo “M. Carnara 1” la Società prevederà un investimento iniziale di 4 miliardi di lire.
Nicola Alfano
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