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Shen Palji, per un giorno, Capitale Europea della Cultura Arbėreshe

15/10/2019

In una splendida giornata di ottobre, piena di sole e di calore, sotto un cielo limpido e sereno, davanti a un paesaggio rurale, che si va colorando d’autunno, San Paolo Albanese, Shen Palji, e la sua comunitą hanno vissuto, ieri, la lusinghiera esperienza di essere, per un giorno, Capitale Europea della Cultura Arbėreshe.
Con tale investitura, ricevuta dalla Fondazione Matera 2019, il paese ha avuto l’opportunitą di stimolare la curiositą, l’attenzione e la memoria dei visitatori verso il patrimonio naturale e culturale e la vita di comunitą di un borgo, dove vive, da oltre cinque secoli, una minoranza di origine albanese.
Seguendo i suoni dei vecchi strumenti musicali del posto, karramłnxat e surdullinat, i canti, kėnkat e vhjeshet, e le danze, vallja e tarandeljėza me kėmbėzėn del gruppo di San Paolo e degli altri sette paesi di origine arbėreshe intervenuti, una moltitudine di curiosi ha riempito le vie del paese, katundit, scoprendo, attraverso le vie, udhat, i vicoli, rrugat, e il vicinato, gjitunia, un’altra lingua, gljuha: l’“aljbėrisht” Shen Paljit.
Ha visitato il Museo della Cultura Arbėreshe, con l’esposizione degli oggetti della cultura materiale, con la descrizione dell’abito da sposa, del ciclo di trasformazione della ginestra, sparta, del telaio, argaljia.
Papas_sanpaolo14-10-19.jpgMolti hanno ascoltato la Sacra Liturgia domenicale in rito greco bizantino, concelebrata, nell’occasione, dal papąs di San Paolo e di San Cosmo Albanese; alcuni hanno anche fatto la Comunione con il pane e il vino; e si sono attardati ad ammirare la bellezze delle tantissime icone esposte nella Chiesa Madre “Esaltazione Santa Croce”.
A termine delle esibizioni serali un pubblico sempre pił affascinato e rapito ha potuto apprezzare tutta la ricchezza di valori contenuti nell’impareggiabile racconto della cerimonia nuziale, il tradizionale matrimonio arbėresh.
Č seguito, a fine giornata, la degustazione di prodotti tipici locali: le crespelle con formaggio, petullat me djathtė, e la pasta di casa con la mollica di pane, shėtridėljat me dėrrudhaz.
La giornata Shen Paljit, Capitale Europea della Cultura Arbėreshe č stata un tuffo e una immersione, senza passatismo e senza nostalgia, nella storia viva di un borgo arbėresh testimone di
una civiltą, che conserva parole, racconti, suoni, saperi, oggetti, luoghi, patrimoni naturali e culturali di un mondo rurale, contadino, mantenutosi meravigliosamente originale e integro, malgrado le radicali trasformazioni intervenute negli ultimi cinquant’anni. Anzi i contenuti del patrimonio sono cresciuti di qualitą e di valore ed hanno allargato i loro orizzonti.
capital_europ_arberesch.jpg
In una campagna che si sta vestendo, oggi, dei colori di autunno, lo stesso ambiente, ancora coltivato dalla antichissima sapienza contadina del posto, e il paesaggio identitario, costruito da una comunitą docile e conciliante con la natura e sempre presente con molti dei suoi tradizionali lavori, mantengono la loro secolare armonia con il territorio, usando le risorse, che la natura mette a disposizione, con la misura della cultura e della ecoantropologia.
A San Paolo Albanese, dove il rapporto sociale č un «dato ambientale», viverci significa riportare e indurre a rapportare il mondo fisico a coloro che ci abitano, alla loro storia, alla loro cultura; aiuta ad identificare “l’anima della natura con l’anima dell’uomo”, proprio come insegnava nel VI secolo a.c. Parmenide nella Scuola di Elea, la cittą dell’Antica Lucania.
Nei giorni scorsi, il Senato della Repubblica Italiana ha approvato la Convenzione di Faro; si attende, ora, la definitiva via libera alla ratifica della Camera dei deputati. Dopo il varo da parte del Consiglio d’Europa a Faro, nell’ottobre del 2005, si prospetta nei prossimi mesi la approvazione da parte del Parlamento Italiano di un atto, che ci riguarda da vicino e che con la giornata di ieri siamo pił che mai interessati a veder presto adottato e reso esecutivo: un atto che riconosce nel patrimonio culturale un fattore essenziale per la crescita sostenibile del territorio e per la comprensione del rapporto tra il patrimonio stesso e le comunitą che lo hanno prodotto ed ospitato. La conoscenza e l’uso dell’ereditą culturale sono riconosciuti come “diritto umano”.
L’insieme di risorse ereditate dal passato va promosso, quindi, come interesse pubblico, con un processo partecipativo finalizzato alla conservazione e alla valorizzazione per lo sviluppo durevole e per la qualitą della vita.
Tra le risorse ereditate dal passato Shen Palji ha interesse a conservare e valorizzare, prima fra tutte, la peculiaritą di “isola linguistica arbėreshe”: la lingua parlata arbėreshe, l’“aljbėrisht”, a gravissimo rischio di estinzione. Se si perde la lingua, non si perdono solo le parole, ma anche le origini. La lingua trascende il vocabolario, la grammatica e la sintassi; č una parte importante della persona; č la vita. E per tenerla in vita, la comunitą locale ha bisogno di continuare a parlarla, a mantenerla come lingua non solo della “conoscenza” ma anche del “cuore”. Nei miei ricordi sentimentalmente pił vivi, c’č un patrimonio di natura e di cultura Shen Paljit : banxhurna ka Karnara, la peonia selvatica del monte Carnara. E ricordo le parole di una canzone popolare, ispirata a questo bellissimo fiore spontaneo, che cantavamo da giovani: “kėto vashasitė e tona ēė na undruan si xhinduldhona, faqe kuqe si koqe sheg, si banxhurna tek njė breg”.
“Le parole sono vita” dice Haruki Murakami, lo scrittore giapponese che proprio in questi giorni ha vinto il “Premio Nobel per la letteratura”.

Annibale Formica



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