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Caterina Pisto:la radio ai tempi del Covid e il legame con la terra d’origine

24/04/2020

Si augura sempre Caterina Pisto, di poter ritornare nella propria terra natia un giorno, con una valigia piena di idee e progetti da realizzare. Un augurio il suo, che speriamo possa realizzarsi presto per lei e per tutti quei professionisti non residenti in Basilicata che, come la dottoressa Pisto, desiderano tornare nella loro regione, in vista di concrete opportunità lavorative e professionali.

Originaria di Policoro, Caterina Pisto si trasferisce a Bologna giovanissima e dopo la laurea in DAMS e una formazione specifica in regia, sceneggiatura e videoreporter degli eventi culturali ( Master di Alta Formazione), mostra sempre più interesse verso gli aspetti sociologici e pedagogici dell’arte e della comunicazione. Realizza negli anni vari documentari sociali, sperimentando nel tempo progetti di web tv, realizzazione di festival, con una breve tappa anche nel mondo del teatro.

Dal 2014 si occupa di progettazione per Mosaico di Solidarietà e dal 2016 ha ideato e coordina il progetto di web radio Alta Frequenza, la prima web radio partecipata e tematica che vede protagonisti i giovani, in particolare i migranti presenti sul territorio bolognese. Un progetto promosso dall’Associazione Mosaico di Solidarietà, che vede il patrocinio del Comune di Bologna e in collaborazione con una vasta rete di associazioni del territorio metropolitano di Bologna.

Curiosa e aperta alle sperimentazioni, di Caterina Pisto mi ha sempre colpito la forza e la determinazione di ogni sua azione artistica e professionale, sempre protese verso un impegno civile e sociale.





Caterina Pisto, creativa a 360 gradi ormai a Bologna da tantissimi anni; che legame conservi con la tua regione d’origine, la Basilicata?

Non mi ritengo una creativa, piuttosto un’artigiana. Senza entrare in dibattiti estetici, mi piace plasmare forme e contenuti diversi, senza privilegiare una o l’altra categoria. Dipende dalla materia comunicativa. Il mio è stato un percorso vario e sempre in divenire: da una breve sperimentazione teatrale mi sono ritrovata nell’organizzazione di un festival cinematografico, per arrivare al documentario sociale; dall’esperienza di una webtv tematica legata al mondo del libro –TVBOOK, nata dopo un corso di alta formazione - sono approdata alla radio, più precisamente una web radio – Alta Frequenza - e in mezzo ci sono statetante altre “arti e mestieri”, alcune sono quelle narrate e rappresentante in molti film in cui i protagonisti col fuoco sacro della recitazione sognano di diventare attori di Broadway, ma prima di arrivare al provino che farà svoltare loro la vita si adoperano tra un lavoro e l’altro. Tutte esperienze che mi hanno dato davvero tanto a livello umano e formativo: “impara l’arte e mettila da parte”, per tornare all’artigianato.
Della mia terra mi porto appresso le mie radici, fatte di lavoro manuale dei campi, di tradizioni orali, del fare con inventiva e con poco, perché si aveva poco. Mi porto appresso il cinema Graziella dove è nata la mia passione per la settima arte e mi ha portata a Bologna per studiare al DAMS. Cinema chiuso a metà anni 80 e trasformato in supermercato.
Mi porto appresso le mani callose di mio padre mentre suonavala fisarmonica durante le ricorrenze e le cene allargate in famiglia e agli amici; i vestiti cuciti a mano da mia madre, i mille giochi inventati e fatti per strada, le feste e la discoteca organizzate in casa con l’impianto stereo e i dischi in vinile, 33 e 45 giri. Insomma mi porto appresso proprio quella manualità e quell’inventiva tipica di chi fa con le mani, ma dietro c’è testa e tanto cuore. Mi porto quella comunità verace fatta di contatti reali.
Concludo, altrimenti la mia lista sarebbe infinita: mi porto appresso il mare che per forza di cose ti spinge a guardare sempre verso l’orizzonte per sconfinare, a immaginare che c’è dell’ altro,altrove. Questo è il legame che ho con la mia terra, che passo a trovare spesso, il richiamo è forte. Se vogliamo usare una metafora, la Basilicata, in particolare Policoro, è la mia Itaca. Con il sogno di ritornarvi per restare.




Come nasce il progetto della radio web Alta Frequenza di cui sei ideatrice e coordinatrice?

Alta Frequenza nasce da un desiderio e da un bisogno: quella di creare uno spazio culturale e un luogo di incontro – on line e off line – per i giovani, che parli il loro linguaggio, ma con l’intenzione di trasmettere e sensibilizzare i cittadini sui temi dell’inclusione sociale e culturale dei migranti presenti sul territorio metropolitano bolognese, in modo da tradursi in gesti di cittadinanza attiva e solidarietà.
Sono dell’opinione che esiste un obbligo di accoglienza nei confronti degli stranieri che arrivano sul nostro territorio, sia per chi chiede asilo e protezione ma anche per chi fugge o parte da luoghi che non offrono prospettive di vita migliori. Esiste l'obbligo di riconoscere, condividere e valorizzare le diversità culturali così come riconoscere le possibili intelligenze creative dei giovani stranieri cresciuti in Italia. Diventa quindi necessario avviare politiche e azioni di integrazione inclusive, o meglio, cominciare a comprendere il valore del meticciato e dell’intreccio di culture altre. La mescolanza, le differenze generano nuove prospettive, sempre.
Oltre all’assistenza e all’accoglienza di base era importante creare uno spazio, un luogo dove dar voce e ascolto, non solo per comprendere i motivi che hanno spinto tanti giovani ad affrontare viaggi estenuanti e pericolosi, ma per ascoltare le loro storie, paure, speranze, desideri e possibilità.
Alta Frequenza è nata con lo scopo di ascoltarli, conoscerli e cercare di abbattere barriere e pregiudizi. Minimo comune denominatore del progetto è il desiderio di vivere in una società multietnica e interculturale che contribuisca a creare una nuova visione del mondo.
Nel 2015 ho proposto l’idea all’Associazione Mosaico di Solidarietà Onlus, una ODV che dal 1995 si occupa di progetti di inclusione sociale sul territorio Bolognese. Ha subito creduto nelle potenzialità del progetto e ne è diventatapromotrice. E dal 2016 siamo partiti con quest’avventura, faticosa e bella. La bellezza risiede nelle persone e nella metodologia: i ragazzi e le ragazze provenienti da contesti culturali e sociali diversi; la peereducation che li rende protagonisti attivi, il fare “con” e non “per”, il valore aggiunto di Alta Frequenza.

