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| Domani a Moliterno prosegue la iv edizione “Le visioni altre” |
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8/06/2011 | “Le visioni altre”, cioè quell’involucro di cinema tanto fuori dagli schemi che, ciononostante il suo mettersi ad inseguire “immaginari-aut-aut”, non disdegna film dal taglio più popolare. Nel mare magnum delle rassegne (che nascono nel nostro Paese come funghi) può rivendicare pure una propria unicità, in quanto vede coinvolte quattro piccole comunità (Moliterno, Sarconi, Castelsaraceno, Spinoso) di un territorio dove l’offerta filmica è estremamente povera e perché sin dalla sua nascita ha puntato a cullare un progetto condiviso (federale) di cultura cinematografica. “Le visioni altre – secondo il suo curatore Mimmo Mastrangelo – è asilo per quelle produzioni (indipendenti e non solo) che spesso non trovano uno schermo che le accolga, è contaminazione fra vari generi e formati fino, è strizzare l’occhio ai linguaggi più estremi dell’audiovisivo (vedi video-arte e video istallazione), è recupero di quelle pellicole del passato che possano ritornare utili per una riflessione non datata”. E in funzione di questa ultima motivazione che la quarta edizione della rassegna, promossa da Provincia di Potenza e Regione Basilicata, ha voluto focalizzare l’ attenzione su come il Risorgimento sia stato raccontato sul grande schermo. Questa sera, per la terza delle cinque giornate di proiezioni, al Circolo Unione (ore 20.30) viene presentato il film che girò Roberto Rossellini nel 1960 per il centenario dell’Unità d’Italia. “Viva l’Italia” (questo il titolo) è la cronaca della spedizione dei Mille del 1860 guidata da Garibaldi, dallo scoglio di Quarto (5 maggio) sino all’incontro di Teano (26 ottobre) con re Vittorio Emanuele II . Pur con alti e bassi di stile e di toni, nonostante i compromessi storici-ideologici di sceneggiatura, il film raggiunge i suoi scopi: togliere l’epopea garibaldina dal mito e dall’oleografia, con un Garibaldi miope reumatico, ridotto alla sua misura domestica (convincente nell’interpretazione Renzo Ricci) e dare alla rievocazione storica la spoglia concretezza di un racconto cronachistico. Il tono cresce nell’ultima parte con il mirabile inciso alla corte di Napoli, l’incontro di Teano, la partenza di Caprera. Momenti questi in cui la verità storica e umana coincidono con delle schegge di autentica poesia filmica. Alberto Moravia, nella sua recensione al film uscita sul quotidiano Il Paese del 17 febbraio 1961, scrisse : “Viva l’Italia è un tentativo abbastanza riuscito di fare della storia contemporanea, storia del movimento stesso che si vive…La parte che assumono nel film, il re e la burocrazia piemontese , mi pare abbastanza giusta, anche se potrà essere irritante per molti, ma è scritta con una certa verità”.
Mimmo Mastrangelo
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