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| Libera Basilicata: inizia la fase 2 |
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4/05/2020 | Oggi inizia la cosiddetta fase 2, ma continuiamo a vivere in una condizione di inedita emergenza e anche di straordinaria incertezza, di cui nemmeno il mondo scientifico viene a capo pienamente e i messaggi ufficiali istituzionali non hanno sempre la chiarezza necessaria anzi, con l’intento di orientarci nei meandri della nostra vita quotidiana, spesso generano ambiguità interpretative e insicurezze.
Crescono le fragilità degli anziani, si estende l’area della marginalità grave e si allarga la fascia dei nuovi poveri che si aggiunge all’esercito di indigenti.
Inizia la fase 2, ma i cittadini non sono più sicuri tanto meno si sentono più protetti. Le donne e gli uomini di questa regione si sono dimostrati più che all’altezza della situazione, le complicazioni sono intervenute, molte volte, per le scelte improvvide delle istituzioni.
Inizia la fase 2, e i dispositivi di sicurezza individuali non sono ancora diffusi su tutto il territorio regionale. La gestione degli spazi comuni, a cominciare da mense e spogliatoi, in molti casi, non sono ancora consoni con il rispetto del distanziamento sociale e sottoposti a frequente areazione e pulizia quotidiana.
Rimane il problema ancora aperto di tutti i lavoratori fragili (immunodepressi o con patologie croniche) che sono esposti a maggior rischio in caso di contagio da coronavirus. Ad oggi per loro non c’è ancora una soluzione definitiva.
Inizia la fase 2, ed è strano che inizi autorizzando le scommesse e, fra qualche giorno, i giochi d’azzardo. Sappiamo tutti che l’azzardo (che non è un gioco) in Italia è una vera epidemia sociale, che coinvolge soprattutto persone più fragili con altre “malattie sociali pregresse”. È di fatto una tassa sui poveri, che non di rado dilapidano i pochi denari risucchiati in spirali di dipendenza nelle quali affondano intere famiglie.
Inizia la fase 2, con la paura di nuovi focolai in Basilicata e un sistema sanitario fragile e disorientato dove spesso è messo in contrapposizione il diritto al lavoro con il diritto alla salute. E’ indispensabile far capire a tutti che prima di ogni cosa occorre garantire il diritto alla salute e alla sicurezza!
Con la riapertura non può assolutamente ripartire il contagio, sarebbe un danno enorme per la collettività e l’economia. C'è solo un modo per fermare il contagio, mettere veramente in sicurezza i luoghi di lavoro ed evitare che si contagino e muoiano ancora migliaia di persone. Occorre fare, subito, i test sierologici e i tamponi a tutti i lavoratori e a tutti i cittadini che lo chiedono.
Solo così possiamo isolare chi ha contratto il virus e accoglierlo in strutture apposite e non nel loro nucleo famigliare, ed essere sicuri che sul territorio ritorni solo la parte di popolazione guarita.
In questo modo, con uno screening generalizzato, potremo sperare di riprendere e riqualificare tutte e subito le attività della nostra vita.
Abbiamo bisogno di un impegno per costruire un futuro davvero nuovo. Non scambiamo per futuro il ritorno a una normalità malata! La lotta contro la pandemia può e deve essere anche l’occasione per risanare la nostra democrazia!
Segreteria
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