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Conferenza stampa di ‘Le Terre Rosse’ di Giovanni Brancale

6/12/2018

Azione, sogni, la forza della storia che non si può fermare. La parabola di giovani garibaldini di un piccolo villaggio dell'entroterra che non sembra tanto lontana dalle aspirazioni di tanti ragazzi di oggi. Vincitore dell'Hollywood International Moving Picture Festival e del Taurasi Film Festival, presentato ai festival di Mumbay, Napoli e Los Angeles e finalista alla Mostra del Cinema di Taranto, 'Le Terre Rosse' di Giovanni Brancale è tratto dal romanzo 'Il Rinnegato' di Giuseppe Brancale, (edito da Polistampa). Il film, prodotto dalla Estravagofilm e co-finanziato tramite crowdfunding, racconta del fenomeno del Brigantaggio in Basilicata, a partire dalle vicende di alcuni giovani ex-garibaldini che, crollato il sogno di riscatto nell'Italia post-unitaria, cercano una via di fuga nell'emigrazione o nelle bande criminali o nell'alternativa incarnata da Giuseppe Prestone, 'Il rinnegato', nell'immaginario paese lucano di Migalli, nel periodo che va dal 1860 al 1887.

Ambientato nell'Ottocento, il film affronta un tema sempre attuale e universale, quello degli ultimi in lotta contro l'oppressione. I protagonisti sono i 'dimenticati dalla storia', come recita il sottotitolo: le loro esperienze hanno come filo conduttore la patria, una 'terra rossa' macchiata dalla lotta per la propria indipendenza. Ma è la loro vita a cambiare la storia nel profondo.
Il film di Giovanni Brancale, (lucano di origini, medico, è di Sant’Arcangelo e vive a Firenze) parte proprio dal fenomeno postunitario, per approfondire maggiormente le microstorie di una comunità lucana. 'Le terre rosse' è tratto dal romanzo 'Il Rinnegato' dello scrittore Giuseppe Brancale (1925-1979), padre del regista; segue le vicende di un personaggio, Giuseppe Prestone (interpretato da Simone Càstano), e la comunità di cui fa parte, nell'arco temporale di 27 anni, dal 1860 fino a 1887.
Il regista cerca dunque di analizzare un preciso periodo storico nella sua terra di origine, per raccontarne le vicende che hanno come elemento conduttore la terra, intesa come patria, luogo di origine ed "imprinting".
Il film è stato girato interamente in Basilicata, nel Vulture, dove si sviluppò il fenomeno del Brigantaggio, e nella Valle dell'Agri: quindi ad Aliano, per omaggiare la figura di Carlo Levi, a Sant'Arcangelo, e ancora a Brindisi di Montagna, tra i Sassi e nel materano, utilizzando, i volti, i costumi, la lingua, i luoghi che ancora conservano assonanze storiche e culturali.
La realizzazione del film si avvale della esperienza dello scenografo Gaetano Russo e dispone della collaborazione attiva del CineClub “Vittorio De Sica” che da oltre venti anni opera nella diffusione della cultura cinematografica. Il film di Brancale è il primo di una trilogia che la casa di produzione Estravagofilm intende portare a compimento.


La fotografia è affidata a Francesco Ritondale. Al trucco Valentina Parisi. Ai costumi Antonella Agatiello. La scenografia è diretta da Gaetano Russo con la sua troupe (Mariantonietta Salvatore e Giuseppe Di Santo).
Il cast, interamente lucano, si avvale degli attori Valentina D’Andrea (Lucia), Simone Càstano (Giuseppe Prestone), Gerardo Cammarelle (Don Vincenzo), Luisa Larotonda (moglie de Lo Sciacallo), Chiara Lostaglio, (Lucia), Saverio Archetti (Contarini piccolo), Maurizio Cicchetti (Contarini grande), Camillo Marcello Ciorciaro (Mascarella), Erminio Truncellito (Lo Sciacallo), Giuseppe Ranoia (Gian Maria), Emanuele Asprella (Melarotti), Rocco Capalbo (Don Michele), Giorgia Margherita Masseroni (Graziella), Nando Irene (Banditore).
Le scene girate nei Sassi, cuore pulsante della Capitale Europea della Cultura 2019, sono state realizzate anche grazie all’ausilio del gruppo di Voce Spettacolo, diretto dall’attore Walter Nicoletti.
Da tempo Giovanni Brancale e Estravago operano nel settore della produzione cinematografica con la realizzazione di alcuni film quali 'Salvatore Rabbunì' (2001), 'La Formula' (2003), 'Nel nome del padre' (2005) e 'Il Maestro e Margherita' (2011), che hanno riscosso un apprezzabile successo di critica e di pubblico. Ora questa nuova prova, che si collega all'opera di Brancale senior, i cui lavori lasciati coprono le vicende di due secoli, l’Otto e il Novecento, con una puntata, venata da tratti gotici, nell’età romana in 'Echi nella valle', pubblicato nel 1974. Per questo libro Carlo Levi, amico di Brancale, disegnò il bozzetto di copertina. 'Echi nella valle' ottenne il Premio della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Al 1977 risale invece la pubblicazione del romanzo 'Lettere a Michele', dedicato al medico santarcangiolese Michele Di Gese, che rappresenta il testamento spirituale dello scrittore. Inediti invece fino al 2007 'Il rinnegato' e 'Fantasmi che tornano' (2010) e i racconti che con 'Lettere a Michele' hanno completato l'edizione dell'opera omnia. Edita intanto quest'anno l'opera "Ai confini del sole. Giuseppe Brancale, romanziere della storia d’Italia", scritta da Ada Rita Cutrino. Edita da Ladolfi, si articola in sei capitoli: dopo il primo, che contiene i cenni biografici ed alcune indicazioni sulla formazione e sul pensiero dell’autore, tratte soprattutto dalle numerose lettere scritte da Brancale alla futura moglie, gli altri cinque sono dedicati ciascuno ad una delle opere dello scrittore. Giuseppe Brancale: “scrittore italiano della ricostruzione”; “scrittore della rinascita del Sud nel secondo dopoguerra”.




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