HOMEContattiDirettoreWebTvNewsNews SportCultura ed Eventi

Il rischio della solitudine e la ''famiglia'' interiore

19/12/2021

Enza Berardone ha pubblicato, in questi giorni, la sua seconda silloge di poesie, col titolo: Oltre me stessa, presentata, anche stavolta, dalla penetrante prefazione di Francesco D’Episcopo. Attendevamo la nuova raccolta di Berardone per passare, come adesso possiamo fare senza alcuna remora, dalla speranza alla certezza di avere finalmente una nuova, promettente e robusta voce poetica femminile, nel panorama lucano, dopo Rosa Maria Fusco, Luciana Gravina, Gina Labriola. E, ammesso che serva, possiamo sicuramente poggiare tale certezza anche sull’accoglienza positiva che il nuovo lavoro poetico ha avuto presso Graus, raffinato editore letterario napoletano, che tra i suoi autori storici annovera anche Alda Merini e Maurizio de Giovanni.
La continuità con la Stimmung della prima raccolta, ci offre l’occasione di sondare ancora meglio la cifra di una personalità, ma soprattutto di una “poetica”. Accostarsi alla poesia di Enza Berardone significa innanzitutto accedere a una poesia sfrondata dal mito di se stessa, che, anzi, irride la “poetologia” che sovente l’avvolge e sacralizza la parola, avvertendoci, con malinconica ironia, che c’è un linguaggio nelle cose della natura e nella stessa esperienza umana che trascende la capacità descrittiva delle parole “umane”: “..nessun posto è più dolce, feroce/ ingannevole delle parole;/ non cercatemi nelle mie,/ sono infinitamente oltre me stessa”. Una confessione anche sofferta, peraltro, soprattutto quando accade di essere abitati da una “pena” che “mai si consuma, lacera vene e parole,/ tace, geme, si ribella”.
La poesia di Enza Berardone è una poesia del raccoglimento e della solitudine, dal momento che raduna presso di sé i pensieri e ne fa un ritiro, una stanza gelosamente custodita. Ma, mai confortevole, mai riappacificante, perché, in questo spazio, dice la poetessa “sono vittima e carnefice,/ solitario leccio, passaggio/ di sconfinate nebbie”.
Per la Berardone, la solitudine non è un separarsi dal mondo, ma un riposizionarsi lateralmente al mondo, che esemplifica il “rischio” che la nostra esistenza attraversa costantemente nella sua esposizione all’essere e al mondo. Come sembra suggerirci Martin Heidegger, in pagine celebri di commento a Rilke, sono appunto i poeti ad arrischiarsi ancora di più in questo rischio, svelandolo e nominandolo. Ma, l’“io” solitario delle poesie scritte da Enza Berardone, come d’altronde in quelle della prima silloge, finisce in verità per circondarsi della compagnia intima, durevole e inattesa di volti, di ricordi, di luoghi, di voci, di “assenze” rese presenti. Come il Torquato Tasso delle Operette morali di Leopardi, la poetessa cerca nello spazio interiore della poesia i suoi “geni familiari”. Anzi, a volte, si fa ella stessa spettro per invitare al dialogo un “tu” anonimo, che può emergere dalla memoria personale della poetessa, ma che può essere lo stesso lettore: “Aspetto l’immortale passione,/ l’impenetrabile segreto dei tuoi occhi, / tutto accade, nulla persiste/ in questo disperato, fragile muro dei sensi”.
In questa cornice, gli elementi stessi del paesaggio fisico e ambientale del mondo sono recuperati come l’“esterno” che si rivela sempre il riflesso speculare dell’“interno” e con una intonazione e con cadenze musicali che si richiamano volutamente alla tradizione carducciana e pascoliana, con l’esito di una poesia che si confonde con la nostalgia della poesia stessa: “Tra candidi gigli e/ ghirlande di brina,/ il solitario canneto/ sputa burrasche e lontananze..”.
Enza Berardone sembra invitarci ad accettare il rischio della solitudine, per ritrovare e coltivare questa “famiglia” interiore, dove le angosce, le perdite e le gioie, seppure fugaci, possono ricongiungersi e illuminarsi a vicenda, rendendo la solitudine stessa attiva e creativa, un crogiuolo di empatie ritrovate, ed evitando così che essa sprofondi nella notte e nel silenzio, dove, per converso, il rischio è che germini e avanzi una “umanità/ che non si riconosce,/ disabitata, vuota”.
Ecco perché Oltre me stessa è un viaggio poetico che riconduce la poetessa al contempo sempre alle spalle di se stessa, nell’ennesimo raccoglimento, incardinato nel desiderio puro di felicità, che è annunciato dagli ultimi versi della raccolta: “..ma ora rincaso da sola/ e raggiungo un’altra solitudine”.

Francesco Bellusci
Professore di filosofia e storia al Liceo classico “Isabella Morra” di Senise



archivio

ALTRE NEWS

ALTRE NEWS
18/03/2026 - ''Pasolini a Barile e le beffe della storia''

Ho appreso a mezzo stampa dell’organizzazione di un importante evento previsto per domani nella suggestiva Barile, incentrato sulla immortale e appassionante figura di Pier Paolo Pasolini. Figura legata a filo doppio con la comunità e i paesaggi di Barile, scelti come autent...-->continua

18/03/2026 - Matera: programma della Cerimonia inaugurale del 20 marzo

Si arricchisce di nuovi dettagli il programma della Cerimonia inaugurale di Matera Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026, in programma il 20 marzo in coincidenza con la Giornata Internazionale della Felicità. L'evento si articola in quattro mo...-->continua

18/03/2026 - Quattro eventi lucani ricevono i marchi di qualità delle Pro Loco

Si è svolta mercoledì mattina a Roma nella prestigiosa sala della Lupa di Palazzo Montecitorio Camera dei Deputati la cerimonia di consegna dei marchi di qualità promossa dalla Rete Associativa di Terzo Settore Ente Pro Loco Italiane Aps guidata da Pasquale Ci...-->continua

18/03/2026 - Foreste mediterranee sotto i riflettori: a Potenza incontro su ricerca, gestione e sostenibilità

Potenza, 18 marzo 2026 – Si è svolta questa mattina all’Università degli Studi della Basilicata (Plesso ex Enaoli) una giornata di studi sul ruolo delle foreste mediterranee tra ricerca, gestione del territorio e sostenibilità. L’iniziativa ha riunito studiosi...-->continua

E NEWS









WEB TV



Agoraut - Associazione culturale di informazione territoriale - P.Iva: 01673320766 - Copyright� lasiritide.it - Webmaster: Armando Arleo