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Lecco :Giro di Lombardia, Pozzovivo sesto

16/10/2011



“ Che gran fatica, meno male che è finita” così ci dice Domenico Pozzovivo, il furetto lucano della Colnago CSF Inox, al termine del Giro di Lombardia numero 105, dopo 241 chilometri di corsa. E’ stremato, ma contento per il sesto posto a soli 7 secondi dal vincitore Oliver Zaugg ed alle spalle di Ivan Basso. Ma è ancora più soddisfatto per l’ottimo finale di corsa di cui è stato protagonista assoluto nella rincorsa a Nibali che, a 20 chilometri dal lungolago di Lecco , sembrava ormai imprendibile.
E’ stato lui a dare la scossa al gruppo per l’inseguimento che, dopo più di cinque ore di saliscendi , ha portato allo sprint i migliori della giornata, nell’avvincente finale.
Che fosse in gran forma e molto determinato lo avevamo appurato in mattinata. Alla punzonatura in piazza Italia del Palazzo Lombardia, sede della Regione, in una breve chiacchierata, ci ha detto che avrebbe fatto di tutto per concludere nel migliore dei modi una stagione, tutto sommato, positiva che lo ha visto protagonista in più di una gara.

Promessa mantenuta, che fa onore a lui, ai suoi colori sociali e, di riflesso, anche allo sport della nostra regione. E proprio sullo sport in Basilicata ci siamo soffermati, prima che la Rai ce lo portasse via per le interviste di rito.

- La fortuna di avere un campione di ciclismo molto apprezzato a livello nazionale, ha aiutato la tua disciplina e lo sport in genere a crescere,nella nostra Terra?
- Sinceramente devo dire che tanto è si è fatto in questo settore, anche se i risultati non hanno pienamente soddisfatto le aspettative. Vedo con piacere e molto favore il Giro di Basilicata che, anno dopo anno,va conquistandosi un posticino al sole nel grande ciclismo e che serve, soprattutto ,da sprono ai giovani che amano questa disciplina che richiede enormi sacrifici e non assicura guadagni favolosi.
- Tu hai affrontato non pochi sacrifici per riuscire a raggiungere, è proprio il caso di dirlo, traguardi di valore assoluto. Pensi che i nostri ragazzi non si dedichino con sufficiente passione al tuo sport perché si sentono scoraggiati dal “lavoro” che li attende?
- Hai detto bene. Nel nostro campo non esistono mezze misure,nel senso che o dai anima e corpo in quello che fai o rimani l’eterno dilettante che si diverte a sgranchirsi le gambe la domenica. Per questo non si fa a gara come nel calcio.
- Ci sono,secondo te, altre cause che “frenano” i giovani ad inforcare le due ruote?
- Penso che da noi, nella nostra regione, manchi una educazione di base allo sport nel senso più lato,come carenti mi sembrano ancora gli impianti sportivi e le strutture tecniche ed istituzionali che dovrebbero essere determinanti per una pratica più sentita del ciclismo. Con questo non voglio dire che da noi si faccia niente, anzi, è da elogiare tutte le società ciclistiche che si dannano l’animo tra mille difficoltà, non solo finanziarie, ma anche burocratiche.
- L’esempio Pozzovivo può servire ad imprimere, una volta per tutte, la svolta decisiva per portare la nostra regione un passo più vicino alle altre?
- Io me lo auguro di cuore. Lo stesso cuore che ci spinge oltre ogni ostacolo.
- Come hai fatto tu sul Ghisallo? Dimmi la verità, tra una pedalata e l’altra,con il venticello gelido della giornata che “accarezzava” le ossa, con gli avversari che ti non mollavano di un centimetro, hai mai pensato, magari solo per un attimo, alle salite delle nostre strade, ai nostri boschi, al tuo paese?
- Ti devo essere sincero. Sulla cima del Ghisallo, prima della scollinatura verso valle, il suono delle campane della chiesetta posta proprio in cima alla salita, per un attimo mi hanno riportato tra i miei affetti più cari. In un certo senso, l’aver provato, quasi impercettibilmente, familiari sensazioni, mi ha dato ancora più forza, tanto che, in cuor mio, pur non essendo uno sprinter, speravo di giocarmela alla pari degli altri. Peccato, per soli 7 secondi. Ma sono contento lo stesso e ringrazio tutti gli appassionati e tifosi che durante il tratto finale della corsa, mi hanno sostenuto, applaudito e commosso non poco.
- Hai commosso anche tutti noi, caro Domenico, anche perché, lo speaker ufficiale, nel commentare la corsa, non una sola volta non ha fatto precedere il tuo cognome dall’aggettivo “ lucano”.

Il sole pian piano tramonta sulle placide acque di quel ramo del lago tanto caro a Renzo e Lucia,mentre noi “liberiamo” Pozzovivo, premurosamente asciugato dal sudore della esaltante fatica, a beneficio dei tanti colleghi in attesa.

Giovanni Labanca
Lasiritide.it


Nelle foto: Pozzovivo alla punzonatura, intervistato all’arrivo e con il nostro inviato.


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