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Mitro: "A calciatori e arbitri insegniamo umiltà e rispetto""

24/12/2011



Da tre lustri la Basilicata fa da patria alla “Coppa Scirea”, famoso torneo internazionale under 16. Sui campi di Picerno, Acerenza, Genzano, Avigliano, passando per il materano con Grassano e Miglionico, fino alla sponda pugliese con Castellana, Altamura, Noicattaro, lo scorso giugno hanno sgambettato “i campioni in erba” di squadre italiane, quali Juve, Bari, Inter e, restando in tema nazionale, la sorprendente rappresentativa lucana, che si è misurata con coetanei di ogni lingua e Paese. Un "melting pot" del calcio, il calcio giovanile. Ma dove affondano le radici i calciatori che continuano la loro carriera? Nei vivai, nelle scuole calcio, che danno le basi a chi sceglie di indossare pantaloncino e maglietta per mestiere.
C’è poi, chi per merito e per fortuna, calpesta scenari più importanti, chi invece chiude il curriculum nei tornei regionali, ma tutti avranno un’esperienza comune: la gavetta nel settore giovanile. E dell’importanza di quest’ultimo ne parliamo con uno dei fautori dell’evento, Enzo Mitro, fischietto internazionale che oggi dirige una scuola calcio a Picerno : “Con grande soddisfazione da ben quindici anni in Basilicata riusciamo ad organizzare la Coppa Scirea, in memoria del grande campione che fu. Quest’anno la provincia di Potenza ha ospitato molte gare, ed è stato un passo avanti, dato che nelle edizioni precedenti si era dato più spazio alla provincia di Matera e alla Puglia”.
Lo slogan della manifestazione è: “Coppa Scirea, lealtà nello sport”. Cosa significa secondo te quest’abbinamento che non sempre va a braccetto?
Purtroppo nel calcio odierno la lealtà è sempre di meno, basti pensare al caso di Calciopoli e al calcio scommesse. Invece il calcio giovanile è ancora pulito, leale. Il settore giovanile fa la parte del leone in termini di lealtà sportiva, ecco perché bisogna crederci. La gente si è un po’ allontanata dal calcio proprio per questi casi, ma il settore giovanile è molto seguito, la soddisfazione più grande del torneo è stata vedere sempre le tribune gremite.
Come dice Rocco Papaleo “la Basilicata è un po’ come il concetto di Dio, ci credi o non ci credi”. Lo Scirea ha rappresentato anche un modo per far conoscere non solo calcisticamente questa terra alle volte misconosciuta?
“Certo, è stato anche un modo per promuovere il turismo in Basilicata. Tutte le strutture sono state all’altezza di accogliere anche le società straniere, che sono state pienamente soddisfatte anche sotto il profilo umano. Non a caso già per il prossimo anno abbiamo avuto richieste di altri comuni che vogliono partecipare alla manifestazione attivamente, tipo Venosa e Brienza. Vanno fatti dei sopralluoghi per ospitare società di un certo calibro, ma sicuramente allargheremo il cerchio, anche per far conoscere e visitare altri posti.
Tra i campioni in erba visti allo Scirea c’è stato qualcuno che ti ha particolarmente impressionato dal punto di vista tecnico- tattico?
Ci sono stati molti ragazzi molto bravi. Basti pensare che due di loro, dei quali non ricordo il nome, sono stati tesserati con il Manchester United ed il Barcellona, per non parlare della formazione della Juventus, che poi ha vinto il torneo. Non da meno la rappresentativa lucana. Lo Scirea è una vetrina importante, non a caso campioni come Del Piero e Marchisio a loro tempo vi hanno partecipato e poi sono giunti dove li vediamo oggi. Il calcio è come una piramide, alla base ci sono tanti blocchi, man mano che ci si avvicina alla punta diminuiscono.
La federazione del Colo-Colo ha impedito la partecipazione alla formazione under 16. Come hai giudicato questa decisone? Si è detto che lo abbia fatto per timore che club italiani potessero “corteggiare” i propri ragazzi. È vero?
In realtà il Colo- Colo aveva già presentato domanda di iscrizione al nostro torneo, ma un mese prima dello Scirea la formazione under 16 aveva già partecipato ad un torneo internazionale. In corso di svolgimento i ragazzi hanno commesso una bravata, mettendo in atto una fuga dall’albergo, non volendo più rientrare nella propria nazione. Per evitare che lo stesso episodio si verificasse in Basilicata, il presidente federale ha ritirato la squadra, impedendo oltresì di partecipare anche ad altri tornei.
Dove inizia e dove finisce, se finisce, la formazione di un giovane calciatore?
La formazione inizia proprio dall’insegnare a dare i primi calci ad un pallone, in senso letterale. Questo è possibile nelle scuole calcio, con istruttori competenti e qualificati, che si trovano di fronte un bambino al quale bisogna impartire l’abc del calcio, e non è facile, vista anche l’età particolare. Prima di fare calcio, bisogna fare formazione. Purtroppo noto che le scuole calcio nascono come funghi, e la cosa non è positiva. Io dopo anni da dirigente ho deciso di dedicarmi al settore giovanile, che come suddetto considero ancora pulito, e lo faccio seguendo in prima persona la scuola calcio a Picerno, affidandomi a persone che hanno giocato ad alti livello, quali Nicola Petrullo, Tonio e Giuseppe Catalano. Li ringrazio per come stanno facendo crescere la scuola calcio, e grazie al nostro lavoro nella squadra di Eccellenza di Picerno sono stati tesserati negli ultimi anni dagli undici ai quattordici ragazzi provenienti dal vivaio. La formazione è continua, non cessa con l’esperienza,
Quale consiglio senti di dare a chi si appresta ad iscriversi alla scuola calcio, visto che spesso capita che ci si perde per strada facendo altre scelte di vita?
Il primo consiglio è quello di affidarsi ad una valida scuola calcio, che segua il giovane calciatore dall’inizio dell’attività fino al campionato degli Allievi e che magari apra sbocchi in campionati maggiori. Poi, sicuramente i ragazzi di oggi dovrebbero tralasciare di più computer e piazze e dedicarsi con estrema volontà al calcio. È un impegno. Più che ai ragazzi mi sento in obbligo di consigliare alle scuole calcio di affidarsi a tecnici idonei, qualificati dal patentino che li contraddistingue.
Dai giovani calciatori, ai giovani arbitri. Essendo un ex – arbitro, il tuo consiglio per chi si iscrive al corso d’arbitro federale organizzato dalla Figc?
Sicuramente bisognerebbe mostrare meno presunzione e più disponibilità al dialogo. L’arbitro può sbagliare, accade nelle categorie minori come nelle maggiori, l’importante è ammetterlo. Due carte sono fondamentali: umiltà e rispetto, per se stessi e per gli altri. Questo è il mio motto, che ripeto sempre ai miei giovani calciatori.


LUCANIAGOL.it



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