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| A Trebisacce ''Con Dante per ricordare Luca Serianni'' |
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24/03/2023 | Domani 25 marzo, alle 17:30, nella casa della cultura, fornace di Trebisacce, si ricorderà Luca Serianni. L’occasione grazie a Giorgio Delia e al suo ultimo lavoro: “Luca Serianni, Una lezione su Dante”, edito da Rubettino. Un libro capace di aprirti lo spirito e sollecitare la mente. Delia da anni insegna al liceo Galileo Galilei di Trebisacce, in provincia di Cosenza, ma allo stesso tempo collabora con università e riviste autorevoli del settore, scienziato della parola, fine linguista, tra i più autorevoli e scrupolosi nel panorama nazionale. Da sempre si spende per la cultura e attraverso questa sa prendere per mano, come in pochi riescono a fare, i ragazzi, portandoli a passeggio tra i mille rivoli della nostra lingua. Necessari, poi, per l’autore i dialoghi i continui confronti con importanti studiosi, e tra questi non poteva mancare Luca Serianni, prima suo professore, poi punto di riferimento per i suoi studi e interlocutore unico e prezioso. “Nell’autunno scorso, nel mezzo di una delle riunioni curricolari di aggiornamento, - racconta l’autore - una collega, nel sottoporre all’attenzione un piano di lavoro, a dare maggiore sostegno alla sua proposta, ha tirato fuori un libretto dalla veste austera, grigia, ma con una certa aria di famiglia, L’ora di italiano. Chi coordinava la seduta, a rincalzo (e un po’ per sfida), aggiunse che si sarebbe adoperato per propiziare un incontro direttamente con l’autore (certo confidando nella sua munifica disponibilità verso il mondo della scuola, specie quando si trattava di verificare i frutti della ricerca attraverso la didattica sul campo)”. Un progetto non di poco conto, l’autore da invitare era tra i più autorevoli linguisti e filologi italiani, si trattava di Luca Serianni, romano, classe 1947, professore emerito dell’Università “La Sapienza” di Roma (ateneo dove ha insegnato dal 1980, per trentasette anni), accademico dei Lincei, della Crusca e dell’Arcadia, vicepresidente della Società Dante Alighieri, dottore honoris causa delle Università di Valladolid e di Atene, socio di varie altre istituzioni prestigiose, sarebbe stato motivo di orgoglio e di arricchimento per l’Istituto calabrese. “Altre volte – precisava Delia- gli era capitato di «scendere» nel nostro profondo Sud. Significativi i rapporti con l’Università della Calabria, dove presentò la sua Introduzione alla lingua poetica italiana (2001), in occasione dell’inaugurazione della Biblioteca di Area Umanistica, alla presenza dell’allora ministro della pubblica istruzione, Tullio De Mauro. L’impegno e la perseveranza alla fine premiano il Galileo Galilei, l’incontro, seppure a distanza, si realizza e la giornata resta negli annali della storia ma soprattutto nella memoria di chi ebbe la fortuna di partecipare a un evento unico e di raro valore formativo. Dall’evento al libro, dunque. Si parla e si racconta Dante: Guido Cavalcanti prima, poi il canto X dell’Inferno, quello di Farinata, uno dei più famosi, dove il Sommo Poeta e Virgilio si aggirano fra le tombe (le «arche», come dice Dante) degli eretici; il tempo di prendere fiato, e con più vigore si affrontano i versi che introducono nella “ Valletta dei principi” nel Purgatorio, sino ad incontrare il Paradiso, dove Piccarda Donati addita a Dante viator lo spirito di Costanza d’Altavilla, madre di Federico II. Una lezione su lingua e stile, dai mille “Grazie!”: quello di Serianni “per l’invito molto gradito e anche per il calore”, quello di cittadini, studenti e insegnati all’illustre ospite che con gesti, parole e sorriso accennato ha fatto vibrare le corde della speranza, in un territorio dove spesso ci si perde in selve selvagge, senza nocchiero e senza guide. Solo poco tempo dopo, l’illustre studioso, nel suo eterno peregrinare di incivilimento, trova sulle strisce di una strada anonima la morte, investito a Ostia in una mattinata di caldo e di sole, quello stesso calore, quello stesso sole che per tutta la vita lo hanno accompagnato nel suo infaticabile cammino.
Vincenzo Diego |
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