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Nei suoi amati presepi il ricordo di Francesco Petrocelli

3/01/2019

Qualcuno ha scritto che quando una persona che stimiamo se ne va via per sempre, è difficile imparare a vivere con quel vuoto profondo che si spalanca all’improvviso e che pian piano cerchiamo di far cicatrizzare. Anche se alcune ferite non si cicatrizzano mai completamente. E’ vero. Le feste natalizie, che stanno passando, hanno aumentato questi ricordi e mi hanno dato la spinta per parlare di un amico che un mese fa ci ha lasciato; una persona umile, un lavoratore instancabile ma soprattutto lo definirei un presepiale di quelli che oggi si possono contare sulla punta delle dita, nonostante sia cambiata l’arte di costruire un presepe. Sto parlando dell’amico Francesco Petrocelli, un vero artista, un creativo nell’elaborazione e costruzione del presepe che ha saputo, anno dopo anno, dare un’impronta diversa ai suoi presepi. L’idea di far conoscere le sue opere nasce il giorno dopo la sua morte, quando il parroco don Pino Marino pensò di far allestire un presepe in qualche casa del centro storico di Senise con i pezzi lasciati in eredità ai suoi familiari. L’idea piacque ma venne successivamente scartata, perché c’è la Cappellina di San Biagio a disposizione per far ammirare il presepe per tutte le festività natalizie. Detto Fatto! Vincenzo Tuzio si mette all’opera e in poco tempo nasce quel presepe che da tanti anni, l’amico Francesco, al quale era molto legato, aveva saputo far nascere nelle varie abitazioni in cui si era trasferito a causa della frana del 1986, usandolo come momenti di evangelizzazione e di preghiera personale e di gruppo. Presepi artistici ma anche culturali costruiti, in prevalenza, con materiali di scarto che raccoglieva tutto l’anno e conservava gelosamente. “Per me è una compagnia – mi diceva spesso – durante la giornata mi soffermo spesso nel contemplare il mistero della natività e recitare il Santo Rosario”. Era sempre il primo ad allestirlo ( prima della festa dell’Immacolata) e l’ultimo a disfarlo (nella prima settimana di febbraio). Nonostante la sua ritrosia a mettersi in mostra, mi raccontava che nel 1977, in occasione della mostra dei presepi istituita dal parroco don Vincenzo Iacovino, vinse la coppa del primo premio, come la migliore opera presepiale dell’epoca.



Tante sono le foto dei suoi presenti e non posso proporle tutte. Ne ho scelte alcune, forse le più belle, che potrete ammirare alla fine di questo mio scritto. Ma Franco era anche un e-book di detti paesani che usava spesso nei suoi discorsi per far capire meglio il significato del suo parlare schietto e senza fronzoli.
Come ad esempio: “Non dire mai al vicino quando renderò l’orto al mulino” o come “Chi dice tutte le sue parole perde tutto il suo valore”. Moniti ancora validi al mondo di oggi per difendersi dalle persone invidiose o da quelle che cercano spesso di colpirti con calunnie infondate.

Vincenzo Terracina





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