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| Postiglione in Tribunale all’appello sulla «mafiosità» |
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8/04/2010
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| È stato il suo primo ritorno in pubblico dalla mattina del 23 novembre 2009. Ieri Giuseppe Postiglione si è recato al Tribunale di Potenza per assistere alla discussione degli avvocati difensori all’«appello sulla mafiosità» presentato al Riesame dal Pm Francesco Basentini.
Postiglione, «libero e senza scorta», così come autorizzato dal giudice, non era l’unico ad assistere all’udienza. Con lui c’era Pasquale Giuzio, Michele Scavone e Aldo Fanizzi, tutti interessati alla vicenda giudiziaria.
E ieri sono stati tre i difensori ad esporre le loro ragioni chiedendo al collegio composto da Antonio Cantillo, Federica Villano e Marco Del Vecchio di ri gettare le richieste del Pm. Richieste che per l’avvocato Pasquale Bartolo, difensore di Alessandro Scavone, non sarebbero proprio ammissibili. Il legale ha spiegato come il Pm abbia presentato appello nell’ultimo giorno utile, il decimo, ma dopo le 17, ossia dopo l’orario di chiusura delle cancellerie. E citando alcune sentenze di Cassazione ha sostenuto che in base all’uguaglianza tra accusa e difesa, a cancelleria chiusa la Procura non potrebbe più proporre appello, così come i difensori.
Eccezioni di diritto processuale anche dall’avvocato Gaetano Basile, difensore di Pasquale Giuzio e Michele Scavone. Ancora una volta sulla scorta di sentenze di Cassazione, Basile ha sostenuto l’inammissibilità dell’appello del Pm per carenza d’interesse. Il Pm, ha spiegato, può ricorrere solo quando la misura cautelare chiesta è negata e non, come nel caso in oggetto almeno per quanto riguarda le persone finite in carcere, quando è accolta pur se con diversa qualificazione del reato. E Basile ha anche insistito sulla mancanza dei connotati di intimidazione diffusa, assoggettamento e omertà senza i quali non sarebbe possibile parlare di contesto mafioso.
E che a qualificare l’eventuale associazione mafiosa non basterebbe la sola presenza di Cossidente lo ha spiegato anche il difensore di Postiglione, l’avvocato Donatello Cimadomo, ripercorrendo gli episodi contestati, evidenziando i dubbi sulla loro ricostruzione e esprimendo i propri dubbi sulla connotazione di «natura mafiosa» degli stessi.
GIOVANNI RIVELLI
Gazzetta del mezzogiorno |
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Non con i miei soldi. Non con i nostri soldidi don Marcello CozziParlare di pace in tempi di guerra è necessario, ma è tardi.
Non bisogna aspettare una guerra per parlarne. Bisogna farlo prima.
Bisogna farlo quando nessuno parla delle tante guerre dimenticate dall'Africa al Medio Oriente, quando si costruiscono mondi e società sulle logiche tiranniche di un mercato che scarta popoli interi dalla tavola dello sviluppo imbandita solo per pochi frammenti di umanità; bisogna farlo quando la “frusta del denaro”, come ...-->continua
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