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| "Morire di calcio" Allarme in Basilicata mancano i medici |
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15/04/2012
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| Morire a ventisei anni inseguendo un pallone di calcio, dando libero sfogo ad una passione. Piermario Morosini è morto così, su un campo di calcio facendo quello che amava fare da sempre: giocare con un palloneo. Una passione unica che accomuna giovani e meno giovani anche in Basilicata dove tra Eccellenza, Promozione, Prima, Seconda terza Categoria e campionati giovanili sono migliaia i tesserati che ogni domenica calcano i campi «polverosi della nostra regione. Giocano e forse rischiano anzi sicuramente rischiano perchè nei nostri campi mancano del tutto le attrezzature di primo soccorso.
«In effetti - ha spiegato il presidente della Figc lucana, Piero Rinaldi - c’è poco da stare tranquilli. Non abbiamo nella nostra regione un numero di ambulanze tali da coprire i campi dove si giocano le partite ma, cosa più grave mancano anche quelle strumentazioni tipo il defibrillatore, che potrebbero consentire di avviare da subito un primo soccorso in caso di arresto cardiaco. Questo problema si è riproposto anche durante il Torneo delle Regioni, abbiamo dovuto chiamare i privati per assicurare l’eventuale assistenza ai giovani calciatori». Una constatazione grave quella del presidente che chiama in causa gli enti pubblici «per trovare una soluzione a questo problema che come abbiamo visato ieri con il povero Morosini, si può tradurre anche in una tragedia. È chiaro che al momento l’unica cosa che si può fare è quella di accelerare il più possibile la formazione dei dirigenti di club per un primo soccorso». Insomma è necessario un giro di vite sui campi della nostra regione per rendere sicura l’attività sportiva. Anche se tutto parte comunque dai controlli fatti a monte prima dell’inizio dei campionati per avere l’idoneità sportiva.
«I controlli sono accurati - ha spiegato il massimo dirigente della Figc lucana - tutte le società hanno l’obbligo di fare controlli preventivi sui tesserati parliamo sia del calcio giovanile che dei maggiori campionati regionali. Purtroppo a volte ci sono malattie congenite che non vengono visualizzate dai più comuni controlli come per esempio, parlando a livello professionistico, quanto è accaduto a Cassano. Contro queste cose si può fare ben poco se non sperare di superare la crisi. Tutti questi casi in così poco tempo non hanno una loro correlazione logica. È il destino». Un destino amaro, come quello di Morosini, che nonostante gli sforzi se n’è andato «giocando a calcio» la sua passione.
di SANDRO MAIORELLA
Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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