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| Emergenza ecologica: Senise può cambiare |
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28/02/2021 | Alcune immagini vanno guardate bene. Bisogna scansionarle. Come si fa con i tumori. Con le radiografie che mostrano le ossa rotte. Le lesioni cerebrali. Perché quando la tua comunità ha un tumore, devi riconoscerlo.
Quello nelle immagini è uno dei posti verdi più frequentati di Senise: “La diga”. A camminare lungo gli argini pedonali della diga la zoologia della monnezza è sorprendente: di fianco alle solite sigarette, lattine, bottiglie di alcolici (che già pongono quesiti sull’attenzione ai ragazzi), per spostarsi verso sacchi di immondizia pazientemente imbustata e abbandonate li secondo un piano premeditato. Bidoni di plastica, preservativi, bottigliette d’acqua, ricambi di automobili, copertoni, fazzoletti, cartoni di pizza. Un museo di monnezza nel cuore di un area protetta.
Purtroppo le emergenze ecologiche sono da anni un’orrida realtà nel senisese, un cult del panorama sociale e istituzionale: andate a visitare il torrente Serrapotamo ad esempio. Quando abbiamo imparato a vivere nell’indifferenza?
Non è superfluo sottolineare il fallimento delle amministrazioni susseguitesi negli anni e dei corpi responsabili di vigilanza. Ne consegue un’assenza assoluta di misure preventive (telecamere, ronde) e interventi di bonifica con incarichi affidati ad operatori ecologici. Un fallimento che non solo rivela una terrificante insensibilità ambientale, ma che è pure profondamente anticostituzionale, dato che con l’art. 9 la Costituzione italiana ‘’tutela dell’ambiente’’ e per la Corte costituzionale l’ambiente è ‘’un bene giuridico riconosciuto e tutelato da norme’’ e la sua protezione rappresenta un ‘’diritto fondamentale della persona umana’’, oltre che un ‘’valore costituzionale primario assieme a quello alla salute individuale e collettiva’’. (sentenze n. 210 e n. 641 del 1987).
 
Se non si combatte additando, ma aiutando, e se le istituzioni si sono dimostrate incapaci di far fronte questo tipo di emergenza, allora mi piacerebbe fare un appello a tutti i giovani, agli adulti e alle famiglie che frequentano pacificamente i nostri spazi verdi, numerosi e rispettosi: bisogna munirsi di sacchetto e guanti durante la prossima passeggiata. E fare ognuno la sua parte raccogliendo quel che si può. Il problema è risolvibile, è ristretto a pochi individui che fanno dell’inciviltà una ragione di vita. Senise è pieno di persone generoso, e io ne sono pienamente convinto. Se non impariamo a diventare cittadini del terzo millennio, in cui le parola ‘’sostenibilità’’ e ‘’solidarietà’’ saranno centrali, allora saremo presto esclusi davvero da ogni possibilità di ripresa.
Prendi un angolo del tuo paese
e fallo sacro,
vai a fargli visita prima di partire
e quanto torni.
Stai molto di più all’aria aperta.
Ascolta un anziano, lascia che parli della sua vita.
Leggi poesie ad alta voce.
Esprimi ammirazione per qualcuno.
Esci all’alba ogni tanto.
Passa un pò di tempo vicino ad un animale,
prova a sentire il mondo
con gli occhi di una mosca,
con le zampe di un cane.
-Franco Arminio
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Abbiamo bisogno di chi si accorga
di ció che accade nel corpo dei luoghi.
Tornare a parlare la lingua
dei sentieri.
Di gente che si innamori di una porta chiusa,
di una crepa su un muro.
Di chi si schieri con gli assenti.
Ci vuole la poesia di un passante
che si china a terra come
un tramonto, per raccoglie un rifiuto
e finisce con un bacio alla terra.
La rendita non ci salva più,
la generosità urge nelle vene,
nelle notti di tutti.
Bisogna rompere il silenzio
dei sassi che ci portiamo in cuore.
Camminare per sanare le ferite
inflitte ai luoghi abbandonati,
ai popoli costretti ad emigrare.
Mettersi in cammino per stare bene,
mettere in cammino le idee.
Sentire che in un sasso
c’è ancora un luogo chiamato casa.
Nicola De Lillo
Nicola è dottorando di astrofisica presso l'università di Glasgow e cura la pagina di poesia e riflessioni su instagam @nicdelillo
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