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| Ecco cosa potrebbe succedere se il Potenza Sc «scomparisse» |
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13/05/2010
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| Cosa succederebbe se il Potenza Sc non dovesse iscriversi al campionato di Seconda categoria? Ipotesi numero 1: il Potenza s’iscrive a un campionato di Eccellenza o Promozione e, dopo aver ottenuto le autorizzazioni necessarie (ma non scontate) dalla Figc nazionale, vi partecipa in un atipico girone a 17. Ipotesi numero 2: si abbandona completamente la strada Potenza Sc, rivolgendo la propria attenzione iscritte ai campionati dilettanti regionali ci s’accorda con un’altra società (Atletico Potenza di Promozione? Fortis Murgia di serie D?), con una programmazione e situazioni di bilancio diverse e meno gravose. Questo l’incrocio che si presenterà sulla strada dei dirigenti che non vogliono far morire il calcio a Potenza, qualora gli attuali incubi dovessero diventare realtà.
Il presidente del comitato regionale Figc, Piero Rinaldi, lascia aperta ogni porta anche se ammonisce: «Qualora la dirigenza del Potenza Sc non trovi i soldi per la Seconda Divisione – le parole del numero uno del calcio lucano – dovrà confrontarsi con la Figc nazionale per discutere la collocazione della società rossoblu in un campionato regionale, ma tenendo d'occhio anche i debiti. Noi prenderemo atto della decisione degli organi». Scartata l’ipotesi di iscrizione del Potenza Sc alla Terza categoria: a che pro, visto che le pendenze resterebbero e il cammino verso il professionismo si allungherebbe?. Il collettivo del capoluogo si collocherebbe come un incomodo dispari in uno qualsiasi degli altri campionati. E dunque un campionato regionale a 17 squadre al via. «È necessario precisare che, in caso di rinuncia al Potenza alla Seconda divisione, non ci sarebbero meccanismi a scalare: il suo posto non verrà dunque preso automaticamente da un’altra squadra lucana» chiarisce Rinaldi.
L’altra ipotesi è ripartire dalla Fortis Murgia o dall’Atletico Potenza «se ci fosse un disposto della Figc, in virtù di una richiesta formale in cui il Potenza Sc chiede di sparire».
ANTONINO PALUMBO
Gazzetta del Mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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