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| A Senise iniziativa di 'Libera,nomi e numeri contro le mafie' |
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15/12/2019 | Domani 16 dicembre alle ore 18.00 nel complesso San Francesco a Senise don Marcello Cozzi parlerà di ‘Lupare Rosa – Storie di amore, sangue e onore’, il suo ultimo libro. L’iniziativa sarà anche l’occasione per presentare la nascita di una sezione locale dell’associazione ‘’Libera, nomi e numeri contro le mafie’’, con la partecipazione di Gerardo Melchionda, referente regionale dell’associazione. L’idea, concretizzata nei mesi scorsi, è quella di creare un presidio che, partendo dall’asse Senise-Sant’Arcangelo, possa coinvolgere cittadini, associazioni, istituzioni, cooperative, scuole dell’intero versante tra le valli del Sinni, dell’Agri, del Sarmento e del Serrapotamo. Libera è, infatti, una rete di associazioni, cooperative sociali, movimenti e gruppi, scuole, sindacati, diocesi e parrocchie, gruppi scout, coinvolti in un impegno non solo “contro” le mafie, la corruzione, i fenomeni di criminalità e chi li alimenta, ma profondamente “per”: per la giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una politica trasparente, per una legalità democratica fondata sull’uguaglianza, per una memoria viva e condivisa, per una cittadinanza all’altezza dello spirito e delle speranze della Costituzione. Proprio l’anno prossimo festeggerà i 25 anni di attività. Nata nel 1995, negli anni immediatamente successivi alle terribili stragi mafiose, LIbera ha mantenuto fede a alcuni orientamenti etici e pratici. Il primo è la continuità. Si possono avere belle idee di partenza, ma poi bisogna realizzarle con la tenacia e l’impegno quotidiano. Il secondo è la proposta. Il contrasto alle mafie e alla corruzione non può reggersi solo sull’indignazione: deve seguire la proposta e il progetto. Il terzo è stato il “noi”, cioè la condivisione e la corresponsabilità. Le mafie e la corruzione sono un problema non solo criminale ma sociale e culturale, da affrontare unendo le forze.
«In tutti questi anni la ’ndrangheta l’ho vista negli occhi spenti e rassegnati di chi subisce impotente le sue angherie senza la minima capacità di alzare la testa; l’ho incrociata nella vita ridotta a brandelli di chi invece quella testa l’ha alzata pur consapevole di aver ormai perso tutto, tranne la propria dignità; l’ho ascoltata nel racconto infinito di chi parlandoti del fratello, del padre, del figlio le cui vite innocenti sono state stroncate dalla bestia mafiosa, è come se in un certo senso ti volesse infondere quella rabbia, quel dolore e con essi quell’ansia inestinguibile di verità e di giustizia in virtù delle quali mai fermarsi o arrendersi. E l’ho toccata con mano, infine, nel tormento indicibile di chi a quel mondo è appartenuto, ne è stato servo e cortigiano, nel suo nome ha ucciso e sparso sangue, finché i morsi della coscienza non hanno iniziato a divorarlo gettandolo in un baratro senza fondo. Regole, onore, codici, sono state le parole con le quali più frequentemente mi sono confrontato; e se da un lato gli affari, i soldi e la sete di potere mi sembravano essere il motore di questa macchina infernale che da secoli divora questa tua terra meravigliosa, la Calabria – ma anche e sempre più il Paese intero –, dall’altro lato, storie di donne e di uomini che si prendono e si lasciano, mentre dappertutto nel mondo scivolano sui binari di una banale seppur triste normalità, qui dalle tue parti e laddove il codice mafioso regola la vita di tanta gente, mi sono sembrate da subito la cartina tornasole più genuina di cosa sia in fondo la ’ndrangheta. Nonostante la modernità, le evoluzioni, la globalizzazione: “immutabile”, come mi dicesti tu quel giorno».
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