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Lettera aperta agli operatori commerciali e imprenditoriali

21/04/2020

Si presenteranno a voi ben vestiti e con modi gentili. Magari li conoscete da tempo o ve li presenterà qualche amico di vostra fiducia.
Vi diranno che comprendono le difficoltà del momento e condivideranno tutta la vostra rabbia nei confronti di chi in questi giorni vi sta promettendo aiuto ma senza farvi vedere, ancora, neanche l’ombra dei soldi di cui avete bisogno.
Loro invece i soldi ve li porteranno sul palmo di una mano, saranno pronti a consegnarveli in massimo 48 ore, una banconota sull’altra, e ve li presteranno con interessi bassissimi: anche all’1,5%, massimo al 2%. Roba da far impallidire qualunque banca, anche la più disponibile.
Vi saranno molto utili quei soldi, soprattutto nelle settimane e nei mesi che verranno.
Pagherete le tasse, i mutui e i tributi che in questo periodo di chiusura totale non avete potuto onorare. Se poi nel frattempo arriveranno anche i soldi previsti dai vari interventi di sostegno statale, allora insieme a questi vi serviranno a rilanciare le vostre attività o quantomeno a farle ripartire.
Senza trascurare, poi, che se in tempi cupi come questi, un minimo di burocrazia per un contributo economico sarà comunque indispensabile, a loro invece sarà sufficiente solo la vostra parola. E a voi non sembrerà vero. Poi magari, più in là, vi chiederanno qualche piccolo favore, anche il più insignificante; quel che basta, insomma, per farvi sentire in obbligo nei loro confronti, per consolidare quel rapporto che si è creato, e che loro col tempo chiameranno sempre più collaborazione: ma soprattutto, per non toglierveli più fra i piedi.
Perché di questo si tratta. Andando avanti – non subito, ovviamente, ma appena le vostre attività ritorneranno ad avere delle entrate – loro alzeranno gli interessi pattuiti inizialmente, si sentiranno autorizzati a mettere sempre più testa nei vostri affari e voi pian piano inizierete a capire che stanno diventando padroni a casa vostra.
Tutto sarà sempre più sotto il loro controllo: i bilanci, le scelte imprenditoriali, le assunzioni e i licenziamenti, i vostri conti bancari, entrate e uscite, finanche la vostra vita familiare. Conosceranno tutte le vostre abitudini, i vostri punti deboli, vi telefoneranno a qualunque ora, e a qualunque ora ve li vedrete presentare a casa per un caffè o anche per una cena da improvvisare.
Quando poi vi accorgerete che di quel minimo guadagno che inizierete a registrare – finalmente fra chissà quanti mesi e dopo tanti sacrifici –, vi resterà in tasca giusto il necessario per mangiare, sarà troppo tardi. Allora voi sarete già completamente nelle loro mani. E non vi basterà neanche restituirgli i soldi che pretenderanno con la montagna di interessi che nel frattempo sono maturati – ammesso che da qualche parte li troverete – perché non è neanche più quello che vorranno. A loro interesseranno solo le vostre attività, quelle per le quali un giorno uscendo dall’inferno del coronavirus, vi eravate gettati inconsapevolmente in quest’altro inferno che si chiama usura.
Capiamo che il momento è difficile e tragico, e saranno pure farraginose le varie macchine di sostegno previste dalle leggi che in queste ore si stanno mettendo in moto per venirvi incontro, ma è l’unico modo per tenervi in piedi in questa precarietà globale, perché se invece vi affidate alle persone sbagliate l’inferno che vi aspetta non sarà certamente migliore di quello dal quale tutti insieme si sta cercando ora di uscire.

don Marcello Cozzi



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