Alta Frequenza: come mai questo nome?
Il nome prende spunto dalla nozione di lunghezza d’onda, di frequenza e di come esse siano correlate. Maggiore è la frequenza, minore è la lunghezza d’onda ( così come rappresentato dal logo): più onde si creano più corta diventa la distanza tra loro.
Alta Frequenza si propone di diventare uno strumento volto all’avvicinamento e alla riduzione delle distanze, per creare “onde” virtuose contro ogni forma di esclusione sociale. La conoscenza, l’incontro e lo scambio sono alla base di ogni società accogliente ed empatica.


Il tuo impegno professionale umano, culturale e sociale sono sempre andati di pari passo,Quali sono le difficoltà nella società di oggi nel tener uniti tutti questi aspetti?

La difficoltà risiede nel comprendere quanto siano legati assieme questi tre elementi da un rapporto direi imprescindibile: non c’è cultura senza umanità e non c’è umanità senza coesione e responsabilità sociale. La cultura deve tendere sempre verso lo sviluppo sociale, altrimenti è mera ripetizione e riproduzione di se stessa. Cultura è slancio sociale, diversamente è solo intellettualismo da salotto.
Del resto direi che quasi tutte le espressioni artistiche, dalla musica alla pittura, dalla scultura al teatro fino ad arrivare al cinema e ai nuovi media, nascono da esigenze sociali e collettive che poidiventano espressione individuale. L’umanità della cultura risiede nel suo essere capace di trasferire e trasmettere non solo conoscenze ma anche valori.



"Come l'Arte, la Cultura e l'informazione devono secondo te affrontare un momento così delicato come questo del corona virus? Quali le potenzialità e il valore della cultura intesa nella sua accezione più ampia, in un momento di crisi come questo?

L’informazione è vittima del nostro tempo: velocità e appiattimento, l’essere sempre dentro la notizia a qualunque costo. Non esiste una vera controinformazione e ci ritroviamo in balia delle fake news da social network. Tutto questo porta alla poca capacità di discernimento, di lettura oltre il testo. Condizione che per forza di cose si trasferisce anche nella cultura tout court, sempre più mainstream e omologata. Un po’ quello che succede nel suo complesso all’uomo in questa epoca antropocentrica. Il consumismo globalizzato ha creato enormi divari economici e culturali, producendo ricchezza per pochi e impoverimento per molti, decadimento che per forza di cose tocca anche la sfera culturale di gran parte dell’umanità.
In questo periodo di chiusura e di clausura forzata, riprendersi il proprio tempo per fermarsi e pensare ad un nuovo riconoscimento di se stessi potrebbe farci scoprire o riscoprire quali sono i nostri veri bisogni e di conseguenza produrre nuovi contenuti culturali, nuovi approcci all’arte in tutte le sue forme.
Come ogni epoca storica in cui si è vissuto un momento di forte dialettica, la risoluzione non potrà che generare una nuova linfa creatrice, una nuova produzione di senso che toccherà tutti gli ambiti della produzione umana: dall’economia all’informazione, dall’ambiente alla cultura.


In questo tempo di coronavirus cosa state proponendo con la vostra web radio? E per ascoltarvi cosa bisogna fare?

Abbiamo lanciato un hastag #altafrequenzasifadacasa e una nuova rubrica Home Radio. La piattaforma di Alta Frequenza è a disposizione per creare uno spazio collaborativo dove ognuno potrà contribuire a raccontare il momento che stiamo vivendo attraverso storie, musica, testi o inviando i propri brani preferiti.
Senza dimenticare la mission dell’iniziativa, sempre pronta ad accogliere le voci di tutti. Anche di coloro che non possono #restarea casa perché continuano a svolgere il proprio lavoro. Per tutti insomma nessuno escluso.
Attraverso i social lanciamo un tema diverso ogni settimana, per tracciare un percorso emozionale e relazionale, per dare voce a tutte le sfumature dell’animo umano e per mettere in contatto seppur virtualmente tutti noi con la nostra nuova quotidianità.
Si possono registrare i propri contenuti utilizzando il proprio smartphone o per chi ne fosse in possesso utilizzando altri devices per la registrazione di materiali audio ( in formato mp3, durata massima 5 minuti) e inviarli all’indirizzo mail della redazione: redazionealtafrequenza@gmail.com
La radio si può ascoltare attraverso il nostro sito www.radioaltafrequenza.it oppure diventando follower sulla piattaforma Spreaker: www.spreaker.com/user/radioaltafrequenza o scaricando l’App di Spreaker disponibile sia per Ios che per Android.
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Roberta La Guardia



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