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Potenza: «Torniamo all’inferno per colpa di tutti»

11/07/2010



Dopo soltanto sei stagioni il Potenza sta per lasciare di nuovo il calcio professionistico. Ancora una volta non per demeriti sportivi dettati dal rettangolo di gioco, ma per le consuete inadempienze gestionali e finanziarie figlie di una realtà cittadina incapace di custodire il «tesoro» della Serie C. I tifosi rossoblu sono molto amareggiati e quasi meravigliati dal nostro incalzare giornalistico. «Si torna all’Inferno dove marciremo sicuramente per tanti anni – spiega stizzito Marco Labella riferendosi al possibile ritorno del Potenza in serie D – ancora una volta gli interessi di pochi hanno prevalso sulla passione e l’amore di tutti i tifosi del calcio. Sono molto deluso e come me tanti sportivi».
«Che sia serie D o Eccellenza non fa ormai più differenza – è il commento invece di Alessandro Rosa - la frittata è stata fatta per colpa di tutti. Bastava un piccolo sforzo per salvare la C2 e, invece, il Potenza ha ancora una volta trovato terra bruciata attorno a sé. Quanto è successo deve far riflettere sul fatto che la nostra città non merita niente». «Si è consumata di nuovo la vendetta di Zarathustra – dice invece Mario Restaino – ogni volta che il Potenza negli ultimi anni ha respirato qualcosa di importante, puntuale è arrivata la caduta. Le colpe sono di tutti ma soprattutto di un tessuto imprenditoriale incapace di supportare il calcio e ragionare come in altre regioni italiane». « La C2 andava difesa ad ogni costo. Condanniamo chi ha gestito questo club affossandolo di debiti e soprattutto quegli imprenditori che magari vorranno partire dai Dilettanti per fare il calcio a Potenza – spiegano Angelo Tancredi e Maurizio Grieco – è vero che non si può costringere nessuno a prendersi una squadra di calcio, ma il prossimo anno non vogliamo lamentele se in serie D o in Eccellenza a vedere le partite ci saranno solo i magazzinieri e i raccattapalle».
L’amarezza dei giovani è anche quella degli sportivi «storici che soffrono allo stesso modo. «Siamo alle solite - commenta Salvatore Serrano - quando c’è la necessità di mettere mani al portafoglio nessuno si fa avanti. Non c’è stato un imprenditore che abbia avuto a cuore le sorti del Potenza. Sono deluso. Perdere il professionismo è uno smacco per tutta la città». Parole dure trovano «sponda» nei commenti di tante persone. «C’è gente poco credibile intorno al calcio - spiega Sergio Statuto. Non esiste una classe imprenditoriale capace di fare calcio. Qui sono tutti pseudo tecnici. E così si perde una delle poche cose che in questa città riescono veramente ad aggregare le persone. Il calcio era più di un gioco, di una passione». c’è anche chi va oltre nel proprio pensiero. «Qui c’è gente che pensa solo al proprio tornaconto - commenta Giuliano Marotta - una situazione che non consente di creare i presupposti di solidità di una società di calcio. Del resto anche il periodo di crisi non aiuta a sperare nella salvezza del Potenza. Questo è un film già visto. Quando Postiglione disse che non saremmo mai falliti ho avuto timore. Con queste prospettive ci vorranno almeno 20 anni per ritornare almeno in C2». Dito
puntato sulla classe imprenditoriale e sull’ex presidente perchè spiga Michele Pace «qui si pensa solo ai propri interessi e non si vuole investire sul prodotto calcio. La serie D? Si e con chi alle spalle? Sarà difficile risalire la china».
MARIO LATRONICO SANDRO MAIORELLA
Gazzetta del Mezzogiorno




Due le ipotesi per il futuro la serie D o l’Eccellenza



Ormai l’addio al professionismo è una certezza. Manca solo l’ufficialità del Consiglio Federale per sancire l’ennesima pagina amare del calcio potentino. La decisione è attesa per venerdì prossimo immediatamente aver verificato e valutato i ricorsi presentati dai club (ventisei le posizioni in bilico) che sono stati già precedentemente «bocciati» dalla Covisoc, dalla Commissione criteri infrastrutture e dalla Commissione criteri organizzativi. Insomma almeno per il momento il Potenza saluta il calcio che conta anche perchè sembra abbastanza difficile che la società, stante l’attuale situazione e le tante «lacune» da sanare sotto il profilo economico-burocratico (fidejussione, liberatorie, debiti con lo stato e privati) si attivi per ricorrere al Coni, quindi al TAR e infine al Consiglio di Stato. Una «morte» annunciata da tempo, probabilmente dal giorno dell’arresto del proprietario del club, che comunque, poteva essere evitata utilizzando maggiore buon senso e la responsabilità necessaria nei riguardi di un intera città. Ma ormai discutere dei se e dei ma è tempo perso. Si poteva e si doveva fare qualcosa a tempo debito. Con i titoli di coda che ormai stanno scorrendo è semplicemente incoerente continuare a discuterne. A questo punto è fondamentale guardare avanti e capire cosa si deve fare per limitare i danni. Perdere il professionismo è stato un duro colpo non solo per i tifosi rossoblù ma per l’intera comunità potentina. Dunque è necessario superare lo choc e ripartire almeno dalla serie D. L’ipotesi plausibile anche se non certa al cento per cento. Postiglione ha confermato di aver già depositato domanda di iscrizione alla categoria e di aver ricevuto rassicurazione dai vertici della Lega Dilettanti. Rimane il fatto che per poter ricevere l’okay definitivo l’attuale proprietario dovrà in qualche modo sanare la situazione economica del club, fornire le garanzie necessarie pena la non accettazione della domanda d’iscrizione. Un rischio certo visto che lo stesso Postiglione ha più volte confermato di non poter onorare questi debiti. Per la D c’è comunque una seconda ipotesi legata ad una richiesta formale del sindaco Vito Santarsiero, che in caso di mancata iscrizione del Potenza Sport Club, può chiedere alla lega Dilettanti, di riservare un posto per la squadra del capoluogo. Gli esempi vicini non mancano (Avellino, Pisa, Lucchese) ma si trattava di società di Prima divisione. Per il Potenza è diverso. La società rossoblù è in Seconda divisione e la regola in questo caso non fornisce esempi se non quello della Pistoiese non ammessa al campionato. Insomma, non essendoci più il lodo Petrucci, il rischio è quello di dover ricominciare da un gradino ancora più basso: il campionato di Eccellenza. Il presidente della Figc regionale, Piero Rinaldi ha già confermato, che la sua struttura è disponibile « a patto che vengano rispettate le garanzie economiche». Insomma al momento il Potenza è tra la serie D e l’Eccellenza.

Sandro Maiorella


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