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| Farenga premiato a Roma da Regione, Ussi e Lucani all'estero |
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7/10/2010
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| Non è vero che furono degli emigranti genovesi a fondare il Boca Juniors. O meglio: non furono solo dei genovesi, il Boca nacque anche grazie ad alcuni emigranti lucani. E’ venuto in Italia Juan Antonio Farenga, figlio di Juan Antonio senior, che il 3 aprile del 1905 fu tra i fondatori del club argentino. Ha scritto un libro, "Noi Boca", documentatissimo, con il quale racconta la vera storia che si nasconde dietro la nascita di uno dei club più famosi del mondo. Il nonno di Juan Antonio, Francisco Pablo, lasciò Muro Lucano nel 1848 e a soli 22 anni emigrò a Buenos Aires, come tanti lucani e meridionali di quella generazione. Quando suo figlio, nel 1905, tra mille difficoltà e ristrettezze fondò poi il Boca, lui da vecchio artigiano e falegname, si preoccupò di costruire le prime due porte del club.
La famiglia Farenga ha avuto dunque un ruolo centrale nella nascita del Boca e oggi Juan Antonio junior, invitato dalla Commissione regionale dei Lucani all'estero, non solo ha scritto il libro ma si è precipitato in Basilicata per conoscere la terra dove è nata la sua famiglia. Dopo essere stato nei giorni scorsi a Muro Lucano, ieri a Roma ha presentato il libro e raccontato questa bella e inedita storia alla presenza delle autorità regionali, nella sede della Regione Basilicata. Presenti anche il presidente dell'USSI Luigi Ferrajolo e il presidente del Gruppo lucano, Antonio Massaro.
Muro Lucano, intanto, ha deciso di intitolare il suo stadio al concittadino Juan Antonio Farenga. Il presidente dell'Ussi Basilicata, Antonio Massaro, che ha fatto gli onori di casa nell'incontro romano nel sottolineare la valenza dell'iniziativa promossa in sinergia tra Ussi e Commissione regionale lucani all'estero, ha evidenziato le capacità dei Farenga, nella fondazione del Boca Juniors, capacità che premiano l'impegno la tenacia e il lavoro dei lucani nel mondo.
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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