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| La Siritide alla presentazione di Benitez, nuovo Mister dell’Inter |
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16/06/2010
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| L’Inter avrebbe sicuramente voluto accogliere il nuovo allenatore con un sole radioso nell’incanto della Pinetina. Invece , stamattina, Rafael Benitez Maudes ha varcato per la prima volta i cancelli del Centro Sportivo “Angelo Moratti” in un clima uggioso, quasi autunnale, come se una strana maledizione avesse voluto rattristare un momento tanto atteso, un avvenimento che rappresenta ,senz’altro, uno spartiacque nella vita della Società e del diretto interessato.
Ci ha pensato il sempre generoso popolo nerazzurro a riscaldare l’atmosfera,con una presenza massiccia e rumorosa , a testimonianza del grande entusiasmo che ancora scorre nelle vene degli affezionati supporters della Beneamata, dopo la triplice conquista di titoli di appena un mese fa. Difatti, un bellissimo e coloratissimo striscione capeggiava all’ingresso con affettuose frasi rivolte al neo tecnico,con un “geniale” gioco di parole costruite sul suo cognome. Non meno impaziente ed entusiasta era la nutrita schiera di operatori dell’informazione schierata all’ingresso e a stento trattenuta dagli addetti al servizio d’ordine. Settanta giornalisti,compreso il vostro cronista de “ La Siritide”, trenta fotografi e 16 cameramen erano in attesa di incontrare il nuovo allenatore. Alle dodici, con lombarda puntualità, Rafel Benitez fa il suo ingresso in sala conferenze, accompagnato,quasi scortato, dall’amministratore delegato Ernesto Paolillo, dal direttore tecnico Marco Branca, pronto a concedersi alle domande di rito,sotto la regia sempre accorta e sapiente del capo ufficio stampa Paolo Viganò
Prima del “fuoco” delle interviste, il ben augurante rituale della consegna della maglia nerazzurra al nuovo allenatore da parte dei funzionari della Società, sotto il “crepitio” di flash e scatti, pronti ad immortalare un momento storico, l’inizio di una nuova era, quella di Raf Benitez, classe 1960, da Madrid.
Il benvenuto ,a nome della stampa, lo dà la simpatica Nagaja Beccalossi (bella figlia di Evaristo)di Inter Channel.
A giudicare dalla calorosa accoglienza, sembra che sia già entrato nei cuori dei tifosi. Si aspettava una cosa del genere, sin dal primo momento?
Devo essere sincero:mi ha molto colpito il comportamento dei tifosi, molto affettuoso per un nuovo tecnico appena giunto a Milano e per questo sono grato a tutti. Mi sia consentito di ringraziare il presidente Moratti e tutta la Società per avermi scelto e posto alla guida di una squadra forte e con una storia incredibile alle spalle.
Le aspettative, sia della Società che della tifoseria, sono tante, soprattutto dopo la fantastica stagione appena conclusa. Si rende conto del “peso” che avrà sulle spalle?
Mi sembra giusto che le aspettative siano tante. L’Inter è una squadra forte che ha, ormai, acquisito una mentalità vincente. Spetta a me fare in modo che questa rimanga tale nel tempo, perché non si senta appagata nemmeno dai freschi titoli vinti. Il mio lavoro sarà concentrato, in modo particolare, sull’aspetto psicologico, oltre che,ovviamente, tecnico. Quando i giocatori che hai a disposizione sono tanto bravi , il compito del loro allenatore è facilitato,ma, al tempo stesso , anche delicato se rapportato alle peculiarità umane di ognuno.
Vuol dire che, in definitiva, avrà molta cura dei rapporti personali con i calciatori?
In un certo senso,è così. La mia premura è di comprendere al meglio il carattere di ognuno, individualmente,non tralasciando anche gli aspetti “familiari”, che sono una componente assai importante per il comportamento stesso dei giocatori. Attuerò una specie di conoscenza “individualizzata”, in modo che possa pretendere ed ottenere da ciascuno il massimo impegno in campo.
Insomma, rapporti più sereni, in modo da evitare anche casi spiacevoli come quello di Balotelli?
Non mi piace trattare argomenti che appartengono alla passata gestione. Io guardo al mio lavoro e al centro di essi ci sarà,prima di tutto, l’uomo.
Nella gestione di Mourinho, sembrava che la squadra vivesse in una specie di caserma: tutti pronti a rispondere “obbedisco” e a stare sugli attenti, senza troppe possibilità di replica. Sarà ancora cosi?
Con me non di certo. Ribadisco, comunque, che una certa disciplina sia necessaria, come in ogni forma di vita sociale. Il segreto sta nel non imporla, ma di ottenerla ugualmente con le buone maniere, per il bene di tutti. Penso che,con la collaborazione sentita, si possa raggiungere il necessario ed auspicato equilibrio per il buon andamento della squadra. Ogni giocatore deve trovare in me il suo fratello maggiore con cui confidarsi e di cui fidarsi.
Lasciando il Liverpool , ha provato “dispiacere”?
