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Oprol-Cia: il governo ha riconosciuto l’oleoturismo

4/02/2022

Dopo il turismo culturale, il turismo sostenibile e l’enoturismo, il Governo ha riconosciuto anche l'oleoturismo, E’ stato firmato dal ministro dell’Agricoltura Stefano Patuanelli e da quello del Turismo Massimo Garavaglia il decreto attuativo sulla legge dell’oleoturismo che detta le linee guida e traccia gli indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per esercitare nel settore.

Tra i commenti favorevoli quello del presidente di Oprol-Cia Paolo Colonna. Oprol conta circa 3000 soci, di cui circa 2000 in provincia di Potenza e circa 1000 in provincia di Matera, e oltre 2.200 oliveti. La filiera è costituita dai soci olivicoltori, da 4 centri di raccolta olive situati a Lavello, Montescaglioso, Grassano e Ferrandina, da 4 tecnici agronomi presenti su tutto il territorio regionale, da 7 frantoi che producono olio extra vergine di oliva e commercializzano direttamente al consumatore finale, e da una rete commerciale indiretta che commercializza sempre direttamente al consumatore finale e quindi alle famiglie, in Italia e all’estero. La media aziendale è di 1,4 ettari. “Con l’oleoturismo si mette a valore una tradizione che in Italia, al pari di quella del vino, vanta un patrimonio inestimabile, fatto di tradizione, paesaggio ed esperienze da vivere negli oliveti e nei frantoi”.

L’oleoturismo diventa al pari dell’enoturismo, una attività agricola connessa ai sensi dell’articolo 2135 del Codice Civile. Tutte le attività di conoscenza dell’olio d’oliva consistono in:

· visite nei luoghi di coltura, di produzione o di esposizione degli strumenti utili alla coltivazione dell’ulivo;

· degustazioni e commercializzazione delle produzioni aziendali dell’olio d’oliva, anche in abbinamento ad alimenti (purché non si tratti di ristorazione in quanto soggetta ad altra disciplina);

· iniziative a carattere didattico e ricreativo nell’ambito dei luoghi di coltivazione e produzione.

OPROL è stata tra le prime OP a credere nell’oleoturismo con attività esperienziali tra gli olivi, degustazioni tematiche che hanno visto il coinvolgimento di molti produttori e dell’Istituto Alberghiero di Marconia. “L’olio è cultura, identità, territorio elementi che inevitabilmente caratterizzano e rendono appetibile una destinazione, il decreto attuativo rappresenta un importante passo che conferma la multifunzionalità dell’agricoltura che si apre a importanti sfide – continua Paolo Colonna – come quella che la nostra associata Giusi D’Oronzio sta portando avanti a Colobraro con il Museo dell’Olio e il suo oliveto secolare”

L’oleoturismo – aggiunge - nasce dalla necessità di valorizzare uno dei prodotti italiani, e pugliesi in particolare, tra i più apprezzati e venduti al mondo: l’Olio. Il principio sembra banale ma non lo è: permettere la conoscenza dell’olio d’oliva. Per far ciò è possibile regolamentare e organizzare visite nei luoghi di produzione e nei campi, prevedere eventi per la degustazione e la commercializzazione delle produzioni, e lanciare iniziative didattiche e ricreative. Il passaggio concorre al percorso per la promozione delle eccellenze agroalimentari, come l’extravergine d’oliva, a livello turistico e arricchisce l’offerta del turismo enogastronomico italiano.

L’Igp olio lucano dovrà dunque rappresentare un ambasciatore di qualità nel mondo per promuovere qualità e patrimonio territoriale con la sua arte e cultura. Una “scommessa” importante che si basa sul grande ruolo svolto dalla Op Oprol per garantire un valore aggiunto ai produttori.


La norma attuativa sull’oleoturismo può servire da slancio a un settore da tempo in sofferenza: unita a nuove strategie di vendita e alle risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) per l’innovazione dei frantoi, potremo portare valore aggiunto distribuito sul tutto il territorio italiano vocato all’olivicoltura. Solo valorizzando i nostri prodotti d’eccellenza, infatti, potremo dare opportunità commerciali all’agroalimentare Made in Italy che, altrimenti, scontando costi maggiori è relegato a subire la concorrenza e le logiche di mercato degli altri Paesi».



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