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| Anniversario Nitti: il percorso delle celebrazioni |
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14/11/2018 | La duplice occasione intorno alla quale si è organizzato il programma – centocinquanta anni della nascita nel 1868 e cento anni dalla formazione del Governo da lui presieduto nel 1919 – offre uno straordinario crocevia di memorie pubbliche e private capace di far intendere, con una intensità inedita, la ricchezza dell’esperienza intellettuale e politica di Francesco Saverio Nitti.
La scelta dei luoghi come filo conduttore di questo programma è stata motivata proprio da questa circostanza. Nulla più dei luoghi, infatti, che hanno fatto da sfondo alla sua vita possono fare da scenario e lasciar comprendere la sovrapposizione tra biografia e storia, tra sentimenti maturati nella vicenda personale e idee tradotte nella battaglia culturale e nell’azione politica.
La ricchezza della personalità di Francesco Saverio Nitti, nel quale vivono un originale economista e un coraggioso uomo politico, un convinto meridionalista e un europeo che dialoga su scala mondiale, uno scrittore efficace e un meticoloso organizzatore, trova la sua origine nella ricchezza delle sue vicende di vita e in attraversamenti di universi che dal Mezzogiorno contadino lo proiettano fino a quel palcoscenico doloroso e internazionale che è Parigi.
Ecco, dunque, che il programma prende le mosse da Melfi, il luogo della nascita, dei legami familiari, delle relazioni che la successiva politica, a lui poi deputato di Muro Lucano, renderanno più strette e non meno sincere. E che termina idealmente a Maratea, una Basilicata altra dallo spigoloso Mezzogiorno delle origini, e alla quale affida un illusorio progetto di quiete.
Tra questi due termini, Napoli, il luogo della formazione e dell’affermazione intellettuale. La protagonista delle prime grandi battaglie civili e del primo impegno politico, il naturale sviluppo di ciò che egli aveva compreso nella sua Basilicata, ma che aveva bisogno di essere accolto da quella che rimaneva, pur sempre, la grande capitale dell’antico Regno.
E poi Roma e Milano, capitali, a loro volta entrambe, di un’Italia dell’amministrazione e della produzione: aspetti di un paese moderno che Nitti coltiva con pari forza, sapendo quanto la pianta dell’uno come dell’altra sia, nell’Italia del primo Novecento, assai gracile. E infine Parigi, esilio inatteso e voluto, che diventa un osservatorio straordinario per riflettere su tutto quello che era accaduto in Italia come in Europa e tutto quello che può ancora accadere, se non si è pronti ad un agire che è morale, ancor prima che economico o politico. Parigi è l’Europa ed il mondo, con il quale Nitti dialoga attraverso corrispondenze private e pubblicistica di circolazione internazionale.
E come nei luoghi prima vissuti aveva compreso problemi che stringono da vicino l’attualità dei nostri giorni – il divario Nord-Sud, la fragilità della democrazia politica quando non è fondata sulla democrazia economica, cioè su un plausibile livello di eguaglianza sociale; le derive autoritarie alle quali l’Italia è facilmente esposta – così a Parigi egli vede i mali dell’Europa, le meschinerie nascoste nelle pieghe di una gloriosa civiltà, e ne sperava allora, come speriamo noi oggi, di evitarne la disgregazione.
Luigi Mascilli Migliorini
Presidente del Comitato scientifico della Fondazione Nitti
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