Io alla squadra ed alla città ero e sono profondamente affezionato, perché abbiamo lavorato nel reciproco rispetto, favorito anche da un clima sportivo molto meno assillante di quello italiano. In Italia, non si finisce mai di parlare di calcio, nemmeno al mare, in vacanza e questo tiene sempre in tensione gli addetti ai lavori.
Ha in mente di apportare cambiamenti tattici nel gioco della “sua” Inter e chiederà alla Società altri giocatori?
Io non farò nessuna rivoluzione, perché non ne vedo le ragioni. Cercherò di migliorare alcune cose nei vari reparti, anche per dare una “mia”impronta al gioco dell’Inter. Per nuovi giocatori, ne parleremo con il presidente (sorrisi di Branca e Paolillo). Ogni reparto è ben coperto, ma ciò non toglie che potrà essere rafforzato.
Si parla con insistenza dell’arrivo di un “campione” a lei tanto caro e della cessione di Maicon.Come stanno le cose?
Non sono ancora arrivato e non posso “dettare” condizioni di mercato. Siete voi a fare pronostici e non sempre indovinate. Maicon è un grande campione ed un uomo formidabile e non vorrei vederlo giocare con un’altra maglia.
L’Inter darà spettacolo o mirerà ai tre punti?
Il concetto di bel gioco è soggettivo. A qualcuno può sembrare spettacolo a qualcun altro, no. Io,come allenatore, penso a fare più punti possibili anche con il bel gioco per accontentare il palato fine dei nostri tifosi e anche le vostre aspettative. Vedremo di conciliare le due cose.
Il suo contratto è biennale. Non sono pochi due anni per “forgiare” la sua Inter?
Per il momento va bene così. Il futuro è tutto da scrivere e molto dipende anche dai risultati che otterremo. Io sono sicuro che con me l’Inter andrà ancora lontano. Pensiamo,per esempio, ai prossimi impegni di Super Coppa Europea e Super Coppa Italia. Sono due obiettivi che voglio raggiungere e consegnarne i trofei alla prestigiosa bacheca della Società.
Lei, nel Liverpool, come dicono le statistiche, ha effettuato ben novantanove cambi,presentando tante formazioni diverse. Perché?
Intanto,ci sono stati allenatori che ne hanno fatto più di me. Il cambio è il necessario turnover per affrontare due partite a settimana, altrimenti non puoi giocare campionato e Coppa dei Campioni. Non è una debolezza, ma una precisa scelta tattica.
Il suo predecessore ha fatto blindare l’impianto della Pinetina, offuscandolo alla vista dei tifosi che erano abituati ad assistere tranquillamente agli allenamenti. Poche sono state le occasioni di assistervi. Lei proseguirà con questa regola ferrea e proibitiva e terrà ancora lontani l’affezionato popolo nerazzurro, voglioso di raggiungere la Pinetina e di stare vicino ai giocatori anche durante la settimana?
Sicuramente no ! Anche per loro rispetto, allenteremo la morsa e daremo ancora la possibilità di assistere agli allenamenti, salvo nelle giornate decisive e dedicate alla tattica di gioco, in preparazione della partita. Anche qui,dovremo trovare il giusto equilibrio e penso che con la collaborazione di tutti, ci riusciremo.
I suoi pregi ed i suoi difetti?
Domanda difficile. Come tutte le persone, anche io ho pregi e difetti, ma non li dico. Li scoprirete in questi anni che ci vedranno sempre in contatto, con reciproca stima. Mi auguro che saranno molto di più i pregi.
Davanti a tutti, faccia una promessa solenne a Moratti ed al popolo nerazzurro con cui sembra già in sintonia.
Al presidente Moratti, per il quale nutro massima stima ed ammirazione, prometto ancora vittorie importanti, per questo mi ha scelto e per questo ho accettato. Ai tifosi chiedo,intanto, comprensione se qualche volta sbaglierò anche io. Stiano pur certi, però, che il mio impegno sarà massimo,come penso saranno il loro tifo ed incitamento, perché insieme vogliamo e possiamo raggiungere tanti altri prestigiosi traguardi, degni di una grande squadra e di una splendida Società.
Come sempre accade in occasioni simili, le domande sarebbero ancora tante,ma il tempo stringe anche per mister Benitez. Si è fatto tardi. Il futuro ci dirà sicuramente che Moratti ha fatto bene a scegliere un uomo diverso da Mourinho, entrato subito nelle simpatie, oltre che dei tifosi,anche della stampa, da cui non avrà nulla da temere se avrà di essa il rispetto dovuto.
La mattinata volge al termine.
Prima del commiato, però, è d’obbligo un ben augurante brindisi con prosecco di prima qualità con dirigenti e giornalisti, stavolta ben rifocillati con prelibatezze di altri tempi, ben accette dai “famelici” ed insaziabili operatori dell’informazione.
Al levar dei calici, il personale nostro saluto al “senor “ Rafael Benìtez Maudes :”buena suerte”.
Giovanni La banca
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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