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"Il mio Potenza", per una nuova stagione

15/05/2010



Noi ci siamo e ci auguriamo di esserci sempre, nel bene e nel male. Noi amiamo Potenza, la città, le sue sfaccettature, i suoi particolari e vorremmo renderla più vivibile, più bella, più accattivante. Non è tifo da Curva, è solo il desiderio vivo di un gruppo di amici che intende fare qualcosa di nuovo di più propositivo nell’interesse della qualità della vita nel Capoluogo. C’è dibattito, acceso, vivo, dinamico all’interno dell’associazione il mio Potenza. Ci sono opinioni, per forza, diverse su come organizzare o meno un evento, ma alla fine come in tutte le democrazie vince chi ottiene la maggioranza dei consensi. Ci sono uomini e vorremmo anche donne, ma purtroppo ancora oggi nessuna ci ha onorato della sua presenza, in grado di “inventarsi” nuovi scenari, di accendere il grande serbatoio delle idee. Siamo aperti a tutti a parte che si giochi a carte scoperte, senza bluff, senza taroccamenti. Opinioni diverse, ma un comune denominatore: l’amore per il rosso ed il blù. Per tutte le squadre: dal calcio al tennis tavolo che portano in alto il nome di Potenza, senza classifiche, senza pregiudizi, senza preclusioni per nessuno. A patto, ripetiamo, che si giochi in maniera corretta, senza inganni. In questo momento, come è giusto che sia, l’attenzione è particolarmente concentrata sulla vicenda calcistica del Capoluogo. Le notizie che girano, attinte dai giornali e non solo, ci sembrano particolarmente cattive. Non sappiamo se, chi e in che modo si accollerà l’immane fardello di un calcio che sembra in uno stato di come irreversibile. Di fronte a questo scenario che continua a perpetrasi con cadenza quinquennale, ci troviamo impreparati. Il miracolo (ma Dio ha altro a cui pensare), ci sembra forse l’unica alternativa. Ma oggi, con la crisi dominante, senza tornaconti, in un calcio che diventa sempre più affare dai risvolti indecifrabili, non crediamo (saremmo felici di essere smentiti) ci sia qualcuno disposto a sacrificarsi per il gusto di disputare un campionato di seconda divisione. Siamo sconcertati, amareggiati e delusi, questa è la verità. Lo fossimo stato allo stesso modo se fosse capitato alla maggiore squadra di pallacanestro e alla ultima delle squadre di calcio della nostra città. Il Potenza però è diverso, è espressione di un popolo, è aggregazione, è dibattito. Non sappiamo, se calerà il sipario, di cosa parleremo il prossimo anno, magari della serie B, dello spareggio di Bari, fatti letti e riletti, triti e ritriti che specialmente ai giovani importa meno di un film della serie Bonanza. Il desiderio sarebbe quello di ritrovarci al Viviani, in seconda divisione, o in prima categoria non ha importanza. Se si pongono le basi, se si traccia un percorso credibile, se chi deciderà di dare vita ad una nuova fase calcistica del capoluogo, vorrò interloquire con noi, vorrà programmare senza furbizie, senza doppi fini, ma solo nell’interesse della nostra città, saremmo felici di adoperarci. Ma vogliamo vederci chiaro, vogliamo capire con chi e in che direzione si è disposti a viaggiare. Abbiamo avuto contatti con gente che vorrebbe iniziare un nuovo percorso, costringendo la platea



potentina per qualche stagione a spettacoli meno pirotecnici rispetto a quelli del terzo o del quarto torneo più importante, potrebbe anche questa essere una se non l’unica strada percorribile. Ma noi non vogliamo forzare la mano, vogliamo essere soggetti attivi e attenti alle evoluzioni o alle involuzioni. Attendiamo per poi intervenire, sempre se qualcuno ci convocherà, o si ricorderà di noi. Certo il tempo è tiranno, le lancette dell’orologio battono inesorabili l’ora delle grandi e piccole decisioni, noi attendiamo convinti di potere recitare un ruolo di garante nell’interesse dei nostri tifosi e della città.


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