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| 'Non dimentichiamo Sant'Andrea Avellino nel V centenario dalla nascita' |
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10/06/2021 | In molte località italiane si stanno celebrando anniversari vari di personalità molto conosciute e, anche, di persone poco conosciute. Le varie istituzioni (regioni, comuni, associazioni, diocesi, ecc.) si sono organizzate per ricordarli, anche con l’emissione di francobolli commemorativi.
Più volte, su queste pagine, abbiamo scritto su sant’Andrea Avellino, il santo nato a Castronuovo di Sant’Andrea nel 1521.
Quest’anno ricorre il V centenario della sua nascita.
Come lucani dobbiamo constatare che, al momento, nonostante sollecitazioni e suggerimenti dati in modo ufficioso e ufficiale alle istituzioni civili e religiose preposte, nulla è stato programmato. Anzi, c’è un assordante silenzio.
Non c’è la giustificazione che le celebrazioni non vengono fatte a causa della pandemia, perché gli altri le stanno facendo. Certamente con modalità diverse che tengono conto della pandemia. Spesso, proprio per la situazione attuale, hanno iniziato le attività decidendo di prorogarle anche all’anno prossimo, per avere maggiore tempo per onorare e celebrare queste persone.
Suggerisco di fare la stessa cosa per sant’Andrea Avellino.
Qualche anno fa, il giornalista cattolico Vittorio Messori affermò che “Andrea Avellino, un tempo tra i più venerati, è diventato un Santo Disoccupato. Tanto noto e venerato quando era in vita, oggi molto trascurato”.
È un’amara constatazione. Rafforzerei quanto affermato da Messori aggiungendo “anche dai suoi conterranei”.
È vero. Si può pensare che le celebrazioni o si fanno o non si fanno non cambiano la situazione: ormai sant’Andrea Avellino è scritto nell’albo dei santi. «Salirò all’altare di Dio» furono le sue ultime parole pronunciate il 10 novembre 1608 sull’altare della Basilica napoletana di San Paolo Maggiore, prima di cadere. Non c’è neppure la giustificazione che le celebrazioni sono di tipo religiose, non interessano e contrastano con lo spirito di tante persone che hanno una formazione laica.
Questo illustre figlio della nostra terra è stato importante nella storia non solo perché religioso, ma anche perché era un uomo di cultura.
È stato uno scrittore.
Nel corso della sua lunga vita, ha scritto molte lettere sia per gli incarichi ricoperti nell’Ordine dei Chierici Regolari Teatini sia ai suoi devoti, per continuare a distanza la loro direzione spirituale.
Queste ultime lettere aveva l’abitudine di scriverle e poi farsele dettare da un suo aiutante, per trascriverle, al fine di conservarne copia affinché la direzione spirituale si potesse espletare in modo completo, seguendo un progetto logico e individualizzato.
Tale metodologia di archiviazione, oggi fatta utilizzando le fotocopie e il processo di scannerizzazione, è stata provvidenziale, perché ci ha permesso di avere una documentazione importante sul pensiero del Santo.
Le lettere di sant’Andrea Avellino furono pubblicate in due volumi nel 1731-1732.
Ha scritto, inoltre, molte opere che trattano della vita spirituale sotto diversi aspetti. Furono pubblicate in cinque volumi dal 1731 al 1734. Gli scritti originali sono custoditi nella Basilica di San Paolo Maggiore.
Dai suoi scritti emerge soprattutto l’uso regolato delle fonti, da quelle bibliche alle classiche, dai testi pedagogici a quelli storici.
Va approfondito il ruolo da lui avuto nella controriforma post tridentina e il suo rapporto con i nobili dell’epoca, di tutta Italia (e non solo), che facevano la fila per farsi seguire spiritualmente da lui. Ma anche la relazione con le persone più umili e con le persone malate che a lui si rivolgevano per avere conforto spirituale e materiale. Basti ricordare il suo ruolo avuto durante la peste di Milano del 1576 accanto a Carlo Borromeo che lo volle nella città lombarda.
Il Santo, in vita, operò molto durante la peste e, dopo la sua morte, esercitò una grande protezione delle città dove c’era questo flagello.
Quest’aspetto è stato mirabilmente ricordato dallo scultore lucano Antonio Masini sulla “porta della resurrezione”, montata nel mese di maggio 2013 nella Cappella-casa natale di sant’Andrea Avellino. Sull’anta destra sono raffigurati due malati di peste, un uomo e una donna (un corvo becca sulla sua testa), che invocano la grazia e sollevano le braccia verso il Santo, che ascende al cielo sorretto da un angelo.
Nei tumulti avvenuti nel 1585, in cui fu trucidato Giovan Vincenzo Starace, eletto della plebe, ritenuto responsabile della carestia che affliggeva la città, Andrea Avellino fece opera di pacificazione e mise anche a disposizione dei più bisognosi le risorse della sua famiglia religiosa.
Molte attività sono state svolte dal Comune del suo paese natale in occasione del IV centenario della morte (1608-2008) e del III centenario della Canonizzazione (1712-2012). È stato possibile grazie alla collaborazione spontanea e gratuita di tanti amici, anche non lucani, che con dedizione hanno messo a disposizione le loro professionalità, le loro competenze.
Le notizie su tali attività saranno tramandate alle future generazioni perché sono documentate su fonti scritte e su audiovisivi. La stessa cosa avverrà per ciò che faremo o che non faremo in occasione di questa ricorrenza.
Nicola Arbia
foto: Particolare della Porta della Resurrezione di Antonio Masini |
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